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LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (5° puntata)

Cremonese
La Cremonese in campo col Padova nel 3-0 del 1989

La storia siamo noi diceva De Gregori. Niente di più vero. La storia siamo noi, la storia la fanno le persone, con la loro umanità. Vale in tutti i campi e vale anche nel calcio. La storia siamo noi per la Cremonese vuole dire tutte quelle persone che negli anni hanno saputo farla grande, mettere anima e corpo in una passione, in campo e anche fuori dal campo.

Da oggi ricostruiremo insieme (a puntate perché è molto lunga) la storia di uno di questi personaggi che tutti conoscete: Mario Montorfano. Uno dei più grigiorossi fra i grigiorossi. Sarà anche l'occasione per ricostruire, insieme a Mario, uno spaccato della Cremonese dei suoi anni, di quella umanità che ha saputo farla grande. Rivivere la storia di una società e degli uomini che l'hanno fatta attraverso l'esperienza di un giocatore (poi allenatore).

LE PUNTATE PRECEDENTI:

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (1° puntata)

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (2° Puntata)

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (3° puntata)

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (4° puntata)

Siamo nel 1986 e Mondonico se ne va.

"Sì, arriva Mazzia e inizia un nuovo ciclo. Il mister arrivava dal Campobasso e con lui arrivò anche una figura per noi importante cioè Dino Busi. Oggi infatti ci sono staff tecnici in A e B di 7-10 collaboratori tecnici, all'epoca la Cremonese lavorava con due persone: il mister e il viceallenatore. Loro svolgevano anche le mansioni di preparatori dei portieri e preparatori atletici. L'arrivo di Busi determinò per Cesini un ruolo esclusivo come allenatore della Primavera (prima allenava la Primavera contemporaneamente alla mansione di allenatore in seconda della prima squadra, nda). L'unico innesto in rosa fu il rientro di Torri dal Derthona: questo fa capire la differenza col calciomercato di oggi"

Ci fu anche una novità estiva.

"Sì, andammo in ritiro a Spiazzo in Val Rendena, località che poi diventerà abituale per i nostri ritiri. Ricorderò sempre la stanzetta dell'hotel di Spiazzo dove ognuno a turno stipulava il contratto con Miglioli, che ricordo portava sempre insieme a lui in ritiro tutta la famiglia. Ci fu anche la novità dell'arrivo di nuovi magazzinieri che diedero una mano alla Carla cioè Vittorio Reali e la Lina. Loro vivevano lo spogliatoio tutto il giorno e avevano perfino una cucina nel magazzino-spogliatoio. Io e i miei compagni abbiamo tantissimi ricordi che ci legano a loro. Di quegli anni ricordo lunghi viaggi in pullman e partite a carte lunghissime ed esasperanti fra me, Violini, Lombardo, Maspero e Piccioni. La sera si giocava a "bestia" e partecipava anche Mazzia e tra lui e Lombardo erano continui battibecchi (provate a confrontare con i ritiri di oggi fra cellulari e playstation! nda)"

Spiazzo 1987-88.jpg

Come andò il campionato?

"Fu una annata in cui fummo sempre protagonisti, sempre fra le prime della classifica. Nicoletti realizzò ben 14 gol e non si può non ricordare la magia di Alviero col Messina, quando entrò dalla panchina senza riscaldamento per calciare una punizione e realizzò una rete meravigliosa"

Ci fu la clamorosa avventura in Coppa Italia.

"Sì, furono momenti magici. Eliminammo Verona e Inter ai calci di rigore agli ottavi e ai quarti e fummo eliminati dall'Atalanta in semifinale, in finale c'era il Napoli che aveva vinto lo scudetto quindi battendo l'Atalanta ci saremmo addirittura qualificati alla Coppa delle Coppe! Pensate che impatto avrebbe oggi a livello mediatico una impresa del genere di una squadra di serie B. Nelle partite di coppa l'emblema fu Giacomo Violini, portiere bravissimo e sempre determinante ai calci di rigore"

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Il finale di campionato portò però a una delusione.

"Arrivammo alla fine sulle gambe fisicamente. Avevamo giocato più di 50 partite contando la Coppa, io stesso giocavo quasi sempre. Nella partita finale col Pisa ho vissuto il dramma sportivo peggiore della mia carriera. Bastava un pareggio in casa per la A e invece perdemmo contro i nerazzurri di Gigi Simoni. I successivi spareggi con Lecce e Cesena li affrontammo moralmente e fisicamente a terra, senza speranze. Pagammo la stanchezza, forse anche il fatto di avere a disposizione il pareggio paradossalmente ci condizionò mentalmente"

Coppa Italia 1988-89.jpg

La stagione successiva vide molte novità.

