Si è tenuta oggi, venerdì 4 settembre, al Centro Arvedi, la presentazione di mister Fabio Pecchia, tornato sulla panchina della Cremonese. Un ritorno che, da solo, basterebbe a riaccendere entusiasmo per la recente memoria della promozione in Serie A del 2022: Pecchia conosce Cremona e la Cremonese, e la Cremonese conosce Pecchia. Ma la cornice dentro cui arriva è tutt’altro che semplice.
Il direttore generale Paolo Armenia ha ricostruito la sequenza degli eventi che hanno portato all’esonero di Marco Giampaolo — le sconfitte di Empoli e Modena, il confronto interno, la decisione maturata tra martedì e mercoledì, la telefonata a Pecchia e l’annuncio dopo la partita contro il Parma — ma, dietro nostra ulteriore richiesta, non ha voluto spiegare le motivazioni specifiche per le quali si è arrivati a questa decisione. La sua frase è stata: «Non sono tanto i risultati, quanto l’analisi delle due partite. Empoli e Modena hanno fatto sì che la valutazione fatta al nostro interno abbia portato alla decisione dell’esonero. Chiaro, uno si può domandare: è bastato così poco? Sì, è bastato così poco tempo».
Tradotto — e qui parafrasiamo noi, dopo tanti anni di mestiere: il Cav. Arvedi ha deciso di sollevare Giampaolo dall’incarico e la società ha eseguito. Non una parola, dunque, sulle motivazioni, nonostante la richiesta. Non una parola sull’ennesimo errore di valutazione che è stato fatto. Perché il nastro degli eventi andrebbe riavvolto non alla sconfitta contro il Modena, ma al 13 giugno, quando è stato deciso in fretta e furia di confermare Giampaolo, e dopo un’ottantina di giorni — il 1° settembre — di farlo fuori.
Davvero sono bastate due sconfitte in campionato per sconfessare la piena fiducia data a un allenatore che era stato scelto, prima, per salvare la Cremonese in Serie A, poi per farle fare un campionato «con l’asticella alta»? Citiamo questo dal momento che non si conosce l’obiettivo quantitativo di quest’anno.
Per non parlare poi delle tempistiche con le quali è stato esonerato: dopo una vittoria in Coppa Italia contro una squadra che milita in Serie A. Davvero un momento infelice quello dell’annuncio nel dopopartita. E questo è un fatto, al di là delle ricostruzioni di Armenia — ricostruzioni che hanno fatto fare una brutta figura alla Cremonese a livello nazionale, rendendo inspiegabile la scelta ai più. La verità è che questa è una dinamica che a Cremona si ripete a ogni piè sospinto: non si muove nulla finché non decide Arvedi, e quando decide, si muove tutto in un attimo.
E nelle dichiarazioni di Armenia non si è sentita nessuna ammissione di colpa per l’errore nella scelta dell’allenatore (vista la decisione di esonerarlo dopo due giornate), né tantomeno è stata pronunciata parola alcuna sull’atteggiamento della squadra nelle prime due giornate e specialmente contro il Modena, laddove si è giocata una partita molle e per niente grintosa — e per la quale nessun provvedimento interno è stato adottato nei confronti dei giocatori (per quanto ne sappiamo), nemmeno un ritiro. O ci siamo già dimenticati delle partitatacce, prive di atteggiamento e di rispetto per la maglia e i colori, della scorsa stagione? La società ha preferito parlare di «analisi delle partite», senza mai nominare ciò che tutti hanno visto: una squadra che non seguiva più l’allenatore.
Parallelamente, Armenia ha definito «positivo» il mercato, nonostante non sia arrivato un bomber e nonostante la vicenda Shpendi sia stata confermata solo a metà: contatti sì, ma nessuna uscita, e quindi nessun ingresso (come potete leggere nelle domande e risposte qui sotto). Il direttore sportivo Christian Botturi ha rivendicato la linea verde, i tanti U23 e U21, la rosa ringiovanita, ma nelle prime due giornate i titolari nati dopo il 2000 sono stati solo tre. E sia chiaro: non per volontà di Botturi. A quanto ci risulta, il ds è un professionista che ha lavorato moltissimo da quando è a Cremona, cercando di adempiere ai propri doveri nel migliore dei modi e portando avanti una linea tecnica coerente con ciò che gli è stato chiesto.
