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Cremonese-Sampdoria: l'analisi tattica della partita

Cremonese
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Si apre al Druso la stagione ufficiale della Cremonese, nella gara  valida per i trentaduesimi di Coppa Italia contro la Sampdoria (qui cronaca e tabellino). Terminata con la vittoria dei grigiorossi per 2-0, si è trattato di un inizio di stagione perfetto per Giampaolo, il quale ha potuto sia consolidare gli schemi provati in amichevole, sia vedere totalmente all’opera la macchina che ha allestito durante tutta l’estate (e che quasi sicuramente regalerà ancora qualche nuovo componente).

La Cremo soffre la pressione doriana: un avvio a ritmo lento

Parte così la Cremonese, come da insegnamenti del Maestro: 4-2-3-1 a cui ci ha abituato tra il finire della scorsa stagione e l’inizio di questa. La Cremo comincia pianino e soffre tanto la pressione della Sampdoria, soprattutto nel primo quarto d’ora. I doriani arrivano a pressare praticamente anche Fulignati, costringendo i grigiorossi a una frettolosa costruzione che funziona poco, per non dire pochissimo. La qualità della Cremo, proprio per questo, fatica a carburare, ed è tutto studiato nel piano della rosa di Corradi – ben conscia delle doti di palleggio cremonesi. Fin da subito, però, si vede un’arma che ritornerà nel corso della partita: la verticalizzazione. La Cremo, infatti, cerca moltissimo l’interno del campo, con una verticalità che ogni tanto parte persino dal portiere: quando Gerli e Pontisso sono bloccati, Fulignati non disdegna il passaggio rasoterra per Bonazzoli, volto a tagliare due linee di passaggio. Successivo poi lo scarico a memoria per Vandeputte che, regolarmente, verticalizza di prima intenzione, massimo a due tocchi. È uno schema che viene tentato sin dalle battute iniziali, e che non appena si accende diventa fenomenale.

Stückler la sblocca: Pezzella diventa una chiave

Il primo gol - arrivato al 23’ di gioco - nasce proprio in questo modo, vale a dire nella trama che la Cremo ha saputo costruire tra Bonazzoli e il belga, ed è tutto in quella rapida verticalità che si legge (e si regge) nel gioco di Giampaolo, frutto di dai e vai continui, qualitativamente esigenti. La pressione alta, fino a quel momento l’arma più efficace della Sampdoria, non solo si rivela poco consistente, ma si trasforma anche in un male per i doriani: infatti, è proprio sull’ennesima uscita alta blucerchiata che la squadra di Corradi viene bucata per l’1-0, incrinando le certezze su cui aveva costruito i primi minuti di gioco. La Sampdoria, da qui fino al secondo tempo, si spegne in campo e nell’umore. 

Al contrario, cresce il ritmo della Cremo. In particolare, diventa interessante la figura di Pezzella. Con Giampaolo assistiamo a un suo rinnovamento tattico: collocato formalmente come terzino della difesa a quattro, Pezzella diventa la vera chiave offensiva delle fasce. Sale moltissimo, diventando quasi un centrocampista aggiunto in fase di attacco. I grigiorossi costruiscono senza problemi anche privandosi di lui, e si crea dunque una condizione per la quale la Cremo appare schierata come una sorta di 3-2-4-1: uno schema di gioco estremamente fluido, che lascia pochissimi riferimenti alla Sampdoria, costretta a rincorrere e lasciare la palla. 

La Cremonese, nonostante la superiorità evidente, si chiude però in un possesso tanto qualitativo quanto sterile: a difesa schierata, gli uomini di Giampaolo non sembrano mai veramente capaci di incidere, mentre sono le ripartenze la vera arma che sfrutta da manuale. Dopo il gol, però, i grigiorossi ne sprecano qualcuna di troppo, perdendosi in leziosismi complicati. Si chiudono così i primi 45’: Cremonese avanti di un gol.

Secondo tempo e finale: la Cremo si abbassa, ma quanti spunti per Giampaolo

All’inizio della seconda frazione poco si smuove, almeno fino all’arrivo dei cambi. Stückler, che ha fatto del gol il suo unico vero contributo della partita (e non ci lamentiamo), è costretto - dopo 10’ dall’inizio della ripresa - al cambio per infortunio. Al suo posto entra quindi De Luca. Poco dopo, al 62’, ecco che esce anche Bonazzoli, rimasto acciaccato da un brutto fallo doriano (inspiegabilmente impunito). Giampaolo affida quindi a Berti le redini della zona un tempo custodita da Bonazzoli. Tuttavia, l’ex Cesena dimostra inevitabilmente caratteristiche diverse rispetto a quelle di Bonazzoli e, pertanto, la Cremo inizia a soffrire la mancanza dell’uomo incontro che viene a dialogare: assume le vesti di un 3-4-2-1, sempre più basso e restio dall’avanzare, e la Sampdoria ne approfitta. Esposito, che in cabina di regia è l’unico – insieme a Tutino e Sinani – a dimostrarsi capace di creare pericoli, si procura quasi da solo il rigore, su fallo di mano ingenuo di Pezzella. Siamo al 77’ quando lo stesso Esposito si presenta dal dischetto: Fulignati para grazie a una grande estensione, facendoci tirare un sospiro di sollievo – per un gol che poi sarebbe stato anche abbastanza immeritato.

La Cremo, nell’ultima mezz’ora, sperimenta un nuovo innesto tattico: entra Folino per Vogliacco e la sua posizione in campo inizia ad assomigliare sempre più a quella di Pezzella, avanzata nei movimenti. La costruzione diventa quasi solo prerogativa di Luperto e Bianchetti, ai quali si aggiunge uno tra Gerli e Pontisso all’occorrenza, formando uno strano 3-1-5-1 con i due terzini sulla carta adesso trasformati in quinti. Si creano geometrie poco convenzionali, lette male dalla Sampdoria, che continua a concedere spazi centralmente (comunque poco sfruttati dai grigiorossi). Il finale di partita si chiude però in difesa per la Cremo, rintanata in un 5-4-1, a volte 4-4-2, in base alla posizione in campo assunta da Collocolo – altra chiave di questa squadra. Le formazioni cominciano ad apparire stanche e slegate, come tipico di questa fase di partita, e la rete del 2-0 di Berti nasce da una ripartenza poco studiata. È la fine corretta per una partita che, in tutta onestà, non meritava di essere proseguita ai rigori.

 

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