La Cremonese ha presentato la seconda maglia della stagione, una divisa che arriva senza anticipazioni né indiscrezioni: l’ho vista per la prima volta insieme a tutti i tifosi, con la stessa curiosità e la stessa attesa. E, diversamente da quanto accaduto per la prima maglia — bocciata dalla stragrande maggioranza dei tifosi, ne ho parlato qui — questa volta il popolo grigiorosso è diviso: c’è chi è entusiasta, chi proprio non la apprezza e chi, pur gradendo l’idea di riprendere una maglia del passato, trova che la realizzazione non funzioni, soprattutto per l’eccessiva presenza dei tre sponsor frontali. Come già fatto per la prima maglia, anche in questo caso voglio partire da un giudizio oggettivo, prima di passare alle valutazioni soggettive e all’analisi delle modalità di comunicazione dell'Unione Sportiva Cremonese (articolo lungo, ma già sapete).
Giudizio oggettivo
La seconda maglia si inserisce nel solco delle scelte degli ultimi anni: un richiamo diretto alla storia grigiorossa, in continuità con una tendenza ormai diffusa nel calcio moderno, tale per cui moltissimi club recuperano elementi del proprio passato per costruire identità e riconoscibilità nel presente. La Cremo, da questo punto di vista, ha seguito una linea chiara: in anni recenti ha riproposto seconde maglie ispirate ai gloriosi anni Novanta — quelle con sponsor Negroni e Moncart, per intenderci — e, andando ancora più indietro, l’Admiral della stagione 1978‑79, rilanciata lo scorso anno con un’operazione riuscitissima sia sul piano estetico sia su quello identitario.
Quest’anno la scelta è ricaduta invece su una divisa da trasferta utilizzata per tre stagioni consecutive, dal 1989/1990 al 1991/92. Il comunicato del club lo esplicita: la maglia “reinterpreta l’identità del club in una veste raffinata direttamente ispirata alla divisa da trasferta indossata dai grandi campioni della storia grigiorossa tra fine anni ’80 e inizio anni ’90 come il vicecampione del mondo Dezotti, Chiorri e Limpar”. È un riferimento chiaro, preciso, che colloca la maglia dentro un periodo storico ben definito.
Il punto, però, è un altro: qual è il concept? Al di là delle descrizioni tecniche — “forme geometriche dell’epoca applicate tono su tono”, “richiamo vintage”, “design essenziale e riconoscibile”, “stemma armonizzato cromaticamente”, “personalizzazione 1903 sul retro-collo” — la società, ancora una volta, non spiega le ragioni della scelta: non chiarisce perché proprio quella maglia, perché proprio quel periodo, perché proprio quel tipo di reinterpretazione. Come già accaduto per la prima, dove non sono state fornite motivazioni sulle righe a zig‑zag e sulle finiture grigio antracite, anche qui il club si limita a descrivere, senza raccontare.
È quindi ragionevole ipotizzare che la ratio sia principalmente cromatica: un grigio chiaro pulito che permette di lavorare su pattern tono su tono senza appesantire la composizione.
Dal punto di vista geometrico, la maglia si costruisce attorno a un nucleo centrale: quattro elementi identici disposti a croce, che formano una stella tecnica a quattro punte. Ogni “braccio” non è un romboide né un trapezio puro: sembra una losanga allungata, con lati simmetrici e una leggera inclinazione che suggerisce una direzione verso il centro. L’insieme è coerente: moduli ripetuti, geometrie pulite, un linguaggio visivo che richiama superfici laminate e pattern industriali. Ma proprio al centro, come già accaduto per la prima maglia, spiccano tre sponsor, che inevitabilmente interrompono la pulizia del disegno e ne condizionano la percezione.
Ma la domanda è sempre la stessa: perché questi motivi? Perché si è scelta proprio quella maglia? Perché è stata reinterpretata in questo modo? Con quale criterio? Tutte domande inevase.
Giudizio soggettivo
Dal punto di vista estetico, questa seconda maglia non mi convince. La trovo anonima, priva di un tratto distintivo che la renda davvero riconoscibile. Il grigio chiaro è pulito, certo, ma non racconta nulla: rimane una base neutra, piatta, che non trasmette identità. Le forme geometriche tono su tono sono talmente leggere da non riuscire a incidere sul carattere complessivo della maglia.
