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Storia di un Capitano

Cremonese

Capitolo 1 – La riserva di Abbruscato

Pro Patria-Cremonese, 1 settembre 2013. Si apre una stagione che vede la Cremo stra-favorita per la promozione diretta, vista la campagna acquisti di categoria superiore. Tanti nomi, tra cui Loviso, Palermo e soprattutto Abbruscato, direttamente da Pescara, dalla A. Nessuno bada a un ragazzo pescato dal Renate per completare la panchina. Uno che i suoi gol nelle categorie minori li ha sempre fatti, certo, ma vuoi mettere con Abbruscato? Elvis gli lascerà solo le briciole. Pro Patria-Cremonese, dicevamo. Torrente non vede l’ora di esibire il costosissimo giocattolo che gli hanno comprato e cala il tridente, Casoli-Abbruscato-Carlini. Tanto sarà una passeggiata, pensava. Certo, come no: 1-0 sotto all’intervallo. Qui bisogna cambiare qualcosa. Proviamo col ragazzo del Renate, dentro al 55’. Gli bastano venti minuti per il gol-partita, deviazione sottoporta con tempismo da veterano per completare la rimonta avviata da Elvis. Chi è quello? Chiede un tifoso grigiorosso. Quello è Andrea Brighenti, la riserva di Abbruscato. Ah, replica il tifoso, con una smorfia che è un misto tra “Ho capito” e “Sicuri che quello sia una riserva?”

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Cremonese-Savona, 22 settembre 2013. Grigiorossi a punteggio pieno dopo tre partite (tre a tavolino con l’Albinoleffe), si sogna ancora la cavalcata trionfale. Il risveglio è amarissimo: la sconfitta interna col Savona evidenzia le prime crepe, presagi di un crollo che porterà all’esonero di Torrente. I liguri sono avanti 2-0 quando nella ripresa la Cremo accorcia le distanze. Sempre con la riserva di Abbruscato. Il cross è teso dalla trequarti, da sinistra. A mezza altezza. Brighenti salta e la tocca al volo, d’esterno. Elegantissimo, è il suo primo gol allo Zini, siglato sotto la Sud. Il primo di una lunga serie.


Capitolo 2 – Un pomeriggio di ordinaria follia

Cremonese-Albinoleffe, maggio 2014. Playoff, ottavi di finale, gara secca. La Cremo domina ma regala il vantaggio ai bergamaschi, per poi rimediare con Bruccini. Inizia la ripresa. Brighenti riceve palla, punta l’area e segue il suo sentiero di caccia: si allarga appena sulla destra, due tocchi e palla a incrociare sul palo lontano.

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Istinto killer, ghiaccio nelle vene per scaldare uno Zini ad alta tensione emotiva. La tipologia del gol, il movimento, il tiro, segue uno schema applicato più volte, ma non basterà per vincere questa partita. Serviranno supplementari e rigori a non finire, con una serie di tuffi al cuore per i tifosi presenti. In un pomeriggio di ordinaria follia.


Capitolo 3 – L’eroe di Mantova

Mantova – Cremonese, 7 settembre 2014. L’estate ha portato l’ennesima rivoluzione, adesso si punta sul progetto giovani, o almeno così dicono. In panchina Mario Montorfano, uno che di grigiorosso se ne intende, e in squadra molti ragazzi attorno ai più esperti Jadid e Brighenti. Andrea non è più la riserva di nessuno: si è conquistato sul campo il carisma del leader e quest’anno parte con la fascia di capitano, in fondo chi più di lui la merita? L’esordio in casa con l’Albinoleffe è uno 0-0, poi subito a Mantova. Dategli tre minuti. 31’: Mattia Marchi di sponda per Brighenti, solo davanti al portiere. E uno. 34’: botta di Ale Marchi, respinta corta di Festa e colpo di grazia sempre del bomber. E due. L’assalto biancorosso nel finale è inutile, il Capitano può appendere alla cintura lo scalpo del Martelli. Nasce la leggenda dell’eroe di Mantova.

