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Pecchia:"Possiamo uscire dai guai, dobbiamo lavorare e avere la giusta mentalità"

Cremonese

RINGRAZIAMO PER LE FOTO L'UFFICIO STAMPA DELLA US CREMONESE

Il primo giorno di Fabio Pecchia alla Cremonese inizia con la classica chiacchierata con la stampa. Prima, però, gli onori di casa che spettano ad Ariedo Braida:

"Prima di tutto voglio ringraziare Pierpaolo Bisoli per il lavoro che ha fatto, purtroppo i risultati non sono arrivati e come sapete l'allenatore è sempre il primo a pagare. Pecchia è un allenatore in cui abbiamo fiducia, ha esperienza e ha collaborato con un allenatore del calibro di Rafa Benitez e questo è significativo". 

La parola passa poi a mister Pecchia.

Mister, cosa ne pensa a primo impatto di Cremona?

"Io prima di tutto voglio ringraziare il club, la proprietà e Bisoli per il lavoro fatto, anche nell'anno scorso, se la Cremonese gioca ancora in serie B ha infatti ampi meriti con un finale davvero grande anche visto da fuori. Per quanto riguarda me io mi avvicino a questo incarico con grandissimo entusiasmo. Quando affrontavo questa squadra da calciatore era molto fastidiosa, forse perché come allenatore c'era un tecnico che poi per me è stato un punto di riferimento e un maestro negli anni, Gigi Simoni. Io lo ricordo sempre con grande affetto. Mi rendo conto che l'ambiente è deluso, la classifica è inaspettata ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e lavorare sodo. Non vedo l'ora di rientrare sul campo"

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Quali sono state le ragioni che l'hanno spinta ad accettare l'offerta della Cremonese?

"Direi la grandissima fiducia dimostrata da Braida nei miei confronti, la struttura di livello del club, la conoscenza della squadra che secondo me ha il potenziale per uscire dai guai, la storia della società che per chi fa questo mestiere è benzina che spinge il motore"

Ho letto la tesi che ha fatto sulla comunicazione, quindi so che è molto importante per lei. Cosa dirà ai ragazzi?

"Io l'ho detto la prima volta anche parlando col presidente, avrò di fronte a me dei ragazzi, qualcuno più giovane qualcuno meno, voglio conoscerli subito uno a uno e poi iniziare un percorso insieme avendo un rapporto diretto con tutti. Voglio conoscerli prima possibile, li conosco tutti dal punto di vista tecnico ma tanti non li conosco umanamente e dal punto di vista morale e dovrò intervenire in quella direzione".

E' il primo incarico preso a campionato in corso. Occorre anche avere una svolta in tempi celeri, di solito febbraio-marzo è il periodo decisivo. Come vede la cosa?

"Lavorare per me è la prima volta. Ho fatto un'esperienza con Rafa Benitez in Inghilterra a entrare in corsa ma è durata solo un mese, questo è un caso diverso, abbiamo il finale del girone di andata e tutto il girone di ritorno. Dobbiamo lavorare sul campo e in questo momento l'obiettivo deve essere solo Pescara. Dobbiamo lavorare, recuperare gli infortunati, preparare le partite. C'è il periodo di mercato che rende tutto più instabile con giocatori in entrata e in uscita e dovremo essere bravi a gestirlo al meglio. Dovremo gestire soprattutto il finale di gennaio poi il rush finale con tutta la rosa a disposizione".

Sul piano tattico questa squadra è stata costruita per giocare col 4-3-1-2 poi diventato 4-3-3 ma fisiologicamente lenta. Al di là dei numeri noi ci aspettiamo una squadra che gioca a quattro in difesa e che cerca di costruire gioco partendo dalla difesa. Siamo nella direzione giusta?