"Mazzia era sempre in panchina mentre in campo ci furono molte novità con l'arrivo di Avanzi, Piccioni e Rizzardi e il debutto di Feliciani e Merlo e Paini. Non era facile ripartire dopo il finale della stagione precedente. Ripartimmo da Spiazzo e Mazzia ebbe la felice intuizione di passare alla difesa a zona. Abituato da anni a marcare a uomo pensai subito che non avrei più trovato spazio fra i titolari, invece grazie al determinante aiuto di Garzilli e Citterio non feci fatica. Loro due erano giocatori di grandissima intelligenza tattica e io mi trovai bene giocando su buoni livelli anche col nuovo sistema. Iniziammo col botto vincendo 2-0 sul campo del Parma di Zeman. A Messina vincemmo con una punizione di Alviero, ancora una volta, Schillaci si vide annullare un gol per fuorigioco e noi uscimmo dopo ore dagli spogliatoi assediati dalle proteste dei tifosi siciliani. A fine andata eravamo in alto. Ricordo molto volentieri la vittoria nel derby a Piacenza firmata Nicoletti ma nel ritorno pareggiamo troppe partite poi perdemmo 1-0 a Taranto sbagliando un rigore e pareggiammo 0-0 in casa col Bologna pur dominando. Chiudemmo con un buon sesto posto a 41 punti ma mancando il ritorno in serie A, resta però la memorabile vittoria 3-0 sul campo dell'Atalanta. Inoltre con 18 gol subiti la nostra fu la difesa migliore della B. Ricordo un ottimo campionato di Lombardo e Gualco mentre tra i tanti giovani del vivaio brillò Merlo"

Cremonese Piacenza  1988-89.jpg

La stagione 1988-1989 vide una nuova enorme soddisfazione.

"Mazzia rimase e si ricominciò da Spiazzo. Arrivarono Bivi, Cinello, Loseto. Maspero entrò stabilmente in prima squadra. Ci furono però cessioni importanti fra cui Bencina, Finardi e il mio compagno di stanza Nicoletti. Da allora divisi la camera con Galletti. Iniziammo a rilento con due pareggi, ricordo anche col Monza c'era Vialli in tribuna. Vincemmo poi con Cosenza ed Empoli ma eravamo alterni. A dicembre però piazzammo un tris di vittorie esterne con Sambenedettese, Catanzaro e Brescia. Il 31 dicembre 1988 la nostra vittoria a Brescia fu molto meritata e per me fu una grande soddisfazione perché quando da ragazzino giocavo nella Leonessa ero stato scartato dalle giovanili del Brescia. Chiorri regalò una perla meravigliosa con un super-gol a Bordon, portiere bresciano. Genoa, Bari e Udinese presero il largo e noi eravamo insieme a loro a fine andata. Io e Lombardo fummo inseriti nella formazione ideale di Tuttosport del girone di andata. Nel ritorno fummo più alterni. Io giocavo sempre titolare e ricordo un bel 3-0 al Padova ma poi inanellammo solo pareggi per 6 giornate. Non c'erano ancora i tre punti per vittoria, per fortuna, ma nella partita decisiva a Licata ero squalificato e ho dovuto assistere soffrendo dalla tribuna. Strappammo un pareggio che ci portò allo spareggio con la Reggina che aveva realizzato una rimonta incredibile. Moralmente eravamo a terra anche se Bivi e Cinello erano stati prolifici e Rizzardi, Lombardo e Rampulla strepitosi. Andammo a Pescara per lo spareggio e ci ritrovammo nell'hotel del ritiro a Montesilvano il centro coordinamento tifosi Reggina, eravamo circondati! Allo stadio c'era una marea granata, oltre 20000 tifosi, mentre i nostri arrivarono in ritardo per problemi logistici. Credo che questa vittoria li esaltò ancora di più perché ottenuta in minoranza numerica. Ero al terzo spareggio per la A: noi eravamo superiori ma la Reggina di Scala correva molto e noi eravamo cotti. Ci aggrappammo alla tenuta della difesa e alla corsa di Lombardo. Durante i supplementari ricordo che mi ero sganciato e Pippo Citterio mi disse "Mario stai qui che dobbiamo andare ai rigori". Durante i rigori Rampulla fu strepitoso e Lombardo segnando l'ultimo ci portò in paradiso. Ricordo che Chiorri non voleva tirare, fu costretto e lo sbagliò. Furono tre annate meravigliose con un grande gruppo e un grande clima, praticavamo un gioco non spettacolare ma solido. Avevamo confidenza con mister Mazzia e c'era un clima allegro e con tante risate con Lombardo e Cinello. Eravamo pronti a tutto e ci adattavamo: per fare un esempio ricordo allenamenti a Cappella Cantone in cui Reali portava il materiale sul furgoncino e quando lo indossavi era ghiacciato ma nessuno si lamentava"

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