Si è tenuta oggi, al Centro Arvedi, la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore sportivo della Cremonese, Christian Botturi, chiamato a inaugurare la fase di ricostruzione dopo la retrocessione. In apertura, il direttore generale Paolo Armenia ha voluto ringraziare Simone Giacchetta per il lavoro svolto negli ultimi anni, prima di entrare nel merito della nuova direzione. «Ripartiamo con fiducia ed energia, lasciandoci alle spalle una retrocessione che fa male. Dobbiamo guardare avanti con determinazione».
Armenia ha presentato Botturi come una scelta «valutata con grande attenzione», un dirigente con esperienza ampia e trasversale, «abituato a lavorare con il budget e dotato di «carisma, personalità ed energia positiva». Il passaggio più netto è arrivato quando il dg ha delineato la linea societaria: la Cremonese sarà costruita su chi sceglierà di restare e di sposare il progetto. E qui il messaggio è diretto, quasi chirurgico, rivolto ai giocatori di proprietà che non vogliono scendere in Serie B: «se volete andarvene, va bene, ma non succederà senza un equo indennizzo». Chi non intende restare dovrà comunicarlo apertamente al ds, sapendo che la società dovrà essere in qualche modo indennizzata per l’investimento fatto. Una posizione chiara e coerente, che ci trova molto d’accordo.
Accanto ai confermati, ci sarà spazio per i giovani: non solo quelli individuati dal mercato, ma soprattutto quelli del vivaio. Armenia ha citato Stuckler, destinato a far parte stabilmente della prima squadra, ribadendo che la strada dei giovani è «obbligata» e strategica, perché porta patrimonio e sostenibilità. Tra i profili citati: Triacca, Lottici Tessadri, Gabbiani. L’obiettivo è ridurre progressivamente il peso economico della famiglia Arvedi, aprendo un percorso nuovo, più sostenibile e più coerente con il futuro della società. Nessun proclama: «Vogliamo fare un buon campionato», ha detto Armenia, ricordando le difficoltà tipiche delle squadre retrocesse e le “tossine negative” che la Cremonese si porta dietro in qualità di retrocessa.
Un passaggio importante è stato dedicato alla comunicazione, tema diventato centrale dopo le critiche dell’ultima conferenza stampa — critiche che proprio noi di SportGrigiorosso non abbiamo esitato a sollevare. Armenia ha riconosciuto la necessità di migliorare, parlando di «riflessione aperta» e garantendo maggiore disponibilità al confronto: «Meglio parlarci prima che ritrovarci sui giornali con informazioni errate».
Bene, apprezziamo sinceramente le parole del dg Armenia. Rimando però la valutazione nel merito alla prova dei fatti: voglio prima vedere cosa e come deciderà di cambiare in termini di modalità di comunicazione la Cremonese nelle prossime settimane e nel corso del campionato.
IL PROGETTO BOTTURI: I QUATTRO PILASTRI DELLA NUOVA CREMONESE
Poi la parola è passata a Christian Botturi, il quale ha raccontato l’emozione della chiamata, il viaggio da Brescia, la stretta di mano con il Cavalier Arvedi: «Mi ha trasmesso passione ed energia. Sono uscito dal suo ufficio carico come una molla». Ha riconosciuto di arrivare in un momento «emotivamente delicato», ma ha chiesto di considerare la retrocessione come passato: «Qui e ora costruiamo il futuro».
Il nuovo ds ha quindi delineato i quattro pilastri della nuova Cremonese:
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Competitività — Chi veste il grigiorosso deve essere consapevole di rappresentare una proprietà vincente, esigente, abituata a chiedere il massimo ogni giorno. «Io per primo devo rispettarla», ha detto Botturi.
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Valorizzazione dei giocatori attuali — La Cremonese non tratterrà nessuno controvoglia. «La Serie B è lunga e faticosa: possiamo avere anche giocatori di categoria superiore, ma se non sono mentalizzati, non vanno bene».
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Giovani e Under 23 — La proprietà ha chiesto di lavorare con attenzione sui giovani italiani, sugli Under 23 e sui profili esteri. Particolare attenzione al settore giovanile: «Stuckler non parte in ritiro con la prima squadra: fa parte della prima squadra». Citati anche Triacca, Lottici Tessadri, Gabbiani e altri profili da valutare.
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Linea tecnica chiara — Dare una direzione, costruire un’identità, scegliere profili coerenti con il progetto.
Il collante di tutto è la trasmissione dei valori: resilienza, lavoro, umiltà, concretezza. «Chi verrà allo Zini — ha detto — vedrà una squadra che suda la maglia e resta compatta. I risultati li dirà il campo, ma i valori saranno il nostro tratto distintivo».
LE DOMANDE DELLA STAMPA
La conferenza stampa è poi proseguita con il tradizionale giro di domande della stampa locale presente. Le domande di SportGrigiorosso sono le numero 5 e 10.
1. Nodo allenatore: avete già deciso chi guiderà la Cremonese?
Botturi ha spiegato di aver incontrato Giampaolo ieri, ma di voler condividere valutazioni e impressioni con la proprietà nel weekend e a inizio della prossima settimana. «L’allenatore è una figura fondamentale. Una volta scelto, apriremo il processo tecnico alla squadra».