"Sicuramente partirò dalla difesa a quattro ma noi dobbiamo crescere nella mentalità e nella consapevolezza. Ci vorrà tempo per crescere sul piano del gioco anche se noi abbiamo solo una settimana prima di giocare contro il Pescara che è una diretta concorrente. Sarà quindi fondamentale giocare con voglia e atteggiamento giusti. In casa e in trasferta l'atteggiamento deve essere lo stesso anche perché ai tempi del covid il fattore campo non c'è più. Voglio personalità, voglia di fare la partita, saper soffrire nelle difficoltà, essere propositivi"

Sul mercato cosa ci può dire?

"Il direttore ha un quadro sicuramente più completo, abbiamo un rapporto quotidiano comunque e ci consultiamo, viviamo praticamente insieme a parte la sera. Lui conosce meglio la squadra e dove intervenire ma le idee sono chiare. C'è una difficoltà che tutte le squadre devono affrontare con questo mercato cioè tenere compatto il gruppo nel momento in cui ci sono entrate e uscite, è un discorso che vale per tutti però"

E' qua col suo staff?

"Sì, ho tre collaboratori. Il preparatore dei portieri è Nando Coppola, Antonio Porta mi dà una mano in campo e Marco Antonio Ferrone lavora come preparatore atletico. Ho trovato altri due-tre collaboratori disponibili già qua che entreranno a far parte del mio staff, oggi avrò dei colloqui e altri li ho già avuti, con loro ci deve essere unità di intenti per avere tutti un unico obiettivo"

Ha giocato e allenato nella Juventus e ha giocato ed allenato nel Napoli, quanto si sente bianconero e quanto si sente napoletano?

"Ho giocato tanti anni a Napoli e ci ho allenato come allenatore in seconda, alla Juventus ho giocato e ho allenato una seconda squadra, esperienza rara in Italia che ti mette di fronte alla sfida di dare una identità alla squadra. La mia soddisfazione è quella di essere riuscito a darla lo scorso anno a quel gruppo di giovani ed è una esperienza che mi servirà anche qui"

Uno degli obiettivi principali sarà dare una identità tattica per dare certezze ai giocatori immagino, al di là dei moduli.

"L'obiettivo ora è Pescara ma chiaramente noi non possiamo vivere alla giornata ma dobbiamo dare una identità e io voglio una squadra propositiva e capace di portare l'aggressione alta e di essere padrona del campo, se poi una squadra riesce a tenerci dietro lo accettiamo. Ovviamente sono obiettivi che non si raggiungono in un giorno ma dobbiamo lavorare in quella direzione. Voglio gestire la palla e abbiamo giocatori in mezzo al campo capaci di farlo"

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Le esperienze all'estero come hanno cambiato la sua prospettiva del calcio italiano?

"Per quello che ho vissuto diciamo che sono esperienze che rimangono dentro di me e sono entrate nel mio modo di essere. Ho avuto esperienze bellissime perché allenare in un top club come il Real Madrid dove ogni parola ha una cassa di risonanza mondiale mi ha aiutato a imparare a gestire i giocatori. Lavorare tutti i giorni con gente come Ronaldo, Sergio Ramos, Modric non si dimentica. Giocatori di quel livello hanno comunque bisogno di fiducia, vederlo in quei giocatori ti fa capire quanto sia importante per giocatori di livello meno alto. In Inghilterra ho scoperto un calcio con uno stress mentale più basso, in Giappone ho scoperto una cultura diversissima dalla nostra con grande cultura del lavoro e del rispetto. Vivere all'estero ti dà una mano a valorizzare il nostro vissuto calcistico italiano"

Ha iniziato a Gubbio con Giammarioli, tanti giovani e fra questi Ciofani: come è cambiato Pecchia da allora a oggi?

"Ho iniziato con la presunzione dell'ex giocatore fresco che crede di poter allenare senza studiare. E' stata un'esperienza formativa, il master è arrivato mentre allenavo lì. Gli anni successivi mi hanno costruito, modellato, dato un metodo di lavoro. Io credo che ci si debba preparare in ogni mestiere, non si inventa nulla"

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In questo momento di delusione e col pubblico che non può neppure venire allo Zini cosa si sente di dire ai tifosi per galvanizzare l'ambiente?

"No, è il campo che deve parlare, solo ed esclusivamente il campo"

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