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Scelta discutibile bocciata dai tifosi: la nuova maglia non piace

Cremonese
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La nuova divisa 2026/2027 completa, maglia e pantaloncini
Concessionaria De Lorenzi Concessionaria De Lorenzi
Istituto Marconi Istituto Marconi

Quel tratto rosso spezzato sul fianco della divisa, intravisto nel video della campagna abbonamenti, non era un effetto grafico né un dettaglio casuale: era un indizio concreto. Lo abbiamo isolato, analizzato, confrontato, dedicandogli due articoli su SportGrigiorosso che anticipavano — con metodo, non con intuito — la possibilità di un pattern a zig‑zag sulla nuova maglia 2026/2027.

Ne abbiamo scritto qui: 

Non è questione di rivendicare un merito, ma di dire le cose come stanno: lo scoop c’era, e nasceva da un lavoro che non si improvvisa. Osservare, verificare, collegare: questo è il mestiere. E il lettore ha il diritto di sapere da dove arriva ciò che oggi vede ufficializzato, perché la storia di questa maglia comincia ben prima del comunicato della società — comincia da quel fotogramma che abbiamo scelto di guardare a fondo.

Ora che è stata svelata, voglio darvi due giudizi, uno oggettivo e l’altro soggettivo, sul perché la prima maglia a zig-zag sia da bocciare. In chiusura, vi dico anche la mia sulle modalità di comunicazione: articolo lungo, da leggere fino in fondo.

1) Il giudizio oggettivo: tra tradizione, rivisitazioni e sperimentazioni

Prima di entrare nel merito estetico, serve una premessa oggettiva: negli ultimi anni la Cremonese ha realizzato maglie davvero molto belle.

La prima grigiorossa della scorsa stagione era un gioiello, così come quella dell’anno precedente. La società ha saputo reinterpretare la tradizione con intelligenza: la seconda maglia di due stagioni fa, che richiamava quella degli anni Novanta con Negroni e Moncart come sponsor, era una rivisitazione riuscita; così come la seconda della scorsa stagione, rifacimento dell'Admiral, era un omaggio elegante e ben calibrato.

E poi ci sono state sperimentazioni che hanno funzionato: la terza maglia tutta nera, stile polo, sia l’anno scorso che due anni fa, era un prodotto moderno, pulito, vendibile.

Perché sì, c’è un punto che va detto chiaramente: la Cremonese, oltre a essere una squadra di calcio, è un’azienda che vende merchandising. Non è un giudizio di valore, è un fatto. E come tutte le aziende, sperimenta, prova, cerca soluzioni che possano piacere, distinguersi, creare identità visiva.

Da questo punto di vista, il tentativo di introdurre un elemento nuovo — la riga rossa a zig‑zag — è comprensibile. È un modo per dire: “Questa è la Cremo, ma con un tocco diverso”.

Oggettivamente, l’operazione ha una sua logica industriale e commerciale.

2) Il giudizio soggettivo: la prima maglia non si tocca

Poi, però, c’è il giudizio soggettivo. E qui, lo dico senza girarci intorno: a me le righe a zig‑zag non piacciono. Soprattutto perché parliamo della prima maglia, quella grigiorossa iconica, simbolo di una tradizione ultracentenaria, quintessenza di una cremonesità che non ha pari in Italia (eccezion fatta per l’Angri, che milita in Eccellenza campana).

La prima maglia è un monumento. Non ha bisogno di essere reinventata. Non ha bisogno di essere svecchiata. Non ha bisogno di essere modernizzata. Il grigio e il rosso verticali sono unici per natura. Dici Cremonese, dici grigio e rosso. Non c’è nulla da aggiungere.

Perché allora non limitarsi a sperimentare sulla seconda o sulla terza maglia, come fatto negli scorsi anni? Magari sarà così: al momento la società ha pubblicato solo la prima, e restiamo in attesa delle altre.

Ma la scelta di intervenire proprio sulla maglia principale, quella più identitaria, lascia perplessi. La tradizione, quando è forte, non va ritoccata: va rispettata.

3) Comunicazione: un’occasione mancata

Infine, c’è un tema che esula dal gusto personale e riguarda la comunicazione della società. Ed è qui che, a mio giudizio, l’operazione fallisce completamente.

La società ha diramato un comunicato stampa stringato, nel quale si limita a dire che la nuova maglia:

  • “prende vita tra Piazza Duomo e Cortile Federico II, luoghi iconici nel cuore della città”;

  • “il design introduce eleganti rifiniture in grigio antracite nel colletto aperto, negli inserti in costina al fondo manica, nei pantaloncini e nei calzettoni”;

  • “il nuovo colletto aperto senza bottoni conferisce un’estetica moderna, ricercata e dal richiamo vintage”;

  • “il retro collo è impreziosito dalla personalizzazione 1903”.

Tutto e niente, ovvero una supercazzola prematurata, come direbbe il nostro concittadino Ugo Tognazzi nel meraviglioso film “Amici miei”. Frasi scollegate, prive di un concept e di una narrazione organica, che non dicono una mezza parola al tifoso sul perché la maglia sia così, con le righe a zig-zag. Sarebbe come dire a un romano che i bucatini all'amatriciana, di punto in bianco, non sono più prodotti allungati, a sezione rotonda e forati internamente, ma a zig-zag, a sezione rettangolare e privi di foro. Vi sembra ragionevole?

Qual è poi il legame tra Piazza Duomo, Cortile Federico II e il motivo a zig‑zag? Come si arriva da un’idea di identità della Cremo a un pattern spezzato? Perché il grigio antracite del colletto? È solo un esercizio di stile o richiama qualcosa della città?

Non si capisce. E quando non si capisce, la comunicazione non funziona. 

E poi, la scelta di pubblicare foto e video della maglia senza i pantaloncini. Personalmente non riuscivo a capirne il senso, fino a quando sono andato allo store di via Solferino: lì la maglia è ben esposta con i pantaloncini grigio antracite, che richiamano il colletto. E allora sì, ho capito, Eureka! Il filo cromatico c’è. Il problema è che si tratta di un filo non spiegato, non raccontato, non valorizzato.

In sintesi: ci sono fatti oggettivi e opinioni soggettive. La mia opinione, se interessa, è semplice: la prima maglia è il simbolo della tradizione, e come tale va rispettata. Come fatto negli scorsi anni, con ottimi risultati. Le sperimentazioni si fanno sulla seconda e sulla terza, non sulla grigiorossa.

A questo punto non resta che aspettare il lancio delle prossime maglie, sperando in risultati migliori: sia sul piano creativo e cromatico, sia — soprattutto — su quello della comunicazione.

Alé Grigiorossi!

 

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