Il risultato è una divisa che non emoziona, non sorprende, non lascia un segno. Come già accaduto per la prima maglia, qui, anzi, in maniera ancora più evidente, c'è un grosso problema (anche di poca eleganza, se vogliamo): i tre sponsor frontali. Sono invasivi, appesantiscono tutto. Spezzano la pulizia del disegno, interrompono la logica geometrica e rendono la maglia visivamente disordinata. È un peccato, perché anche se vi fosse stato un buon concept, sarebbe stato soffocato da una composizione al punto carica da renderla troppo, davvero troppo, pesante.
Visto che la società non ha fornito un concept chiaro, provo a ipotizzare che si tratti semplicemente di un richiamo alla storia grigiorossa. Una storia che, tuttavia, quantomeno per quel ciclo, non è stata particolarmente rosea per la Cremonese. La divisa originale nasce nel 1989/90, anno della retrocessione in Serie B, con sponsor Majestic. Rimane in uso anche nelle due stagioni successive, ma con un cambio di sponsor: Costruzioni Andreotti, che accompagna la Cremonese nel ritorno in Serie A del 1990/91, prima di una nuova retrocessione e della Serie B del 1991/92 (qui sotto le foto delle tre maglie).
È un periodo complesso, fatto di salite e discese, di entusiasmi brevi e delusioni immediate. Non è un’epoca che, dal punto di vista simbolico, rappresenti un momento di forza o di identità consolidata. E questo rende ancora più difficile comprendere la scelta di riproporre proprio quella maglia, proprio quel ciclo, proprio quel tipo di riferimento storico. L’operazione nostalgia, così com’è stata proposta, non riesce a trasmettere né la forza di quel periodo né un’idea moderna di identità. Rimane un esercizio estetico poco incisivo, che non trova un vero equilibrio tra passato e presente.
Considerazione finale sulla comunicazione del club
Sul piano della comunicazione, va riconosciuto un merito: la scelta di utilizzare come testimonial i ragazzi e le ragazze del settore giovanile. Come recita il comunicato stampa, si tratta di "un fil rouge tra passato e presente che unisce intere generazioni". È una decisione che apprezzo, coerente con la nuova linea 'green' della società e con un’idea di identità che parte dal vivaio. Qui c’è coerenza, qui c’è un messaggio chiaro.
Detto questo, restano alcune scelte discutibili.
Come già accaduto per la prima maglia — dove il senso del colletto grigio antracite si è capito solo vedendo la vetrina dello store, perché abbinato ai pantaloncini — anche in questo caso il lancio è apparso incompleto. Presentare la maglia senza i propri pantaloncini non è una scelta strategica: colore, forma, abbinamento e presenza di nome e numero sono elementi fondamentali per valutare l’impatto complessivo della divisa. Sono dettagli che aiutano a capire se un’operazione, anche commerciale, funziona oppure se rischia di essere un buco nell’acqua. Proprio non si comprende la ragione di pubblicare l’away kit 'monco', ovvero a metà, con la maglia priva del supporto dei propri pantaloncini.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento: uscire in comunicazione con la maglia indossata dai ragazzi in jeans, senza il pantaloncino ufficiale, non aiuta a contestualizzarla né a capirla fino in fondo dal punto di vista visivo. Un kit va mostrato come kit, non come capo casual (qui le immagini con il comunicato stampa della società).
La scelta della linea fotografica è da rivedere: una divisa ufficiale va raccontata nella sua interezza, nel suo abbinamento naturale — maglia, pantaloncini e, perché no, anche i calzettoni — nella sua composizione completa. Solo così se ne può cogliere davvero l’identità.
Sono passato allo store questa mattina, subito dopo il lancio del comunicato, e non ho trovato la seconda maglia in vetrina. Anche questo è quantomeno discutibile: lanciare la seconda maglia, dopo tutte le polemiche (e quindi l'attenzione) suscitate con la prima, e non renderla immediatamente visibile nel punto vendita principale, significa indebolire l’efficacia del messaggio e perdere un’occasione di coinvolgimento.
Speriamo che con la presentazione della terza maglia — della quale sono già molto curioso — quantomeno gli aspetti di concept raccontato e di pantaloncini abbinati alla maglia, possano essere migliorati.
Alé Grigiorossi!
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