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Lo sport più pericoloso del mondo, l’autolesionismo, l’ignavia e la mediocrità

pallavolonews

Nei giorni scorsi nel mondo del volley ha tenuto banco lo stralcio del Rapporto "Lo sport riparte in sicurezza" commissionato dal Coni al Politecnico di Torino che ha evidenziato la Pallavolo come "sport più pericoloso del mondo", il tamtam è stato immediato ed ha avuto una discreta risonanza anche tramite varie dichiarazioni degli addetti ai lavori (tra le quali quella di Julio Velasco).

Il rapporto completo del Politecnico che comprende tutte le maggiori discipline sportive, i rischi e le indicazioni per risolvere le criticità di ogni attività (404 pagine) non è stato reso pubblico nell'immediato ma pubblicato successivamente ed ha indubbiamente avuto meno risonanza sia da parte delle federazioni sia da parte dei media.

QUI il link al Rapporto completo datato 26 aprile

Uno spunto di riflessione sull'accaduto arriva dalla lettera di Giovanni Dell'Orco che riportiamo fedelmente.


Ho letto dalle colonne della “Provincia” in data 30/04 come la Pallavolo sarebbe stata di gran lunga lo sport più pericoloso per il prossimo futuro post emergenza Covid 19 basandosi sui dati rilevati da uno studio del prestigioso Politecnico di Torino commissionato dal Coni.

Non capacitandomi delle presunte conclusioni dello studio riassunte in due tabelle, cerco alla fonte e, con mia sorpresa, lo studio sul sito del Politecnico non risulta ancora pubblicato alla data. In considerazione dell’eco di queste “conclusioni” approfondisco la ricerca ed informalmente da fonti citate Coni, Fipav emergerebbe che, apparentemente, il Coni avrebbe commissionato effettivamente al Politecnico di Torino uno studio in materia e che lo stesso si sia circostanziato nella predisposizione di un questionario che è stato sottoposto a tutte le federazioni sportive che hanno risposto singolarmente in una logica di “autocertificazione” come peraltro molto in voga in questo frangente. Raccolti i dati dalle federazioni il Politecnico di Torino si sarebbe occupato della loro sistematizzazione fornendo a qualcuno (il Coni?) l’anteprima degli esiti del sondaggio/studio e le due famigerate tabelle. Posto che il Politecnico di Torino rappresenta, senza discussioni, una delle istituzioni di ricerca di riferimento del nostro paese, vista l’eco avuta dall’uscita delle tabelle era naturale che lo stesso abbia messo in atto tutte le tecniche di verifica contro fattuale, di peer review per non cadere in una topica scientifica macroscopica pubblicando lo studio solo dopo aver completato l’iter di ricerca confutando di fatto le tabelle che apparentemente da loro erano trapelate in anteprima. In questa triste vicenda unico profilo critico del comportamento del Politecnico ritengo sia la mancata sconfessione pubblica dei contenuti delle due tabelle di anteprima.

Risultato: danno fatto.

Una seconda considerazione su chi abbia avuto interesse ad anticipare le due tabelle alla stampa facendone un bella eco. Si potrebbe pensare che il Coni committente dello studio sia il primo, forse non unico, che lo abbia ricevuto unitamente alle tabelle in anteprima, ed è umano che evidentemente non gli sia dispiaciuto in fondo che la Fipav presieduta dall’Avv. Cattaneo da sempre sodale amico del già sottosegretario Giorgetti, padre della riforma che ha sottratto alla gestione del Coni stesso 210 milioni destinati alla neo costituita “sport e salute srl” gestita con principi privatistici dalla politica al potere pro tempore, abbia compiuto un bel atto di autolesionismo auto dichiarandosi “sport più pericoloso in vista della prossima futura ripartenza post Covid 19”. Sarebbe utile sapere, con certezza, chi abbia avuto l’iniziativa di distribuire dati parziali di uno studio scientifico non ancora pubblicato alla stampa di fatto impedendo qualsiasi tentativo di non cadere in semplificazioni o peggio mistificazioni. Magari gli stessi organi di stampa potrebbero rilasciare la firma dell’ufficio stampa che ha distribuito le due tabelle famigerate. Le assunzioni di responsabilità e la trasparenza delle fonti anche nella diffusione delle notizie dovrebbe essere la norma aurea.

Le Federazioni sportive non sono mai state particolarmente attente alla promozione del merito nella selezione dei propri quadri e della dirigenza privilegiando criteri di fedeltà e di “cordata” e certamente la Fipav della gestione dell’Avvocato Cattaneo non ha fatto eccezione anzi si è distinta nell’esercizio dell’occupazione di ogni ambito con personale che fosse come primo requisito di sicura fedeltà. Ecco qui l’atto di autolesionismo: incaricare qualcuno evidentemente non in grado di comprendere le conseguenze di quello che stava facendo, di compilare l’autocertificazione oggetto della ricerca. La colpa evidentemente non sarebbe del singolo o del gruppo di risorse federali che comunque andrebbe sollevato immediatamente da qualsiasi incarico di cui peraltro dubito avremo mai contezza, ma alla struttura di governo della Federazione che l’ha incaricato presieduta dall’Avvocato Cattaneo. Ultima nota dovuta sul profilo della Fipav nella gestione della vicenda è la notizia surreale pubblicata oggi che attesta come la stessa Federazione abbia incaricato niente meno che il Politecnico di Torino per validare una strategia di rientro in palestra e la stesura di protocolli post emergenza Covid. Una domanda sorge spontanea: “ma per allontanare qualsiasi illazione di messa in scena di operette all’Italiana non c’era nessun altra istituzione altrettanto autorevole da incaricare di uno studio così importante?” E infine per avvicinarci al nostro territorio un dovuto accenno al danno che si aggiunge al danno rappresentato dalle dichiarazioni rilasciate alla “Provincia” dall’attuale presidente Fipav Territoriale Marco Spozio, che evidentemente non ha provato neppure un secondo a confutare le conclusioni dedotte dalla due tabelle di uno studio non ancora pubblicato, ma prende atto acriticamente delle presunte conclusioni. Un capolavoro di mediocrità e ignavia.

Per la prossima futura ripartenza della attività sopratutto quella di base e territoriale, quando le autorità sanitarie e di governo le permetteranno e nelle forme che verranno concesse, ci sarà bisogno oltre che della passione delle società sportive, dei loro tecnici ed atleti anche una buona dose di fantasia e creatività oltre ad una concretezza, capacità di indirizzo e di leadership che mi auguro la Fipav, per prima, sia in grado di dimostrare.

 
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