Il punto qua è un altro: la linea verde dichiarata non è ancora diventata una linea verde praticata. E questo, più che un tema tecnico, è un tema di scelte — scelte che, ancora una volta, sembrano dipendere da un altro livello decisionale, non dal lavoro quotidiano del direttore sportivo.
Qui sotto le domande e risposte della conferenza stampa, insieme alle dichiarazioni di Armenia e Botturi, utili per comprendere meglio il quadro complessivo e le posizioni espresse dai protagonisti.
Le parole di Paolo Armenia:
«Un sentito ringraziamento a Marco Giampaolo per l’attività svolta. Un grande professionista che merita tutto il nostro rispetto. Partendo dall’attualità, una breve cronistoria della vicenda: tutto nasce nel post‑partita di Modena. Il risultato parla da sé, ma è stata soprattutto l’analisi della partita che ci ha spinto ad aprire un confronto interno, durato un paio di giorni. È stata una decisione pesata e soppesata, data la delicatezza del momento. Le valutazioni sono state fatte nell’interesse della Cremonese: abbiamo deciso che era opportuno intervenire senza ulteriori procrastinazioni. La maturazione della decisione è arrivata a ridosso della partita con il Parma e nel post‑partita abbiamo comunicato l’esonero. L’ho fatto io personalmente al rientro dalla partita. Fabio Pecchia era stato contattato prima, per verificare la sua disponibilità, appena prima della gara. Il tutto si è concretizzato nella notte e nella mattinata di mercoledì, per poi permettere al mister di dirigere l’allenamento nel tardo pomeriggio, considerando che nel frattempo era in corso anche la chiusura del mercato».
Le parole di Christian Botturi:
«Se ci troviamo alla seconda giornata con un cambio di allenatore, qualcosa non è andato bene. Avevamo iniziato con un ottimo ritiro, dove si è consolidato un gruppo sano che crede nel progetto. Però è inutile nasconderci: le prime due partite hanno portato punti di domanda e riflessioni interne che io stesso ho riportato alla squadra e all’allenatore dopo la sconfitta di Modena. Avevamo due scelte: aspettare o decidere. Abbiamo scelto di decidere per il bene della Cremonese. A livello emotivo mi sento spaccato in due: da una parte provo amarezza per il rapporto umano importante e il progetto che abbiamo cercato di portare avanti insieme; dall’altra mi sento positivo e consapevole di avere a disposizione un gruppo di ragazzi competitivi che può fare senz’altro meglio di quanto visto in campionato. Anche la decisione di mister Pecchia di tornare certifica che il gruppo è di valore. Il suo arrivo - prosegue Botturi - coincide con il finale di mercato, cosa che in parte ha influenzato la prima parte di stagione: un mercato chiuso con 31 cessioni, di cui il 50% a titolo definitivo (compresa la risoluzione del contratto di Brambilla), 12 operazioni in entrata, 10 a titolo definitivo e 2 in prestito (Licina dalla Juventus e Felipe Jack con diritto di riscatto e contro‑riscatto). Attualmente la rosa è composta da 28 giocatori, un mix di giovani e esperti, con circa il 35% di U23. All’interno di questi, conosciamo 5 U21 provenienti dal settore giovanile, che hanno già esordito e stanno giocando. A loro si aggiungono gli arrivi di Berti, Licina e Felipe Jack. Siamo passati da un’età media di 29 anni dell’anno scorso a 27 di quest’anno. Siamo ancora alti da un certo punto di vista, perché alcuni giocatori come Djuric alzano la media, ma siamo soddisfatti di questo primo step di linea verde, che proseguirà in futuro. Tengo a chiarire due situazioni - conclude il ds - Folino e Shpendi. La cessione di Folino è andata incontro alle esigenze del ragazzo a inizio ritiro, nonostante avesse avuto un minutaggio importante. Shpendi ci è stato proposto: abbiamo fatto una valutazione, ma abbiamo sempre detto che a un’uscita sarebbe corrisposto un ingresso, per una questione di sostenibilità. La decisione è stata questa e non ci sono state uscite. I nostri giocatori non sono mai stati messi sul mercato».
