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LA STORIA SIAMO NOI Mario Montorfano si racconta...e racconta la Cremonese (1° puntata)

Cremonese

La storia siamo noi diceva De Gregori. Niente di più vero. La storia siamo noi, la storia la fanno le persone, con la loro umanità. Vale in tutti i campi e vale anche nel calcio. La storia siamo noi per la Cremonese vuole dire tutte quelle persone che negli anni hanno saputo farla grande, mettere anima e corpo in una passione, in campo e anche fuori dal campo.

Da oggi ricostruiremo insieme (a puntate perché è molto lunga) la storia di uno di questi personaggi che tutti conoscete: Mario Montorfano. Uno dei più grigiorossi fra i grigiorossi. Sarà anche l'occasione per ricostruire, insieme a Mario, uno spaccato della Cremonese dei suoi anni, di quella umanità che ha saputo farla grande. Rivivere la storia di una società e degli uomini che l'hanno fatta attraverso l'esperienza di un giocatore (poi allenatore).

Mario, partiamo dal tuo arrivo alla Cremonese. Quando e come?

"Sono arrivato a Cremona nel 1975, dalla Leonessa, storica società bresciana che ha sempre fatto molto bene a livello giovanile e dilettantistico. E' una squadra da cui sono usciti anche Romano Galvani e i fratelli Dario e Ivano Bonetti, per fare qualche nome. E' stata fondata da Filippini, persona che voglio ricordare perché è mancata proprio in questi tristi giorni. Nel 1975 vincemmo il campionato provinciale e giocammo la finale del prestigioso torneo Bresciaoggi. Alla fine mi fu comunicato che ben 7 miei compagni sarebbero andati al Brescia mentre solamente io sarei andato alla Cremonese. Sul momento non fui contento perché il Brescia giocava in B e la Cremonese in C ma col senno di poi è stata la fortuna della mia vita"

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Il primo impatto con la Cremonese come si è svolto?

"Ho dovuto sostenere un provino al campo Federale contro una squadra formata dai giocatori classe '61 della Cremonese e da ragazzi in prova, negli avversari giocava anche Gilardi per citarne uno. Secondo me il provino non era andato bene ma invece fui preso. Tra gli osservatori presenti c'era Babo Nolli: è una figura storica della Cremonese e importantissima per la mia crescita come uomo e come giocatore, lo considero un padre"

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Inizia l'avventura grigiorossa

"Giocavo negli Allievi B sfidando le squadre del lodigiano e del milanese. Proprio Babo Nolli fu il mio primo allenatore: guidava noi e la Berretti contemporaneamente. C'erano giocatori come De Gradi, Bocchio, Remondina, Bettoni, Lusiardi. L'anno dopo passai negli Allievi A (giocando con ragazzi come Gilardi, Bodini, Galvani) e fui allenato da Ennio Rota, una persona stupenda che aveva anche un negozio di giocattoli in corso Garibaldi, un altro padre per me. Io ero passato dai dilettanti al professionismo, lontano da casa, persone come Babo Nolli e Rota furono fondamentali per ambientarmi. Racconto un aneddoto per capire Babo: io mi allenavo al Federale facendo giri di campo, all'epoca avevo un fisico longilineo con le gambe secche e Babo dalla panchina mi disse "ma n'dua vet con chele gambine da merlo" (ndr: ci scusiamo se le parole in dialetto non sono scritte correttamente, non siamo esperti). Anni dopo il mio fisico si trasformò e ogni tanto rammentavo a Babo quella frase"

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GUIDO SETTEMBRINO

Come funzionava la vita nelle giovanili all'epoca?

