La Cremonese ad Arezzo ha schierato l'undici titolare più 'anziano' delle prime sei giornate di campionato. Da qui, una riflessione: la linea verde annunciata in estate è davvero in atto? Abbiamo effettuato un'analisi di questo inizio di campionato e, dati alla mano, ne è uscito il seguente quadro: i giovani giocano circa un minuto su quattro e incidono sul risultato, ma la percezione è che si vedano meno di quanto ci si potesse aspettare.
Di seguito le nostre (lunghe) analisi e riflessioni.
Nella gara giocata sabato scorso ad Arezzo, terminata con un deludente pareggio a reti bianche, la Cremonese ha schierato l'undici titolare più anziano di queste prime sei giornate di campionato: 29,5 anni di media, con un solo giocatore della lista under 23 in campo dal primo minuto: Nasti. Un dato che pesa ancora di più se letto accanto al resto del campionato.
Non si tratta infatti di un episodio isolato. La Cremonese ha un'età media di 28,0 anni, calcolata sui minuti realmente giocati: la sesta più alta della Serie B, contro i 26,8 della media del campionato. Sono più giovani ben quattordici squadre su venti: dalla Carrarese (24 anni di media) al Mantova, secondo in classifica (25,1 anni di media). Solo Benevento, Vicenza, Entella, Sampdoria e Palermo hanno una rosa più matura. L'età non fa la classifica, sia chiaro: il Palermo capolista è il più anziano di tutti, ma dice molto dell'identità di una squadra e, in prospettiva, delle politiche annunciate da una società di calcio.
Nella conferenza stampa di inizio stagione, l'U.S. Cremonese aveva indicato una direzione chiara: linea verde e sempre più spazio ai giovani della rosa, con un occhio di riguardo in particolare al vivaio. Il mercato ha seguito quella strada. Sono arrivati Adin Ličina (2007) e Fellipe Jack (2006), entrambi in prestito secco, oltre a Tommaso Berti (2004), unico giocatore dei tre di proprietà. Sono inoltre rientrati dai prestiti David Stückler (2004) e Dachi Lordkipanidze (2005) e la società ha poi scelto di tenere Marco Nasti e Yuri Rocchetti, entrambi del 2003. Una scelta in qualche modo incentivata dalla lista under 23 della Serie B. Infine, Adrian Lickūnas e Simone Lottici Tessadri, entrambi classe 2006, sono stati promossi in pianta stabile dalla Primavera alla prima squadra.
Un ringiovanimento dichiarato e confermato, in linea di massima, con le operazioni di mercato effettuate dal direttore sportivo, Cristian Botturi, arrivato in grigiorosso la scorsa estate - A dirla tutta, ci saremmo aspettati qualche ulteriore innesto giovane, considerando proprio il suo trascorso con Mantova, Pro Sesto e Brescia e la valorizzazione di giovani provenienti dalle categorie inferiori. Ma non abbiamo ragioni di lamentarci, sulla carta, del lavoro svolto. Quantomeno finora.
Tuttavia, dopo sei giornate di campionato, è lecito chiedersi se la linea giovani sia davvero in atto. Magari lo è ancora, e questo momento di flessione 'anagrafica' dopo sei partite e due mesi dall'inizio del campionato è dettato esclusivamente da scelte tecnico-tattiche contingenti e non strutturali, per garantire e orientare gli equilibri interni (anche in ragione della piaga infortuni). Non è certamente questo il momento di giudicare o di tirare le somme, sia chiaro. Il campionato è ancora molto lungo e non mancheranno le occasioni per schierare i giovani, soprattutto avendo in panchina un mister come Fabio Pecchia. Tuttavia, è opportuno tenere monitorati gli andamenti delle scelte, per verificare - numeri alla mano - se le dichiarazioni di principio della società saranno poi effettivamente tradotte in scelte concrete.
A tal proposito: siamo sempre in attesa di sapere quale sia l'obiettivo concreto della Cremonese questa stagione. Siamo rimasti a un generico «terremo alta l'asticella» pronunciato da Botturi e Armenia in estate, al quale è seguita la recente dichiarazione di Bonazzoli di «volere vincere il campionato». Il combinato disposto di questi elementi - linea giovani e obiettivo quantitativo della Cremonese questa stagione - è, tra gli altri, l'elemento sul quale saranno giudicati dirigenti e calciatori grigiorossi a fine anno. Nella misura in cui siamo convinti valga sempre la regola: un obiettivo è tale solamente se misurabile, altrimenti resta solo una generica aspettativa, totalmente scevra da responsabilità (e quindi troppo comoda). Della serie: onori e oneri del comando.
