Venerdì 2 ottobre si è tenuta, nell'ambito della manifestazione Cremona Fiera del Libro, la presentazione di "Il campo dentro", il libro dell'ex centrocampista grigiorosso Lorenzo Carotti. A moderare l'incontro sono stati il giornalista Giorgio Barbieri, corrispondente della Gazzetta dello Sport e conduttore della trasmissione Bar Sport, e il critico letterario e consigliere comunale Claudio Ardigò. Presente anche l'assessore comunale con delega allo sport Luca Zanacchi.
Numerosi i tifosi della Cremonese intervenuti per ascoltare il racconto di uno dei calciatori più amati della recente storia della Cremonese. In sala a Spazio Comune anche diversi volti legati al mondo grigiorosso: gli ex compagni di squadra Dall'Igna e Mondini, l'ex medico sportivo grigiorosso, dr. Bozzetti, e una rappresentanza dell'U.S. Cremonese.
Ad aprire la serata sono stati gli organizzatori, con Ardigò che ha spiegato le ragioni della scelta di inserire l'opera di Carotti nel programma della manifestazione: «Abbiamo insistito per inserire questo libro nel contesto della Cremona Fiera del Libro perché sentivamo che mancava un testo dedicato alla cultura sportiva. È un tema che fa parte della vita delle persone e della nostra comunità».
Sulla stessa linea l'intervento dell'assessore Zanacchi: «Nel mio percorso da assessore con delega allo sport ho avuto il piacere di conoscere tanti sportivi che, a un certo punto della carriera, decidono di prendere in mano la penna e scrivere. Accanto alla stagione agonistica emergono sempre aspetti legati alla persona che sono interessanti e che meritano di essere raccontati».
A introdurre il protagonista della serata è stato Giorgio Barbieri, il quale ha tracciato un ritratto personale e sportivo di Carotti: «Raccontare Lorenzo non è difficile. È sempre stato fuori dagli schemi. Quando molti calciatori uscivano la sera, lui stava a casa. Preferiva leggere un libro o guardare un film. Non faceva aperitivi, ma andava da Blockbuster a noleggiare un film. Era un atleta diverso, uno che leggeva e rifletteva. In campo, però, dava tutto: correva per novanta minuti e ci metteva l'anima. Dal 2005 al 2010 ha dato tantissimo alla Cremonese ed è per questo che i tifosi gli hanno voluto bene».
Il libro dedica pagine importanti proprio agli anni vissuti a Cremona. Carotti racconta incontri, amicizie e momenti che hanno lasciato un segno profondo. Tra questi, il rapporto con il grande attaccante grigiorosso Gioacchino Prisciandaro, che nel libro viene ricordato affettuosamente come «l'omone grande e grosso», e i pranzi da Franca e Luciano, conclusi immancabilmente da quel generoso «offro io».
Proprio quando arriva alla Cremonese nel 2005, però, il destino gli toglie quasi subito i due punti di riferimento che avrebbe voluto accanto. Roselli viene esonerato e anche Prisciandaro, dopo appena due giornate, si trasferisce al Palazzolo, viste le incompatibilità con il nuovo allenatore Dalla Casa. Carotti si ritrova così senza quelle che considera le sue guide: «Avevo anche pensato di andare via. Ma la Cremonese era proprietaria del mio cartellino e sono rimasto. Poi sono arrivati anni importanti, con partite che tutti ricordano ancora, come quelle di Cittadella e Varese».
Stimolato dalle domande dei moderatori, l'ex centrocampista ha spiegato anche l'origine del titolo del volume. Perché "Dentro al campo" e non "Dentro il campo"? «Perché il libro parla soprattutto di emozioni. Tutto quello che arriva a chi guarda una partita riguarda la tecnica e la tattica. Ma c'è una dimensione emotiva che spesso rimane nascosta. Il campo rappresenta tutto quello che viviamo dentro di noi quando giochiamo. Scrivere questo libro mi ha fatto rivivere aspetti profondi della mia vita, come il distacco da casa quando avevo quattordici anni».
