Le amichevoli di luglio valgono sempre il giusto, ma alcune dicono più di altre. E quella contro la Giana, davanti a un campo Soldi gremito, ha raccontato una Cremonese che non è solo in fase di rodaggio: è una squadra che sta cercando di capire chi vuole essere. I primi dieci giorni di lavoro hanno già restituito un gruppo atleticamente vivo, dentro un percorso che sembra orientato alla costruzione di un’identità riconoscibile. Giampaolo lo ha detto senza girarci attorno: vuole una Cremonese che giochi a calcio, che rischi, che sbagli, che provi a vincere invece di accontentarsi di non perdere. È un manifesto tecnico e culturale, e la partita contro la Giana è stata il primo foglio di quel manifesto, ancora tutto da scrivere.
Alla gara di ieri non hanno preso parte Bonazzoli per vesciche e il duo Fulignati‑Cabianca per dolori legati al sovraccarico di allenamento (in particolare, Fulignati ha riscontrato alcuni dolori alla schiena). La partita, però, è stata comunque importante per iniziare a comprendere il gioco e i movimenti, le prime intese tra vecchia e nuova guardia e, perché no, lo stato di salute dei singoli.
A volte ritornano: Collocolo e De Luca a segno nel primo tempo
La prima frazione ha mostrato una continuità che, paradossalmente, è figlia della discontinuità della scorsa stagione: volti noti che tornano, volti nuovi che si presentano, e un filo che prova a intrecciarsi in vecchie e nuove trame di gioco.
Collocolo, soprattutto, è sembrato un giocatore ritrovato: brillante, verticale, con quella fame che aveva dovuto mettere in pausa per mesi la scorsa stagione. Il suo gol all’8’ — destro rasoterra da fuori dopo un’azione insistita — è stato il primo segnale di una partita che gli è scivolata addosso come se non avesse mai smesso. E non mi riferisco solo al gol: al 5’ aveva già provato la conclusione da fuori area, e al 45’ si è inventato uno sfondamento per vie centrali che lo ha portato davanti al portiere della Giana Erminio, Mazza, dopo aver saltato Marotta e Tornaghi come birilli. Gli è mancato il fiato, non l’idea.
Accanto a lui, il ritorno di De Luca ha avuto un peso simbolico e tecnico. Il gol al 18’ — zampata su cross di Fellipe Jack all’esordio — è stato la fotografia di un attaccante che vuole restare dentro il progetto. Al 35’ ha sfiorato la doppietta e, per tutta la frazione, ha alternato attacchi alla profondità e movimenti di raccordo che hanno stimolato la fantasia e la mobilità di Berti tra le linee. Il giovane romagnolo, dal canto suo, ha mostrato visione e coraggio: al 18’ ha aperto l’azione del raddoppio e, in generale, ha dato l’impressione di essere un innesto che può cambiare davvero la grammatica del centrocampo. Certo, manca ancora l’intesa con i compagni, ma quella arriverà con il passare del tempo. Questo giovane fantasista, amante della bicicletta, promette proprio bene.
L’ex Modena Gerli ha invece ricordato il grande Castagnetti: schierato da Giampaolo nel ruolo di play davanti alla difesa, è parso pulito, ordinato, sempre al posto giusto (nonostante un piccolo svarione in area grigiorossa). Rocchetti sulla sinistra ha spinto con continuità, Barbieri sulla destra ha fatto il Barbieri, e la difesa — Folino, Fellipe Jack, Bianchetti — ha retto senza affanni. Agazzi, di fatto, è stato spettatore, fatto salvo per un paio di sortite della Giana con Muhameti. Infine Nasti, l’unico rimasto in ombra nel primo tempo, è parso sostanzialmente impalpabile e fuori dal gioco.
Stückler e Lottici Tessadri: la ripresa è un laboratorio che funziona
Nel secondo tempo i due allenatori rivoluzionano le rispettive squadre, cambiando tutti gli undici titolari. Cremonese senza più fantasista dietro le punte, rientra in campo schierata con il 4‑4‑2: Cassin in porta alle spalle della linea di difesa composta da Tosi, Grassi arretrato centrale insieme a Luperto (in attesa di puntellamenti dal mercato, considerato l’infortunio e la probabile partenza di Baschirotto), e Pezzella largo a sinistra. Quindi il giovane lituano Lickunas a destra, centrali Lordkipanidze e Lottici Tessadri, e Vandeputte a sinistra. Davanti, il duo Stückler, all’esordio con la prima squadra, e Djuric.
Il secondo tempo è stato un altro cantiere, con undici cambi e un 4‑4‑2 più scolastico ma più equilibrato. Cassin tra i pali, Tosi e Pezzella sulle fasce, Grassi adattato centrale accanto a Luperto: una linea che, pur improvvisata per l'assenza di Baschirotto (infortunato ma dato in probabile uscita), ha retto con ordine. Sulla fascia destra, Lickunas ha mostrato gamba e personalità, candidandosi al ruolo di gregario di Barbieri (nella speranza che quest'ultimo resti in grigiorosso), Lordkipanidze e Lottici Tessadri al centro hanno dato solidità alla mediana, mentre Vandeputte largo a sinistra ha illuminato la ripresa con un paio di giocate da vero campione — il sombrero di tacco al 54’ è stato il gesto tecnico della serata. Davanti, Djuric e Stückler hanno lavorato bene insieme: il bosniaco si procura un calcio di rigore (generoso) al 77’, che Stückler trasforma con freddezza, segnando il suo primo gol con i “grandi”.
Poco prima del poker grigiorosso dal dischetto, è arrivato al 75’ anche il 3‑0 firmato Lottici Tessadri: destro potente da fuori area che ha sorpreso il portiere Zenti. Il giovane centrocampista della Cremonese aveva esordito in Serie A la scorsa stagione nella débâcle contro il Como, con la Cremonese sconfitta 0‑4 allo Zini e condannata alla retrocessione in Serie B. Il suo gol di ieri dice molto: personalità, coraggio e la sensazione che questo ragazzo abbia margini importanti.
In generale, la Cremonese ha mostrato una condizione fisica già buona, idee chiare e una rosa che, pur incompleta, sembra avere una direzione ben definita nella testa della dirigenza, dell’allenatore e del suo staff, in attesa di nuovi colpi di mercato sia in entrata sia in uscita. Il 4‑0 alla Giana vale il giusto, ma vale qualcosa: vale la sensazione che il cantiere sia aperto, vivo, e che questa squadra — tra ritorni, nuovi innesti e giovani che bussano forte — stia iniziando a capire chi vuole diventare.
Alé Grigiorossi!
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