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Coda di lupo

Cremonese

Che impatto. Alla ripresa dopo una lunghissima sosta forzata, ripartire da questo Vigorito non è facile per nessuno. Farlo con assenze pesantissime, che riducono possibilità di scelte e profondità nella rosa, alza ulteriormente il livello. A conti fatti, questa Cremonese ha svuotato il caricatore di tutte le armi a propria disposizione. Tutte o quasi, a voler essere pignoli.

Cambiai il mio nome in Coda di Lupo

De Andrè

Con un coltello piantato nel fianco, gridai la mia pena e il tuo nome. Quel coltello è il più classico dei gol dell'ex. Cremonese sorpresa in transizione difensiva, Insigne libera Coda, isolato contro Migliore. Una finta, quanto basta per aprirsi un varco, per essere investito negli occhi da quella lama di luce che traspare alle spalle di Radunovic. Finta a rientrare e sinistro vellutato, a giro, ad accarezzare le maglie della rete. Una rete che spezza l'equilibrio altamente instabile su cui la partita si stava reggendo.

In avvio, una Cremonese corta e concentrata era anche riuscita a mantenersi piuttosto alta, limitando gli spazi concessi al tridente di casa e riservandosi la licenza di saggiare la retroguardia avversaria. Aprendosi con serenità il campo soprattutto in diagonale, sull'asse Castagnetti-mezz'ala-esterno, sfruttando la sovrapposizione del terzino per triangolare in fascia.

Se fino al gol si giocava una specie di ping pong ad alternanza di azioni piuttosto regolare, l'1-0 ribalta letteralmente il tavolo. Il Benevento trova due fattori essenziali. Uno, fiducia. Due, spazio. I Bucchi boys mettono in pratica il credo del mister con una fede cieca, autoalimentata dai metri in più concessi tra i reparti. La Cremonese non può permettersi la massima compattezza: non riuscirebbe più a ripartire. D'altra parte, non si può chiedere all'inedita coppia Claiton-Kresic di difendere con cinquanta metri alle spalle: sarebbe un suicidio, viste le frecce nella faretra campana.

Si crea così il contesto tattico ideale per la filosofia di Bucchi. Una Cremonese costretta ad allungarsi dilata le distanze tra i reparti, consentendo alle Streghe l'occupazione sistematica degli half-spaces, le oasi libere alle spalle del centrocampo ma non occupabili dalla difesa. Spazi riempiti magistralmente da Insigne, Buonaiuti e Viola, liberi d'interagire con un Coda tutt'altro che statico. Della costruzione bassa se ne occupa Tello, sgravando Viola dai compiti di avvio azione e permettendogli di spendere tutta la sua esperienza e tecnica in una zona potenzialmente più pericolosa come il mezzo interno sinistro, altezza trequarti. Cremonese incapace di opporsi agli scambi stretti con cui i Bucchi guys si preparano a verticalizzare, e colpevole di innescare l'azione del due a zero: Arini anticipato a centrocampo, servito Coda che vede l'autostrada tra Kresic e Migliore. Dentro per Insigne, 2-0.

Ma assimilare pienamente un calcio così ambizioso è un processo che richiede tempo, e i sanniti non hanno ancor raggiunto la fase finale: non possono mantenere questo livello fino al 90'. Infatti, nella ripresa i locali si normalizzano su un contenimento grigiorosso ad altezza dignitosa, pronti a rimbalzare in ripartenza. Mandorlini accetta la sfida, inserisce Strefezza e prova ad aprirla sugli esterni. Proprio da un esterno piove il 2-1, un missile di Migliore su invito di Brighenti, tanto per ricordarci quanto sia importante il coinvolgimento della punta centrale. Un aspetto su cui oggi non si è lavorato abbastanza. 

Per il resto tanti errori e solo qualche abbozzo di conclusione mai concretizzato: troppo poco per sperare nel miracoloso. Già, perchè questo Benevento è sulla strada giusta per il ruolo da protagonista in questa serie B: Bucchi sembra aver trovato il terreno fertile per far germogliare quell'idea di calcio mai sbocciata a Sassuolo. E la Cremo? Prendiamoci la reazione del secondo tempo e pensiamo al Venezia. Martedì sera lo Zini ci aspetta.

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