Un libro che non vuole rivolgersi soltanto agli appassionati di calcio: «L'obiettivo non è parlare esclusivamente a chi segue lo sport. Le emozioni che emergono dal racconto riguardano tutti».
Classe 1985, Carotti con la maglia della Cremonese ha collezionato 106 presenze in cinque stagioni, un traguardo che non avrebbe più raggiunto nelle successive esperienze professionali. Numeri che raccontano soltanto in parte il legame costruito con la città: «Sono sempre stato una persona piuttosto solitaria e ho cercato di rivedere quel periodo della mia vita rielaborando le emozioni. Man mano che scrivevo, emergevano dettagli nuovi. È stato quasi un percorso di autoanalisi. Anche durante questa mattina, passeggiando per Cremona, riaffioravano sensazioni che credevo dimenticate. Quando vengono vissute in profondità, le emozioni continuano sempre a restituirti qualcosa di nuovo».
E proprio Cremona rappresenta uno dei capitoli più sentiti del libro: «Dovevo scegliere tra Mantova, Cremona e Brescia. Ero già innamorato della Cremonese quando giocavo nel Como. Scrivendo il libro ho rivissuto con dolore la retrocessione del 2005, ma quando penso alla città, ai compagni e alle persone che ho incontrato, il bilancio rimane positivo. Calcisticamente non sono stati anni facili, ma Cremona mi ha accolto e mi è rimasta dentro».
Tra i passaggi più emozionanti della serata, il ricordo degli allenatori che maggiormente ne hanno segnato il percorso, in particolare Giorgio Roselli ed Emiliano Mondonico: «Roselli è stato l'allenatore più importante della mia carriera, insieme a Mondonico. Quando Giovanni Arvedi rilevò la Cremonese, il mio cartellino apparteneva ancora al Parma. Mondonico mi disse che ero uno dei giovani sui quali la società voleva costruire il futuro. Nel 2007 mi anticipò che tutto sarebbe cambiato. Quando poi ebbi il grave infortunio al ginocchio, mi telefonò personalmente per dirmi che la società avrebbe rinnovato il contratto. È stato in quel momento che ho capito quanto fosse reale il progetto di rilancio che Arvedi stava portando avanti».
Un ricordo che si intreccia inevitabilmente con una delle fasi più delicate della storia grigiorossa, ricorda Giorgio Barbieri: «La Cremonese era sull'orlo del fallimento. A Rispoli interessava principalmente incassare, mentre Arvedi si impegnò concretamente per acquistare e rilanciare la società».
Nel corso della presentazione Claudio Ardigò ha poi evidenziato l'originalità dell'opera dal punto di vista letterario: «Di solito un calciatore pubblica un libro insieme a un giornalista. Non è questo il caso. Lorenzo ha scritto da solo e questa è la differenza. In queste pagine c'è carne e sangue. Negli altri libri spesso questo non c'è. Il titolo dice tutto: è la storia del momento in cui finisce il calcio e inizia l'uomo».
Inevitabile anche un passaggio sugli anni del calcioscommesse e sul trauma vissuto dalla Cremonese: «Ero appena andato via e, egoisticamente, posso dire per fortuna rispetto a ciò che è successo dopo. Mi dispiace tantissimo per i tifosi e per i giocatori che hanno vissuto quella stagione. Il paradosso è che si comincia a giocare a calcio da bambini per divertirsi e inseguire un sogno. Da adulti, invece, può arrivare la rottura di quel sogno. Sono stati momenti molto pesanti».
Applausi sinceri hanno accompagnato la conclusione dell'incontro. Un confronto che, più che di calcio, ha parlato di crescita, di fragilità e di memoria. Perché, come emerge dalle pagine di Dentro al campo, dietro ogni partita esiste una storia invisibile fatta di emozioni, paure, scelte e rapporti umani. E quando il rumore dello stadio si spegne, resta proprio quella parte più autentica che Lorenzo Carotti ha deciso di raccontare.

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