Era il primo match point e, per dirla con Jacques Chabannes, monsieur De Lapalisse, non è andata come ci si aspettava. O meglio; era logico aspettarsi, data la sua situazione, una Treviso arrembante e spregiudicata, ma la Vanoli arrendevole di gran parte dei due quarti centrali è stata, almeno per il Ciranone vostro, una inaspettata e spiacevole sorpresa.
67 punti, 36 nel secondo e 31 nel terzo, subiti contro i 44 messi, 21 nel terzo e 23 nel quarto, che peraltro non sono poi così pochi, ci hanno detto di una Vanoli che ha ballato il ballo di San Vito per parecchi di quei 20 minuti. Francamente non credevo ai miei occhi e mi domandavo non solo dov’era finita quella Vanoli che morde le caviglie degli avversari, ma pure che fine aveva fatto la giovanile spregiudicatezza dei suoi ragazzacci…

Le domande, dopo la notte nella quale il solito neurone di nord-ovest, anche se non ti sveglierebbero nemmeno le cannonate, lavora comunque alacremente, si sono ripresentate puntualmente alla mattina ma, come a suo tempo cantava lo zio Antonello, al secolo Antonello Venditti, “le domande non hanno mai avuto una risposta chiara”, ed il punto interrogativo con cui mi ero coricato incombeva ancora.
Ma usando “quel tarlo mai sincero che chiamano pensiero” (cit.), ovvero il ben dell’intelletto che il Padreterno ci ha fornito, mi sarei convinto che nonostante la inaspettata debacle di parte dei quarti centrali (parte perché a metà del secondo quarto la Vanoli era comunque avanti di sei; 31 a 25), la via crucis è iniziata con le quattro bombe consecutive, due di Abdur-Rahkman e due di Weber, che hanno fatto sbarellare la Vanoli riducendola come uno di quei pugili che, chiusi all’angolo, cercano di proteggersi con i gomiti per evitare il peggio.

Ma la Vanoli è riuscita piano pianino ad uscire da quell’angolo e a chiudere il quarto con un accettabilissimo, visto com’era andata, meno tre frutto della quarta bomba di Payton “pistol” Willis sulla sirena o quasi e aggangiando pure il pareggio con Aljami “magician” Durham all’inizio del terzo quarto. E lì mi son detto: “ora si ricomincia a ragionare”, ed invece è arrivata la vera waterloo vanoliana. Il primo strappo lo da Jp Macura con la bomba del meno sei, e da lì, dai e dai, si arriva alla doppia cifra di vantaggio per Treviso a fine quarto (77 a 66).
Doppia cifra di vantaggio che a metà ultimo quarto, con una Vanoli decisamente più intraprendente nella quale Aljami “magician” Durham si è ricordato che si stava giocando a basket e non a mosca cieca, viene più che dimezzata ed iniziano i soliti ultimi 300 secondi del gioco più bello del mondo che quando c’è il risultato in bilico diventa ancora più bello e la sua definizione dipende, come sempre, da episodi.

Alla fine della fiera per il Ciranone vostro è andata bene, ma non benissimo. Bene perché il carattere di questa squadra è uscito ancora una volta ed è riuscito a raddrizzare una gara che, certamente colpevolmente, sembrava ormai irrimediabilmente andata. Non benissimo perché non è la prima volta che questa squadra si caccia in questo tipo di guai; se non ricordo male è già la terza/quarta volta che rincorre, non riuscendovi, un risultato che ad un certo punto sembrava compromesso.
Sorvolando sui discorsi del tipo “i giocatori sono demotivati perché sanno della cessione della società” che sono francamente inverosimili (nel caso sarebbe vero il contrario, e cioè più motivati perché in cerca di un altro contratto), mi permetterei di suggerire al popolo vanoliano di accantonare valutazioni, analisi, opinioni ed eventuali rimproveri e ripetere il palazzo spettacolare ammirato contro Brescia.
I ragazzi ed il coach se lo meritano ampiamente perché ieri si è “semplicemente” sprecato il primo match point ma ne sono in arrivo altri due… casalinghi
Il che è bello e istruttivo (cit.)
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