2. La rosa attuale può essere la base da cui ripartire?
Il ds ha confermato di aver parlato con alcuni giocatori e agenti, ma ha preferito non sbilanciarsi: «Potenzialmente potremmo avere uno zoccolo duro, ma il problema è la mentalità. Chi resta deve avere la Cremonese addosso e spirito di rivalsa».
3. Da esterno, come percepisce la Cremonese nel calcio italiano?
«Non dico isola felice, ma una realtà dove si possono costruire progetti di lungo periodo. Qui non è una società come le altre: è la società».
4. Cosa porta da Mantova?
«Ogni esperienza insegna. Non mi snaturo: resto me stesso».
5. Comunicazione: ci sarà un cambio di linea anche da parte sua?
La domanda è diretta: la vedremo più spesso parlare con la stampa locale, in conferenza stampa e nei momenti difficili?
E ancora: pensa che un modo per iniziare a ricucire il rapporto con i tifosi possa essere quello di riprendere la buona pratica — abbandonata da anni — della presentazione pubblica della squadra con un evento ad hoc?
Botturi ha risposto: «Io rappresento la società. Non ho nulla da nascondere. Dirò sempre la verità. Starà anche a me dare messaggi alla piazza».
6. Perché ha scelto Cremona?
«Quando Arvedi mi ha chiesto se fossi contento di diventare ds della Cremonese, ho capito che era la scelta giusta».
7. L’allenatore dovrà credere nei giovani?
«Assolutamente sì. È una priorità».
8. Il settore giovanile come base del nuovo ciclo?
«La Cremonese non deve fare bene: vuole fare bene. Volere significa progettualità».
9. Le insidie della Serie B?
«È un campionato equilibratissimo. Servono valori, altrimenti diventa un caos».
10. Obiettivi stagionali: quali sono?
«Non faccio promesse. Costruiremo una squadra competitiva. Gli obiettivi li capiremo strada facendo».
UNA CREMO CHE CAMBIA, MA NON LO DICE ABBASTANZA
Ci sono però due punti che lasciano qualche ombra, ed è impossibile ignorarli. Il primo riguarda la chiarezza degli obiettivi. Alla domanda (n. 10) su quale fosse l’obiettivo quantitativo per la prossima stagione, Botturi ha scelto la prudenza, evitando di indicare un traguardo preciso. Una scelta comprensibile, ma che rischia di generare un disallineamento pericoloso tra società e tifosi.
Perché se da un lato la Cremonese annuncia con decisione di voler aprire un ciclo nuovo, fondato sui giovani, sulla sostenibilità e su una mentalità diversa, dall’altro lato la piazza arriva da anni in cui il club è stato protagonista: due promozioni in Serie A, una finale playoff, una semifinale di Coppa Italia. È un pubblico che ha visto la squadra crescere, competere, sorprendere, e che oggi si ritrova davanti a un progetto che chiede tempo, pazienza e capacità di accettare gli inevitabili scossoni e tutte le possibili insidie e rischi che un percorso basato sui giovani porta con sé.
Ed è proprio per questo che, a mio avviso, sarebbe servito maggiore coraggio nel dichiarare in maniera trasparente l’obiettivo. Puntare sui giovani richiede tempo, ma è una scelta strategica che merita di essere applaudita e sostenuta. Richiede però che i tifosi siano messi nelle condizioni di capire fino in fondo cosa comporta: anche la possibilità — legittima, fisiologica — di restare in Serie B non per una, ma per più stagioni, per far crescere i ragazzi e tentare l’assalto alla Serie A solo quando il momento sarà davvero maturo (ammesso che).
Se questa è la linea — e tutto lascia intendere che lo sia — andava spiegata meglio, per ottenere un pieno allineamento di aspettative con la piazza, sugli obiettivi e sulle tempistiche.
E qui si innesta un’ulteriore riflessione.
Se questa Cremonese non ambisce a una promozione diretta — come sembra emergere tra le righe — questo potrebbe rappresentare un potenziale elemento di disallineamento anche con le aspettative di un allenatore come Giampaolo. Botturi non ha detto esplicitamente che il nodo allenatore sia già sciolto, ma ragionando e soppesando le sue parole, la sensazione è che una direzione sia già stata tracciata. E che questa direzione, per essere coerente, richieda un tecnico disposto a sposare un progetto di medio periodo e non un immediato assalto alla Serie A, come al contrario potrebbe volere un allenatore come Marco Giampaolo. Questa è una possibile tesi che potrebbe anche essere ribaltata e sconfessata dai fatti nei prossimi giorni: staremo a vedere.
Il secondo punto riguarda la comunicazione. Alla domanda se sarà più presente del suo predecessore, Botturi ha risposto con sincerità ma senza definire una linea chiara. E dopo una stagione in cui la società ha parlato pochissimo nei momenti più difficili, questo è un nodo che non può essere ignorato. La piazza ha bisogno di sentirsi accompagnata, non lasciata sola nei momenti complicati.
Il rischio, insomma, è che società e tifosi viaggino su binari paralleli:
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la prima impegnata a costruire un progetto sostenibile e di lungo periodo,
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i secondi legati alle aspettative generate dagli ultimi anni di successi.
Senza una comunicazione netta sugli obiettivi e sul percorso, questi binari rischiano di non incontrarsi. E in una stagione che nasce già delicata, questo sarebbe un lusso che la Cremonese non può permettersi.
Alé Grigiorossi!
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