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LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (4° puntata)

Cremonese
Il titolo della Gazzetta dello Sport sullo scontro fra Montorfano e Paolinelli a Napoli

La storia siamo noi diceva De Gregori. Niente di più vero. La storia siamo noi, la storia la fanno le persone, con la loro umanità. Vale in tutti i campi e vale anche nel calcio. La storia siamo noi per la Cremonese vuole dire tutte quelle persone che negli anni hanno saputo farla grande, mettere anima e corpo in una passione, in campo e anche fuori dal campo.

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Da oggi ricostruiremo insieme (a puntate perché è molto lunga) la storia di uno di questi personaggi che tutti conoscete: Mario Montorfano. Uno dei più grigiorossi fra i grigiorossi. Sarà anche l'occasione per ricostruire, insieme a Mario, uno spaccato della Cremonese dei suoi anni, di quella umanità che ha saputo farla grande. Rivivere la storia di una società e degli uomini che l'hanno fatta attraverso l'esperienza di un giocatore (poi allenatore).

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Le prime puntate le trovate qui:

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (1° puntata)

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (2° Puntata)

LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (3° puntata)

Siamo alla grande avventura in serie A

"Era incredibile esserci dopo essere stati in serie C solo 3 anni prima. Voglio sottolineare che io, Galbagini, Galvani e Vialli eravamo tutti usciti dal vivaio, a dimostrazione di quanto bene lavorava il settore giovanile. Giunti in A, Vialli fu ceduto comprensibilmente alla Sampdoria ma arrivò Alviero Chiorri. E' con Limpar il giocatore di maggiore talento con cui abbia mai giocato. La partenza di Gianluca determinò un nuovo compagno di stanza per me: divisi la camera con Marco Nicoletti fino al 1988. In squadra arrivarono Mei, Borin, Pancheri e Meluso: come vedete pochi acquisti, all'epoca non c'erano rivoluzioni"

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Inizia la stagione giocata.

"L'esordio avvenne a Marassi con una sconfitta 1-0 firmata Souness. Io marcai Francis che era un nazionale inglese. La domenica successiva ottennemmo una brillante vittoria sul Torino, io marcavo Aldo Serena. Avversari importanti quindi ma ottenni la soddisfazione di entrare nella formazione ideale della Gazzetta dello Sport entrambe le volte. Diciamo pure un avvio col botto!!! Purtroppo col Milan ci fu il bruttissimo risveglio: in campo Nicoletti firmò una rete pazzesca ma una doppietta di Hateley ribaltò la situazione, soprattutto a fine gara ci fu l'ignobile uccisione di Marco Fonghessi (sulla sua storia https://www.golditacco.it/30-settembre-1984-la-vittima-di-un-tifo-violento-e-marco-fonghessi/). Da quel momento la stagione andò avanti con una serie di sconfitte, sempre di misura, ma che ci tenevano sul fondo della classifica"

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Poi arriva la partita di Napoli.

"Perdemmo 1-0 con gol di Bertoni, in quella squadra giocava anche Maradona, ma io vissi l'episodio più drammatico della mia carriera. Io marcavo Penzo e su una palla alta sono intervenuto di testa per passarla a Borin ma Paolinelli intervenne nello stesso momento e ci fu un impatto tremendo. Io andai in arresto cardiorespiratorio, mi fecero il massaggio cardiaco, credo Miglioli, dovetti fare i conti con una frattura tempioparietale, per fortuna con ematoma esterno. Ho un blackout di 30' nei ricordi, dall'impatto al risveglio in ambulanza. Bigio Rossi e il dottor Manzini mi accompagnarono al Cardarelli. Al ritorno a Cremona sono rimasto 14 giorni nel reparto neurologico e il dottor Anselmi anni dopo mi ha spiegato chiaramente che ho rischiato la vita"

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Tornare a giocare non deve essere stato facile.