Le domande dei giornalisti e le risposte di mister Pecchia.
Il direttore sportivo ha delineato la composizione della rosa. Mister, lei ha riscontrato analogie rispetto alla Cremonese vincente del 2022? «Parlare del passato ha senso fino a un certo punto. Avevamo costruito quella squadra tenendo conto della mia idea di gioco, con giocatori funzionali a quel modulo. Qui invece devo costruire un gioco funzionale a una squadra con tanti giovani e con priorità diverse».
Quali sono le prime sensazioni? Come ha trovato la squadra dopo le due sconfitte? «È vero, abbiamo avuto due sconfitte, ma anche una bella vittoria in Coppa Italia. In questi giorni ho cercato un contatto diretto con tutti: quasi tutti mi conoscono e ho trovato un buon clima. Da qui in avanti vorrei vedere giocatori — da Bianchetti a Grassi — diventare punti di riferimento per i giovani, delle vere e proprie guide che li spingano e li sostengano. Nel 2022 avevamo ottime guide, e anche qui dobbiamo trovarle».
La sua squadra ha sempre avuto riconoscibilità, rotazioni numerose e non ha mai dipeso da un bomber, tant’è che nel 2022 hanno segnato anche diversi centrocampisti, da Zanimacchia a Valeri. Vede elementi in comune con quella Cremonese? «Immaginavo sarebbero arrivate molte domande sul passato. Io voglio creare una forte identità: la gente deve venire allo stadio e divertirsi con una squadra riconoscibile».
Perché lasciò dopo il successo del 2022? È stata una questione di pochi giovani? «Era una questione di energia: si era creato qualcosa di speciale, e io sono tornato perché qui si può rifare qualcosa di speciale. In quel momento non avevo più energie e non volevo rompere ciò che si era costruito. Ora devo ringraziare la proprietà e il club perché hanno avuto ancora fiducia in me. Vorrei aggiungere un pensiero su Marco Giampaolo: l’esonero è sempre doloroso per un allenatore. Mi lega a lui un rapporto di amicizia e stima professionale, e dal punto di vista umano mi sento solo di abbracciarlo, perché un esonero lascia sempre una ferita profonda».
La scelta di rimanere fermi all’ultimo giorno di mercato è stata condivisa? «Il mercato era chiuso e sono arrivato con una rosa definitiva. Sono state fatte delle scelte. Conoscevo una squadra con tanti giocatori di qualità. Ho visto una squadra che ha lavorato molto nella gestione della palla: dobbiamo lavorare per farla evolvere e attaccare con continuità».
Contro il Modena la squadra è sembrata depressa, contro il Parma invece unita ed entusiasta. È stato casuale o l’ingresso dei giovani ha dato una spinta? «Da fuori posso valutare quello che avete valutato voi. La partita di Modena dà indicazioni, quella di Parma ne dà altre. Da qui in avanti lavoriamo.»
Lei è considerato un esperto di promozioni: ha un obiettivo in tal senso? E Thorsby e Baschirotto sono pienamente dentro il progetto? «Thorsby e Baschirotto sono parte del gruppo e sono a disposizione, tra i 28 della rosa. Vincere è sempre impegnativo e complicato, però spingo tutti verso quella direzione. Ora pensiamo al Padova».
Cosa vuole vedere contro il Padova? «Senso di responsabilità. Ci siamo anche noi, ce la vogliamo giocare. Una squadra che dia emozioni».
