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Una steccata d’umiltà

Cremonese

Calma e gesso, come nel gioco del biliardo. È la 2^ giornata di campionato e questa sconfitta contro l’Entella non ci voleva. Non tanto per una sterile lamentela sulla classifica dei grigiorossi, quanto perché i tre punti contro i liguri avrebbero potuto mettere alla Cremonese quelle “ali ai piedi” (cit. Rastelli in sala stampa) già parzialmente innestate dalla vittoria di Venezia.

Calma e gesso, come nel gioco del biliardo. C’è sempre un tappeto verde, cambiano le regole, ma l’astuzia è la medesima: nel biliardo i giocatori, prima di sferrare tiri molto complessi, restano fermi e immobili per lungo tempo, fissano intensamente le bocce e continuano a strofinare la punta della stecca con un cubetto di gesso. Concentrazione massima.

La Cremonese di ieri ha sicuramente meritato di non vincere, nel suo debutto casalingo in uno Zini vestito a festa. Poteva starci un pareggio ai punti, probabilmente. In ogni caso la partita di ieri è stata la più classica delle cartine da torna-sole d’inizio stagione. Pregi e lacune di una Cremo, come già si diceva a Venezia, ancora troppo imballata. Ancora troppo ingessata. Appunto.

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INGRESSO IN CAMPO

Partiamo dalle certezze. La Cremonese è squadra, su questo non si discute. L’organico è forgiato da mister e dirigenza nel fuoco dell’esperienza e della solidità. Un team costruito per vincere e per puntare alla massima Serie. Le lacune emerse nella serata di ieri, però, se da un lato mostrano cenni di preoccupazione, dall’altro non rappresentano veri e propri campanelli di allarme. Certo, la macchinosità della manovra, i momenti di apnea e, a tratti, l’incapacità di tessere una trama degna di nota, sono apparsi evidenti anche all’occhio del tifoso poco allenato. Tuttavia i grigiorossi hanno sempre mostrato una grande calma olimpica nel gestire le situazioni di crisi (calma e gesso): sia prima sia dopo il meritato vantaggio dell’Entella, infatti, la squadra di Rastelli ha palesato tutta la personalità dei singoli e, in maniera evidente dopo gli ingressi di Soddimo e Piccolo nella ripresa, nel provare, singolarmente, a prendere per mano i compagni verso la riscossa. Ancorché, invano e disordinatamente.

Il dato negativo, però, è ancora la grande assenza di amalgama nel collettivo. Le pregevoli giocate dei singoli, infatti, fanno da contraltare a un palese deficit d’intesa complessiva 'del' e 'nel' gruppo. Ora, al di là della regia Deli-Castagnetti in cerca di ispirazione, Ciofani e Palombi non sono ancora in condizione e a tratti sembrano pestarsi i proverbiali calli a vicenda. Sicuramente, sulla sinistra, meglio Renzetti contro l’Entella di Migliore contro il Venezia. Ancora discontinui Mogos sulla destra e Arini a metà campo per spezzare il gioco. Quanto al reparto arretrato, in attesa che rientri Terranova dall’infortunio, l’elemento che desta maggiore preoccupazione è lo scollamento con il centrocampo: il 3-5-2 disegnato sulla carta da Rastelli è un work in progress che non trova riscontri tangibili nella realtà del campo di gioco. Manca il pressing sul portatore di palla, la velocità per sfruttare i contropiedi e la lentezza dei difensori nel seguire centrocampisti e attaccanti che, in queste prime due partite, provano non sempre con successo a tenere alto il baricentro della squadra per una Cremonese non più difensivista come lo scorso anno ma, auspicabilmente, proiettata in avanti.

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AZIONE OFFENSIVA DELLA CREMONESE

Il giocatore di biliardo è abituato alla solitudine. Stempera la stecca con il gesso per smorzare la tensione, uniformare la punta e rendere il colpo più preciso, dritto verso l’obiettivo. La personalità di Soddimo e Piccolo di cui sopra, però, è forse arrivata troppo tardi, nella ripresa, in modo discontinuo. Nei primi 20’ del primo tempo non annotiamo brivido alcune sul taccuino del cronista. E i grigiorossi, per loro natura, non possono e non devono fare da soli. La forza di una squadra è la compattezza e il dialogo costante tra i reparti: prova ne sia la lezione che l’Entella impartisce quando, al 24’, la coralità dei biancocelesti porta Mancosu a penetrare in area della Cremonese, servire centralmente capitan Schenetti che, di destro angolato, indovina l’angolo giusto per battere Agazzi e realizzare il gol partita. Palombi e Deli provano due sussulti di reazione intorno alla mezz’ora, ma è tra i piedi del Grande Gigante Gentile che si manifesta nei minuti di recupero la più ghiotta delle occasioni per pareggiare, sbagliando però, incredibilmente, un gol già fatto a due passi da Contini.

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0-1 SCHENETTI

Nella ripresa ci si aspettava un assalto all’arma bianca ma, dopo un paio di affondi di Soddimo prima e Piccolo poi, la baionetta si trasforma in temperino dalla punta arrotondata. Hai voglia quindi a stemperare con il gesso una tensione palpabile che cresce al crescere di stanchezza e calura di queste ultime serate estive. Ci si affida allora ai calci da fermo, come a Venezia: Mogos in avvio prova a chiamare nuovamente l’ascensore servendo Soddimo sotto rete, Contini si salva per miracolo. Poi è la volta di Piccolo provare a sfruttare una punizione procurata da Deli: posizione invitante, tiro da dimenticare. È invece l’Entella, prima con Nizzetto e poi con Morra, a mancare per un soffio il raddoppio.

Il biliardo è un gioco tattico. Mosse e contromosse. Serve pazienza e grande abilità nello studiare l’avversario. È un gioco di strategia e calcolo che porta risultati sulla lunga distanza. Occorre studio e costante applicazione. Quella che sicuramente Rastelli e squadra intelaieranno nei prossimi giorni, sfruttando la settimana di pausa e i probabili nuovi innesti in rosa. Dopo l’arrivo del centrocampista Valzania dall’Atalanta sembra infatti imminente il trasferimento in grigiorosso del centroavanti Ceravolo dal Parma. Si fanno anche i nomi di Kingsley del Bologna e Gustafson del Torino

Insomma, come disse Eddie Felson, gran giocatore di biliardo interpretato da Paul Newman nel film ‘Lo Spaccone’: “Per allora, forse, mi sarà sviluppata la spina dorsale”.

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