"Era un altro mondo. Gli allenamenti finivano per le 17 e con i capelli ancora bagnati prendevamo la radiale (dalla fermata davanti l'attuale Esselunga) per andare dal Federale alla stazione, a volte non c'era tempo e facevamo tutta la strada di corsa. Quando perdevi il treno, quello successivo partiva alle 18.50. Alla domenica il treno da casa mia partiva alle 6.15 e mi dovevo svegliare alle 5 perché quello successivo partiva troppo tardi. Io e gli altri ragazzi dovevamo fare così per essere puntuali alle partite. Quando giocavamo in casa a volte andavamo a piedi dalla stazione al campo Po. Ecco, sul campo Po ho giocato ma gli allenamenti erano sempre a San Sigismondo e al Federale. Per noi ragazzi che venivamo da fuori città c'era una littorina che ci portava a Cremona. Erano viaggi con tanti ragazzi di età diversa e con fermata in ogni paese, paesi come Orzinuovi, San Zeno, Olmeneta. Era anche una buona occasione per socializzare"

Come conciliavi con lo studio gli allenamenti?

"Io facevo le Magistrali e andavo bene a scuola. Ogni martedì e giovedì partivo con la sacca piena del materiale scolastico ma anche di quello sportivo. Devo ammettere che quando debuttai in prima squadra, ancora giovanissimo, fu più difficile conciliare con la scuola. Lo studio però è importantissimo. All'epoca si facevano meno allenamenti. Oggi infatti sono perplesso sui 4-5 allenamenti a settimana rispetto ai 2 allenamenti dei miei tempi. Io stesso da allenatore ho introdotto alla Cremonese l'aumento di allenamenti ma per permettere ai ragazzi di gestirsi meglio (non vieni oggi, fai seduta di allenamento domani). Lo studio è importante e non va trascurato"

Qualche racconto sui personaggi che lavoravano al settore giovanile?

"Ricordo benissimo che il mio primo anno a Cremona, nel 1975, fu anche il debutto di Bigio Rossi. Ricordo che arrivava col suo Ciao verdino e con sacche piene di materiale medico per noi. Ricordo il segretario Ervetti, mi veniva a prendere con la sua Nsu azzurrina (automobile bruttissima, ci dice ridendo Mario) e curava le comunicazioni ed era lui a rimborsarci a fine mese i costi della littorina. Soprattutto ricordo Guido Settembrino. Era un grande intenditore di calcio con un carattere davvero forte e rude, un po' troppo secondo me. Io mi scontrai con lui. Era una persona che incuteva timore e tutti avevano paura di lui ma io avevo una personalità molto forte e gli rispondevo a tono. Dopo soli 15 giorni di allenamento il suo modo di fare aveva urtato la mia sensibilità e smisi di presentarmi agli allenamenti. Furono Pierino Donati e la mia famiglia a convincermi a riprendere. Io con molto orgoglio tornai perché volevo fargli vedere quello che valevo. Voglio però precisare che lui non aveva nulla contro di me, era solo il suo modo di fare. Anzi era un intenditore di calcio e aveva visto in me delle doti, voleva stuzzicarmi. Peraltro si divertiva a chiamarmi "il sindacalista" e "il maestrino di Vigevano" da un noto film dell'epoca. In realtà mi voleva bene ma era un tipo particolare. Per esempio io tutti gli anni iniziavo l'attività in ritardo perché facevo lunghe vacanze con i miei e arrivavo a casa a stagione già iniziata. Lui al mio debutto non mi accolse bene. Io avevo fatto attività da solo perché già all'epoca avevo molto scrupolo sul mantenermi allenato ma lui inizià a farmi fare ripetute sui 100 metri ad altissima velocità. Io tenevo botta perché mi ero allenato ma alla settima o ottava sono collassato sul campo di San Sigismondo come sarebbe successo a chiunque altro e lui venne sopra di me e mi disse "visto che non ti sei allenato?"

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LA CREMONESE 1977-1978 (ANNO DELLA PRIMA PANCHINA IN PRIMA SQUADRA DI MONTORFANO)

Diciamo che era un po' un sergente di ferro.

"Era molto temuto. Lui per esempio faceva l'ispezione borse. Prima di allenamento, ogni tanto, verificava che ognuno avesse tutto il materiale in ordine, perfino le stringhe di ricambio. Si arrabbiava con chi sgarrava. Era un uomo rude ma moderno, vedeva più avanti degli altri. Noi lo temevamo per il suo carattere"

Dagli Allievi si passa alla Primavera.