Il Padova è una delle squadre che si è mossa meglio sul mercato, con una proprietà ambiziosa e già quattro punti conquistati contro due retrocesse, Verona e Pisa. Come si prepara una partita così in poco tempo? «Mi voglio affidare totalmente al gruppo: ha alle spalle due mesi di lavoro intenso e fatto bene. Abbiamo bisogno di tanta energia e di reagire».
Ha già in mente qualcosa su come modificare l’assetto tattico? «Non credo ci saranno grandi modifiche. Difesa a quattro, nessuna rivoluzione. Voglio arrivarci con poco carico cognitivo ma grande energia».
Situazione degli infortunati: come stanno Barbieri, Baschirotto e Thorsby? «Barbieri non è ancora in condizione. Baschirotto e Thorsby sono stati ai margini per un po’, anche se ora sono pienamente nel gruppo. Però abbiamo bisogno di altro: qualcuno non è nelle migliori condizioni perché non ha fatto tutta la preparazione. L’obiettivo è livellare le prestazioni.»
Licina ha fatto vedere grandi cose: come valutate lui e gli altri giocatori offensivi? Ha diversi concorrenti nel suo stesso ruolo: Bonazzoli, Vandeputte, Berti. «Licina è un giocatore importante, di grande qualità e prospettiva. Preferisco avere queste situazioni di concorrenza e la squadra entrerà nell’ordine delle idee della rotazione. Conosco i giovani: gli up and down fanno parte della loro crescita».
In conclusione, alcune domande specifiche a Paolo Armenia e Christian Botturi.
Botturi:
Prima parlava del fatto che il mercato può avere influenzato l’inizio di stagione e che ha chiesto maggiore responsabilità ai giocatori. Intende dire che possa avere influenzato anche le prestazioni di qualche singolo? «Meccanismi inconsci. Abbiamo grandi professionisti, ma qualche notizia infondata ha messo nella testa dei giocatori qualcosa. Ho visto però sempre gente motivata».
Insistiamo su questo punto: quindi smentisce la voce che arriva da Cesena, secondo cui Shpendi non è arrivato a Cremona perché volevate mandare in prestito De Luca, ma il suo stipendio era fuori mercato e troppo alto per il Cesena? «Su Shpendi non posso negare che ci sono stati contatti con il Cesena e con l’entourage del giocatore. Ma il nostro punto di partenza nell’approccio era sempre quello di pensare alle uscite».
Quindi sì, conferma la notizia? «Non voglio parlare di De Luca, Nasti o Stückler. I nostri giocatori non sono mai stati sul mercato. Sapevano che, in caso avessimo avuto delle proposte, le avremmo valutate, ma queste non sono arrivate».
Armenia:
Prima ha raccontato i passaggi che hanno portato all’esonero di Marco Giampaolo, riavvolgendo il nastro degli ultimi giorni. Sarebbe però il caso di riavvolgere il nastro partendo dal 13 giugno, perché si è passati dalla piena fiducia all’allenatore e, dopo un’ottantina di giorni, il 1° settembre, al suo esonero. Al di là della narrazione degli eventi, può spiegare quali sono le motivazioni che hanno portato alla decisione di esonerare Marco Giampaolo? «Le ha già esposte il direttore sportivo. Non tanto il risultato, quanto l’analisi delle due partite. Empoli e Modena hanno fatto sì che la valutazione interna ci portasse a intervenire. Chiaro che uno può chiedersi: è bastato così poco? Sì, è bastato così poco tempo.»
Torniamo sul leitmotiv dell’obiettivo stagionale. È stato scelto di cambiare allenatore dopo due giornate, e non ci sono molti precedenti. Possiamo dedurre che la Cremonese ha l’obiettivo di fare un buon campionato e di alzare l’asticella? «L’obiettivo è quello di fare un campionato competitivo. Se è vero che il mercato è stato valutato in maniera soddisfacente e siamo andati nella scelta di contattare un allenatore come Pecchia, l’obiettivo è quello di fare un campionato di un certo tipo. Nessuno può dire che siccome Pecchia è esperto di… puntini puntini - citazione testuale - allora automaticamente… puntini punti. Però è chiaro che il livello rimane alto.»
Highlights
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