Torniamo all'analisi dei numeri (interpretabili quanto vogliamo ma che non mentono mai).
Considerando come giovani gli under 23, sulla base di quanto previsto dal regolamento della Serie B - vale a dire i nati dal 1° gennaio 2003 in avanti - in sei giornate di campionato, i cosiddetti 'under' hanno giocato il 26,6% dei minuti totali disponibili; più o meno uno su quattro, e sono stati schierati come titolari 16 volte su 66. Di contro, i giocatori nati nel 1996 o in anni precedenti hanno giocato il 42,7% dei minuti; vale a dire quasi due su cinque, con 28 titolarità.
Al di là del dato strettamente numerico, quello che fa riflettere è come la 'quota giovani' nelle ultime partite non stia crescendo. Partendo dalla prima di campionato a Empoli, ai giovani è andato circa un minuto su sette nelle successive partite contro Modena, Padova e Cesena; con l'Entella circa uno su tre, mentre ad Arezzo di nuovo uno su sette. Ličina nell'ultima partita, è entrato per 23 minuti e Tommaso Berti per 36.
Addirittura, sono rimasti ai margini proprio alcuni volti del rinnovamento estivo: escluso Stückler per ragioni legate ai ripetuti infortuni a entrambe le caviglie, in campionato hanno avuto un impiego molto limitato Fellipe Jack (20 minuti) e Lordkipanidze (45 minuti), mentre Lickunas è stato schierato a sorpresa contro il Modena e poi non è più sceso in campo. Lo stesso Lottici Tessadri - promessa indiscussa del vivaio - ha ripreso il minutaggio a partire dalla gara contro l'Arezzo per la prima volta da quando è arrivato Pecchia in panchina. La tendenza è quindi chiara: al momento, i giovani non rappresentano un fattore, diversamente da quanto annunciato.
Così come è chiaro un altro elemento che emerge dai numeri: i giovani che giocano, alla fine, incidono. Prendiamo l'esempio di Ličina, 19 anni, il più giovane della rosa: non solo ha messo insieme 240 minuti, segnando un gol e realizzando un assist contro il Padova, ma con lui in campo la Cremonese ha segnato tutti e cinque i gol del campionato (senza dimenticare il bellissimo gol in Coppa Italia contro il Parma). Per non parlare dello stesso Berti, autore dell'assist che ha portato Vandeputte al 3-1 contro il Padova.
Il dato più chiaro viene dal confronto tra le partite, tenuto conto della dimensione ancora ridotta del campione statistico. Con quattro giovani titolari (contro Padova, Cesena ed Entella) la Cremonese ha conquistato cinque punti e realizzato cinque gol. Al contrario, con uno o due giovani in campo (contro Empoli, Modena e Arezzo) ha conquistato un punto e non ha realizzato nessun gol.
Resta quindi da capire se la decisione presa ad Arezzo dal mister di affidarsi ai giocatori più esperti sia stata una scelta tecnica o una necessità. Le assenze hanno sicuramente pesato: Vogliacco, Gerli, Pontisso e Bonazzoli, titolari abituali, non hanno giocato, e con Baschirotto adattato a terzino ed Elia costretto a fare lo stesso, la squadra ha dovuto reinventarsi. Berti e Ličina, ricordiamo, non erano al top.
Necessità, dunque, ma non del tutto. Partire con Berti in panchina è stata una scelta discutibile: nessun bollettino medico lo inquadrava come infortunato o debilitato, quindi era in piena forma fino a prova contraria. Lo stesso Ličina, autore degli unici spunti di qualità, ha giocato solamente 23 minuti: probabilmente, visto l'andamento del match e al netto di valutazioni che non conosciamo relative alla condizione del problema al polso, sarebbe potuto entrare prima.
In sintesi, per concludere.
Probabilmente la linea verde è percepita in misura inferiore rispetto a quanto non sia realmente presente, perché al momento si basa su pochi nomi e vede poco coinvolgimento del potenziale di cui dispone la Cremonese. È una valutazione comprensibile, da un lato, visto anche il momento della squadra e la classifica complicata, ma i dati, come abbiamo visto, confermano che i giovani della Cremonese sono validi e utili alla causa.
Naturalmente, bisogna crederci.
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