"Era il 1977-1978 e con Settembrino alla guida partimmo discretamente con 6 punti in 7 partite per poi perderne 13-14 di fila. Da quella squadra però uscirono giocatori professionisti come me, Montani, Gilardi e Galvani. Settembrino fu promosso in prima squadra al posto di Angeleri, eravamo in serie B. La squadra retrocesse per un punto ma all'ultima giornata, Cremonese-Varese 3-0, Settembrino mi premiò portandomi in panchina per la prima volta nei grandi"

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Siamo al passaggio in prima squadra.

"Sì, nel 1978-1979 iniziai nelle giovanili con allenatore Canevari di Soresina, bravo e disponibile. Durante l'anno fui però promosso in prima squadra in pianta stabile. Nel marzo 1979 il segretario Ervetti comunicò a me, Abate, Ruggiu e Bodini che avremmo dovuto fare i passaporti per partecipare alla trasferta della prima squadra a Londra per l'anglo-italiano di serie C. Quando Ervetti ci comunicò la decisione ricordo che dissi "sicuro, proprio io?". La squadra era tornata in C ed era stata costruita con Galeone in panchina e con giovani come Fontanesi, Fulvio Bonomi, Schincaglia, Monaldo e Crivellaro ma poi si decise di iniettare esperienza aggiungendo Fei, Gola e altri giocatori esperti. L'esperienza a Londra fu emozionante. Al ritorno mi ricordo che nella mia ingenuità andai ad allenarmi con la Berretti e la sera stessa mi chiamarono dicendomi perché non mi ero presentato all'allenamento della prima squadra. Non avevo capito di essere stato promosso in prima squadra in pianta stabile"

NOTA Nell'anglo-italiano la Cremonese con Montorfano in campo perde 5-2 col Barnet e 2-0 col Matlock Town ma i cronisti cremonesi scrivono "le uniche note positive per i grigiorossi arrivano da Chigioni e Montorfano"

Arriva quindi il debutto in campionato.

"Ho giocato a La Spezia la mia prima partita (nda: sugli almanacchi abbiamo trovato Spezia-Cremonese 1-0 con gol di Bongiorni, futuro grigiorosso, ma Montorfano ha corretto spiegando che in realtà ci fu una deviazione decisiva di Cesini, quindi autorete). Voglio sottolineare che una persona che sostenne moltissimo il mio passaggio in prima squadra fu Giuseppe Miglioli"

NOTA Abbiamo ripescato il giudizio de "La Provincia" sulla prima partita di Montorfano:"L'autentica rivelazione grigiorossa è stata Montorfano che ha in gran parte confermato le brillanti esibizioni mostrate in Inghilterra, alle prese con un giocatore rognosissimo, sgusciante come Spinella". 

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A questo punto come prima puntata saremmo a posto ma la memoria di Mario sforna un altro aneddoto

"Quando nel settembre 1975 mi presentai per la prima volta alla Cremonese sbagliando andai allo Zini e per la prima volta vidi gente come Mondonico, Finardi, Pardini, Chigioni, Barboglio, Minini. Non trovando nessuno della mia squadra tornai a casa. Alle 20 mi chiamò Pierino Donati a casa chiedendomi come mai avevo saltato allenamento. Mi spiegò che avrei dovuto presentarmi al Federale e io per recuperare mi presentai il giorno dopo anche se non era previsto allenamento, venne a prendermi Ervetti e mi allenai con i '61 secondo semestre, più piccoli. Il mio primo allenamento fu a San Sigismondo e siccome la vita è strana anche nel 2008 al mio ritorno dopo anni di assenza alla Cremonese il mio primo allenamento fu di nuovo a San Sigismondo con i giovanissimi del '94. Ne approfitto per dire che Donati fu una persona importantissima per me"

FINE DELLA PRIMA PUNTATA MA NE SEGUIRANNO ALTRE!

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