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Capitolo 4 – Cuore di tenebra

L’oscurità più nera, per dirla alla Conrad. Sudtirol – Cremonese, 7 febbraio 2015. Piena crisi, il timoniere Giampaolo cerca di tenere la rotta nella burrasca della lotta salvezza. A Bolzano il mare non c’è, ma è proprio qui che il galeone grigiorosso rischia di affondare. E’ il minuto 5 del primo tempo quando arriva l’ondata che rischia di provocare il naufragio. Il braccio destro ha fatto crac. Frattura scomposta del radio, quasi due mesi di stop. In un momento chiave della stagione. Per un leader come lui, una mazzata pesantissima. Ma Andrea Brighenti è il Capitano, e il Capitano non abbandona mai la propria nave. Così sarà, dobbiamo solo portare pazienza per qualche settimana.


Capitolo 5 – La resurrezione

Aprile 2015, Cremonese-Pavia. Appena due settimane prima i grigiorossi hanno rischiato di precipitare nel crepaccio della zona playout. Sotto 1-0 in casa con la Real Vicenza, Giampaolo sull’orlo del baratro. Poi il colpo di scena, come nei film. Riccardo Pasi, acquisto anonimo fino a quel momento, spolvera l’incrocio da fuori area. E’ sua la mano a cui si aggrappa la Cremo per scampare alla tragedia. Sette giorni dopo Dj Di Francesco mata il Como: è una squadra in fiducia, quella che accoglie la corazzata Pavia. E c’è di più. The king is back, il re è tornato. Di nuovo titolare dopo quel maledetto pomeriggio a Bolzano, il braccio non fa più male ma lo stomaco sì. Crampi. Colpa del digiuno: il Capitano ha fame, una fame pazzesca. Fame di gol.

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Toro scatenato. Il titolo di un capolavoro dell’80 firmato Scorsese – De Niro descrive alla perfezione che roba è Andrea Brighenti in quei novanta caldissimi minuti. Indomabile, incontenibile, devastante. E’ il 35’ quando il Toro carica a testa bassa puntando la porta, travolgendo i picadores pavesi. La posizione è un po’ defilata, ma ci sono momenti in cui una vera punta sa che dipende solo da lui. Un Boeing 747 decolla dal suo destro e polverizza il portiere.

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Nel secondo c’è tutta l’esperienza del Capitano. Youtube, se non ci credete. Ripartenza grigiorossa, Brighenti si tiene largo, come un cacciatore si apposta sottovento per non segnalare la sua presenza alla preda. Il taglio dentro con annessa finta a rientare è da copyright, la gemma incastonata all’incrocio una pietra preziosa. I compagni, il mister, la panchina, il pubblico: tutti partecipano alla festa del 2-0. La Cremo è salva e il suo leader è tornato dall’Inferno dell’infortunio. La resurrezione.


Capitolo 6 – Dolcissime illusioni

Un verso preso in prestito da Daniele Silvestri calza a pennello per inquadrare questo capitolo. Settembre 2015, Cremonese – Pavia. La seconda di campionato dopo il buon pareggio a Bassano. Fulvio Pea sembra aver chiuso a doppia mandata il reparto difensivo, e con un parco attaccanti da quaranta gol (il bottino della stagione precedente) si sogna un biglietto per i playoff. Partita tattica e di guerriglia, sembra avviata sullo 0-0, quando Zullo di sponda da corner permette a Brighenti di fare ancora male al Pavia.

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Due settimane e siamo ancora allo Zini, derby col Mantova dell’ex Caridi. Un primo tempo grigiorosso ai cento all’ora, una pulizia e sicurezza di gioco che con Fulvio Pea non si ripeterà mai più. Rosso sventaglia sulla destra per il vivacissimo Guglielmotti, assolo in percussione e palla dentro per il bomber, controllo a uscire e destro beffardo sul palo lontano. In quel preciso istante sembra che con Brighenti là davanti l’unico limite per la Cremo sia il cielo. Dolcissime illusioni, che svaniscono subito nella ripresa. Involuzione paurosa sul piano degli errori individuali – Guglielmotti su tutti – e rimonta virgiliana. Forte ci mette una pezza al 90’. 3-3.


