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La terza maglia è bella, il trittico discutibile: manca identità

Cremonese
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La presentazione della terza maglia chiude il percorso estetico della Cremonese per la stagione 2026/27 e offre l’occasione per tirare le somme su un trittico che, nel complesso, alterna intuizioni felici, scelte coraggiose e diversi nodi irrisolti sul piano identitario.

La terza maglia stagione 2026/2027
La terza maglia stagione 2026/2027

L’ultima divisa, quella blu e oro, è senza dubbio la più riuscita dal punto di vista estetico: l’accostamento cromatico funziona, è elegante, moderno, ben calibrato. Il design è pulito, i dettagli sono curati; il collettino con bottone stile polo — soluzione ormai diffusa nel calcio contemporaneo — dona un tocco di raffinatezza. L’alternanza di superfici lucide e opache crea profondità senza appesantire la composizione. Le righe verticali tono su tono impreziosiscono la maglia e la collocano in continuità con le terze maglie nere delle ultime stagioni, in particolare quella del 2024/25.

La terza maglia stagione 2024/2025
La terza maglia stagione 2024/2025

È una maglia che convince, sul piano prettamente estetico, anche sotto il profilo della continuità storica: il blu, infatti, non è un colore estraneo alla Cremonese. Compare già dagli anni Cinquanta, ritorna negli anni Settanta e Ottanta e caratterizza divise iconiche come quella della stagione 1977/1978 e quella del 1983/84 con lo sponsor Grana Padano. Il comunicato stampa della società lo sottolinea con precisione: «[...] Il blu e l’oro richiamano il blasone cittadino e una tradizione cromatica che la Cremo ha già indossato in passato». Da questo punto di vista, la scelta è studiata, coerente, raffinata.

La seconda maglia stagione 1977/1978 (Fonte: pagina Facebook Valorose Vestigia Grigiorosse)
La seconda maglia stagione 1977/1978 (Fonte: pagina Facebook Valorose Vestigia Grigiorosse)
La seconda maglia stagione 1983/1984 (Fonte: pagina Facebook Valorose Vestigia Grigiorosse)
La seconda maglia stagione 1983/1984 (Fonte: pagina Facebook Valorose Vestigia Grigiorosse)

Tuttavia, c’è un punto che non può essere ignorato: mancano totalmente i colori sociali. E questo, al di là della bellezza della maglia, resta il nodo centrale. Le divise storiche blu — quelle citate sopra — mantenevano sempre un elemento identitario: un dettaglio rosso, una finitura grigia, uno stemma con i colori originali. Qui, invece, l’identità scompare. La scelta di rendere lo stemma blu e oro, per quanto ispirata a un logo utilizzato negli anni Novanta (manco fossimo gli Azul y Oro del Boca Juniors), è concettualmente problematica: la palla d’oro di Baldesio è un dettaglio prezioso, ma non basta a sostituire ciò che definisce la Cremonese. Il grigio e il rosso non sono semplici colori: sono un codice, un patto, un segno di appartenenza. E quando scompaiono, non si parla più di innovazione, ma di trasfigurazione. Bella l’idea, bello il design, ma una terza maglia che cancella i colori sociali resta inevitabilmente incompleta.

Questa considerazione diventa ancora più evidente se si torna alla prima maglia, che aveva inaugurato la stagione con un pattern geometrico a zig‑zag mai davvero spiegato. La maglia non era brutta in senso assoluto: può piacere o non piacere (e a me non piace), ma risulta discontinua rispetto alla tradizione e soprattutto non racconta nulla (ne ho parlato a lungo a questo link). La prima maglia della Cremonese, con le strisce verticali grigie e rosse, è per sua stessa natura unica e inimitabile — solamente l’Angri, in Italia, condivide la stessa combinazione — per cui non c’è bisogno di innovare nulla di una tradizione che è sempre 'nuova' intrinsecamente. La comunicazione ufficiale non aveva chiarito il senso del pattern, lasciando ai tifosi la sensazione di una scelta più estetica che identitaria. Una prima maglia che non convince perché non spiega, non richiama, non costruisce un ponte con ciò che la Cremonese è sempre stata.

La prima maglia stagione 2026/2027
La prima maglia stagione 2026/2027

La seconda maglia, invece, aveva provato a recuperare un riferimento storico, ma senza riuscire a trasformarlo in un racconto compiuto. Ribadisco quanto già scritto qualche settimana fa (a questo link): la nostalgia, da sola, non basta. Serve un’idea, una direzione, un motivo per cui quel richiamo al passato diventa attuale. Dal punto di vista squisitamente estetico, la maglia risulta pulita e con un buon equilibrio cromatico — anche se proprio non riesco a farmela piacere, mio giudizio personale — ma manca la motivazione. Perché proprio quel modello e quel periodo? Perché proprio quella citazione estetica? La comunicazione del club non aveva risposto, lasciando la sensazione di un’operazione a metà: rispettosa, sì, ma non pienamente consapevole. Una seconda maglia che non sbaglia, ma nemmeno colpisce: resta lì, corretta, ma senza una vera anima.

La seconda maglia stagione 2026/2027
La seconda maglia stagione 2026/2027

Ed è proprio mettendo insieme le tre maglie che emerge il quadro complessivo: una linea estetica con più critiche che aspetti positivi, con qualche elemento piacevole, ma con una narrazione identitaria molto - troppo - debole. La prima introduce un pattern senza spiegarlo. La seconda recupera un riferimento storico senza motivarlo. La terza osa sul piano cromatico, ma rinuncia ai colori sociali. Il risultato è un trittico che alterna intuizioni felici e scelte controverse, ma che lascia una sensazione precisa: la bellezza non basta quando manca l’identità. E una maglia senza grigio e rosso, per quanto elegante, resta inevitabilmente incompleta.

La Cremonese può innovare, può osare, può sperimentare (anche perché è un'azienda e ha bisogno di vendere merchandising, piaccia o meno, ma è così). Ciò che però non può fare è rinunciare all'elemento identitario, ovvero la definisce. Perché una maglia passa, ma l’identità resta. E quando la si mette in secondo piano, il rischio è sempre lo stesso: perdere più di quanto si guadagna.

Alé Grigiorossi!

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