Straconcolo, la serata del cuore per ricordare Domenico Luzzara

Cremonese
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Una cascina in aperta campagna, a Straconcolo, nel comune di Stagno Lombardo. Una cascina come tante, nel territorio della nostra amata Cremona, una città indissolubilmente legata alla sua campagna. Questa però non è una cascina come le altre, è una cascina speciale per tutti i cremonesi il cui cuore batte per i colori grigiorossi. Qui, per decenni, Domenico Luzzara organizzava cene interminabili con i suoi collaboratori e consiglieri, gli uomini con cui gestiva la Cremonese. Qui si decidevano acquisti e cessioni, qui si faceva la storia della Cremonese.

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Domenico è morto nel 2006, sono passati tanti anni. Una squadra di calcio però è identità, è storia, è tradizione. Un filo che unisce le generazioni attraverso la memoria e c'è chi ha raccolto quel filo per riannodarlo al presente. Un gruppo autodefinitosi "AMICI DELLA STORIA GRIGIOROSSA" ha deciso di fare di Straconcolo un luogo della memoria. Isa, Robi, Enky, Simone, Paio e Ghizzo si sono dati da fare, hanno lavorato e preso contatti.

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Il 4 luglio 2024 una targa è stata svelata a Straconcolo, una targa dedicata alla memoria di Domenico Luzzara: sorge sul muro della casa dove tutto avveniva, le famose cene (e un'altra targa è collocata fuori, all'ingresso della cascina). La cerimonia di svelamento è diventata l'occasione per una riunione tra amici: tifosi, presenti numerosi, ma soprattutto i protagonisti di allora, i Garzilli, Montorfano, Nicoletti, Simone Guarneri, Adalberto Pagliari (centro coordinamento tifosi ai tempi di Luzzara), Giorgio Barbieri, Beppe Carletti, Luciano Cesini. Tanti aneddoti, tanti ricordi. C'era anche la Cremonese di oggi, rappresentata dai dirigenti Armenia e Loda, che hanno portato i saluti del Cavaliere Arvedi, che ha riportato la Cremonese ai fasti della serie A (e Luzzara ne sarebbe felice). C'era ovviamente la famiglia di Luzzara, il nipote Attilio, padrone di casa gentilissimo e generoso (i bimbi che vedete intorno alla targa sono la sua famiglia, la famiglia di Luzzara). C'era anche la famiglia Ferraroni, rappresentata da Enrico, c'era il comune di Stagno Lombardo, rappresentato dal vicesindaco.

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Fin qui il vostro cronista ha fatto il suo dovere, raccontando i fatti. Ora però il cronista si fa da parte e lascia la parola al tifoso che c'è in lui.

A distanza di quasi 20 anni dalla morte, vedere Montorfano in lacrime, Garzilli con la voce strozzata, Adalberto Pagliari commosso...vedere tutto questo mi ha emozionato...è la testimonianza di cosa è stato Domenico Luzzara e di cosa è stata la sua Cremonese. Quella Cremonese era una famiglia, perché i collaboratori e consiglieri di Luzzara erano tutti suoi amici: litigavano, discutevano, avevano idee diverse, ognuno i suoi difetti, ma si aiutavano ed erano amici e volevano bene alla Cremonese. Essere una famiglia è stata la loro forza: noi ricordiamo spesso le vittorie ma quella Cremonese è retrocessa innumerevoli volte (nel periodo Luzzara una decina di volte) ma ogni retrocessione era solo una lezione di cui fare tesoro e una molla per darsi la spinta e ripartire più forte, tutti insieme. I giocatori alla Cremonese rendevano di più che nelle altre squadre, perché sentivano un sostegno, un calore, che non c'era altrove. La forza di una famiglia.

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Le lacrime di oggi dei ragazzi di Luzzara sono la testimonianza del calore che quella società trasmetteva, una società irripetibile. Io, come tanti altri, ero piccolo quando quella Cremonese giocava e vinceva (e perdeva anche, fa parte del gioco appunto) e mi è sembrato tutto un grande sogno, per l'intera mia adolescenza. Quel sogno lo dobbiamo, tutti noi, a quegli uomini, a Luzzara per primo ma a tutti gli altri, Beppone ed Erminio, i dirigenti, Mondonico e Cesini e tutti i ragazzi di quel periodo. Lo hanno costruito grazie alla loro umanità e hanno lasciato un grande ricordo grazie alla loro umanità. "La cosa più importante nel calcio è vincere": non è vero, vincere è importante, ma la cosa più importante è rappresentare un qualcosa in cui ti puoi identificare, che ti rende orgoglioso perfino quando perde per i valori che trasmette. Quella era una Cremonese di cui essere orgogliosi, da amare forte nella vittoria e ancora più forte nella sconfitta.

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Il nostro dovere è non dimenticare: raccogliere la fiaccola e tenerla viva, ricordare, ricordare, ricordare. Straconcolo, un luogo dove il cuore di Cremona batte più forte.

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