Capitolo 7 –Lampi nel buio

Autunno inoltrato, l’inverno è alle porte. In tutti i sensi: dopo le illusioni di fine estate, poco alla volta emergono tutti i limiti della squadra di Pea. Al tifoso, ormai forgiato da anni di brucianti ustioni calcistiche, bastano pochi segnali per prendere coscienza della situazione: ha ormai capito che, avanti di questo passo, i playoff resteranno un miraggio. Il clima ormai invernale pare congelare le emozioni. Le presenze allo stadio iniziano a calare, l’atmosfera si fa quasi malinconica, quasi a dire “Anche quest’anno non si va da nessuna parte”. Fortuna che c'è lui. Cremonese-Lumezzane, secondo tempo. Il Capitano l’ha già messa nel primo, ma oggi non basta. Fa suo il lancio di Zullo, si scrolla di dosso il terzino avversario e si presenta davanti ai centrali.

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Faccia a faccia. Una finta a rientrare, il primo è fuori gioco. Il destro accarezza il pallone una seconda volta, stesso movimento, stesso destino per il portiere e l’ultimo difensore. Un elegante appoggio di sinistro, a porta ormai spalancata, firma il capolavoro. Lampi di luce in una stagione immersa nelle tenebre.


Capitolo 8 - I due viaggi dell'eroe

I due viaggi dell'eroe. Tecnica principe dello storytelling, domina alcune categorie di film. Il primo è concreto, reale: il cammino irto di ostacoli che ogni eroe che si rispetti deve affrontare. Il secondo, più sottile ma determinante, guida l'evoluzione del personaggio sul piano interiore. La sua crescita personale nel corso della storia. 

I due viaggi di Brighenti. In fondo, se ne potrebbe ricavare un discreto film, se non una serie: cinque anni e mezzo sono lunghi da raccontare, magari potremmo proporlo a Netflix. Brighent Bad non suona benissimo ma ci si può lavorare. Torniamo ai due viaggi, però.

Il primo, reale. Per aspera ad astra, dalle difficoltà alle stelle. Banalmente, dall'Inferno della Lega Pro, tra playoff gettati nel Morbasco e campionati vissuti nel più totale anonimato, alle montagne russe verso la B, con una primavera wagneriana da Cavalcata delle Valchirie, culminata nella notte del LungoBisenzio. Prato-Cremonese 0-1 e aggancio all'Alessandria. Aggancio che vale un sorpasso, perchè i guerrieri di Tesser hanno gli scontri diretti dalla loro. 1-1 al Moccagatta, a rompere l'equilibrio è l'1-0 del ritorno allo Zini. Firmato Andrea Brighenti. Una rete alquanto bizzarra, su punizione sporcata nettamente dalla barriera grigia. Una rete che sposta gli equilibri, come si suol dire: Alessandria nel pallone ed in emorragia di punti, Cremonese rinvigorita e lanciata alla rincorsa.

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Il secondo, personale. Suona strano il ruolo da attore non protagonista del Capitano nell'anno della promozione. Tra i bomber ricordiamo soprattutto uno splendido Scappini, doppietta alla Racing Roma inclusa. Ma la crescita di Brighenti è evidente: dai primi anni da padrone assoluto dell'attacco, a tanto lavoro sporco per i compagni nel 4-3-1-2 di Tesser. All'insegna della condivisione a piene mani dei talenti di ciascuno, per una filosofia di gruppo vera carta vincente. 

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Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma ci fermiamo qui. La serie B, difficoltà comprese, è storia recentissima, non serve ripercorrerla. Preferiamo ricordare il Capitano delle origini, un ragazzo dal gol facile facile che lo Zini ha scoperto poco alla volta, rete gonfiata dopo rete gonfiata, esultanza dopo esultanza. Magari sotto quella Sud che tre anni fa salutava commosso, la classifica marcatori in tasca e un passaggio in B che sembrava vicinissimo. Sarebbe stato sicuramente un addio più sentito, vissuto, viscerale di questo, condizionato dalle critiche e dalle poche reti. Ma con una promozione in più. La B, alla fine, te la sei presa a Cremona. E Cremona non ti dimenticherà. 

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