"Io ripresi ad allenarmi a gennaio (mesi dopo l'infortunio) ma colpivo di testa senza paura perché non avevo ricordi del trauma. Certamente persi mesi e sfide importanti come quelle con Fiorentina, Inter e Roma. Tornai in campo con la Sampdoria. E' una partita che ricordo bene perché aveva nevicato moltissimo e la gente era assiepata fra cumuli di neve, un ambiente pittoresco in cui giocare. In quella partita ci fu anche l'esordio di Zmuda, un mito del calcio internazionale (4 mondiali giocati con la Polonia con due semifinali), ma il suo rendimento fu sempre condizionato da un grave infortunio che aveva patito al ginocchio. Giocò con noi anche Juary, arrivato dall'Inter, non segnò molto (due gol) ma era simpatico (anni dopo segnò un gol decisivo in finale di Coppa dei Campioni, vinta col Porto). Intanto noi andammo avanti nel campionato con tante sconfitte, sempre di misura e dignitose. Ricordo quella col Milan per un rigore inesistente, avevo allargato le braccia e Virdis si è lasciato andare inginocchiandosi, del tutto inesistente. Ci lasciammo andare solo con la Roma perdendo 5-0, spesso riscontravamo consensi sul gioco espresso. Eravamo poco concreti ma per me resta un ricordo bellissimo, ho avuto l'onore di giocare in stadi storici come San Siro, San Paolo, Olimpico, il Comunale di Torino e contro avversari fortissimi, il meglio del calcio mondiale. All'epoca infatti giocavano in Italia Maradona, Platini, Falcao, Cerezo, Boniek, Francis, Zico, Socrates, Bertoni, Rummenigge, Junior, Elkjaer, Briegel più tutti i campioni italiani. Per me quel periodo resta il migliore della storia del calcio italiano e proprio quell'anno vinse un clamoroso scudetto il Verona"

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Alla fine fu retrocessione.

"Ricordo l'ultima partita con l'Udinese. Vincemmo 2-0 e nonostante la retrocessione ricordo entusiasmo e partecipazione del pubblico. Devo dire però che se dalla C alla B c'era un saltello, qui dalla B alla A il salto era grande. Comunque, facemmo esordire anche giovani come Recaldini, Galletti, Torresani. Galvani si esaltò chiudendo la stagione nel top 11 della serie A come terzino sinistro. Fu un sogno per tutta la città, un'annata incredibile di cui i tifosi ancora parlano. In tre anni avevamo completato un viaggio affascinante da Sant'Angelo Lodigiano e Sanremo a San Siro"

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Si riparte dalla B.

"Sempre con Mondonico e Cesini in panchina. Ceso allenava anche la Primavera. Per la prima volta però ci fu una rivoluzione sul mercato con molti acquisti. Arrivarono Bongiorni, Galluzzo, Citterio, Lombardo, Rampulla e Gualco, molti di loro sarebbero stati miei compagni per anni. Fu un torneo alterno con alti e bassi. Rientrammo anche nella lotta promozione ma una sconfitta casalinga col Brescia spense le nostre possibilità. Ricordo anche un forte diverbio a Trieste fra me e Mondonico: anche se ci si stima, nel calcio può capitare (noi aggiungiamo una polemica Mondonico-Binda con silenzio stampa in quell'anno: il Mondo aveva carattere e ogni tanto capitava, poi rientrava tutto). Disputai comunque molte partite consolidando il completo recupero con sacrifici e duri allenamenti: l'infortunio al ginocchio era ormai un ricordo. Esordirono Pelosi, Pedretti, Giorgi, Ferraroni, ennesima dimostrazione della bontà del settore giovanile. Lombardo cominciava a mostrare le sue qualità: umile, divertente e velocissimo. Io e Bencina lo consigliavamo di non andare sempre in quinta marcia ma di scalare e gestirsi altrimenti avrebbero dovuto aprirgli i cancelli dello Zini! La mentalità era comunque quella del sacrificio: spesso io, Bencina, Lombardo, Galvani, Galbagini e negli anni precedenti anche Vialli e Montani ci fermavamo dopo allenamento per migliorare con passaggi, controlli e lanci, lavoravamo sulla nostra tecnica"

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Ora veniamo agli aneddoti.

"Erano altri tempi. Ricordo il pellegrinaggio sui campi di allenamento: il campo dietro lo Zini, Monticelli, San Quirico, Sospiro, Robecco. A Spinadesco una volta il custode non c'era e abbiamo dovuto scavalcare il cancello del campo! Ci adattavamo a tutti. Vorrei ricordare i lavoratori della segreteria: Beppe Rossi che era fratello di Bigio, Lalla Bacchetta, segretaria paziente sempre disponibile per firme, contratti, stipendi e altre pratiche burocratiche. Beppe invece si occupava delle commissioni di noi giocatori, tra cui bollettini e multe e a volte anche fare la spesa! Voglio anche ricordare i giornalisti di quegli anni che ci seguivano con passione e correttezza: Dante Binda, Umberto Onofri, Giampietro Tambani, Contardi fra gli altri. Pensa, quando c'era la partita e noi eravamo in ritiro al Continental andavamo al campo a piedi in mezzo alla folla che ci incoraggiava. Oggi sarebbe inimmaginabile!"

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