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Tutto quello che avreste voluto sapere su...Pietro Pederneschi!

Terza categoria

Prosegue il nostro viaggio fra i personaggi del mondo calcistico dilettante. Nelle precedenti puntate:

IL PERSONAGGIO - Tutto quello che avreste voluto sapere su...Fabiano Montini!

IL PERSONAGGIO - Tutto quello che avreste voluto sapere su...Marcello Badiini!

IL PERSONAGGIO Tutto quello che avreste voluto sapere su...Vittorio Bongiorno!

IL PERSONAGGIO Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su...FABIO DIOLI!

Oggi tocca a un bomber, cioè a Pietro Pederneschi!

Partiamo dal riassunto della tua carriera calcistica.

"Ne è passata di acqua sotto i ponti! La prima squadra in assoluto è stata la Marini Boschetto, ovviamente essendo un “boschettino” era una tappa d’obbligo, un “must” per i ragazzini del quartiere. La forte triangolazione di mamma e nonno verso il basket ha rischiato di minare il mio desiderio di tirare calci a un pallone, ma alla fine hanno ceduto alla mia passione. Negli anni dei pulcini facevo coppia con Christian Demel e lui segnava 4,5,6 gol a partita, poi, una volta sazio faceva segnare anche me. Vincere il campionato fu abbastanza semplice. Gli anni seguenti, sempre in rossoblù, furono abbastanza divertenti, avevamo sempre squadre molto forti, portammo a casa anche il torneo “Sarò Campione” di Busseto in finale con la Sported e vincemmo un campionato Giovanissimi provinciali. Fu al secondo anno di Giovanissimi, dove decisi di appendere le scarpe al chiodo e intraprendere la carriera cestistica. Un po’ come la crisi del settimo anno nelle relazioni amorose. Fu una decisione presa improvvisamente, più che altro per rendere orgoglioso mio nonno, il quale ha sempre desiderato vedermi con un pallone a spicchi in mano. Secondo lui ero più portato, forse aveva ragione, forse no, fatto sta che passai due anni sul parquet, ma l’emozione di fare un canestro non era per nulla paragonabile alla potenza emotiva che ti regala il gol. Il ritorno era inevitabile, sempre alla Marini. Con i rossoblù feci una gran stagione negli juniores, con 26 gol, il che mi valse la chiamata in rappresentativa, dove dividevo il reparto avanzato con Alessio Fadini e Marcello Cesini, conseguentemente la convocazione in prima squadra. L’impatto con i grandi fu problematico, feci un paio di stagioni senza giocare molto e soprattutto segnando davvero poco. Ero ancora mentalmente acerbo, ma comunque convinto di avere le capacità per fare molto meglio e l’unico modo per farcela era impegnarmi il doppio. Dopo tre anni in seconda categoria scendemmo in terza e li cominciai a crescere come giocatore, anche grazie ai consigli mister Mondini e al supporto di un gruppo favoloso. Due stagioni, la prima amara, dopo un assurdo finale di play off contro il Sesto 2010, il 3-1 subito all’andata fu ribaltato in casa loro, segnai l’1-0 subito, Bedani raddoppiò dopo 1’ e ad inizio ripresa infilai Miadoro per il 3-0. Una punizione di seconda in area a 30 secondi dalla fine ci costò la promozione".

LA MARINI 2013-2014

Vi siete però riscattati subito.

"Sì, con una promozione agguantata l’anno successivo in un infinito spareggio contro il Castelnuovo. Tornammo in seconda, dove passai altri due anni con la stessa casacca, due anni costellati di infortuni. Dopo quasi vent’anni alla Marini decisi di lasciare il Martino Bassi alla volta del Cambonino, direzione Torrazzo, sotto la guida di Maurizio Dossena. Il primo giorno di allenamento vidi i miei compagni di squadra giocare. Alla Marini ero abituato ad essere tra i migliori, qui invece ero decisamente tra i più scarsi. Il primo anno masticai parecchia panchina, davanti avevo Der e Segalini, due super attaccanti. Fortunatamente la mia mentalità non mi ha mai portato a lamentarmi della panchina, anzi, mi ha sempre spinto a fare il possibile per migliorarmi e prendermi la maglia da titolare, cosa che successe l’anno successivo. I migliori anni in verde nero furono quelli sotto la guida di Alessandro Rabaglio, un mister cosi credo di non averlo mai trovato. Ogni domenica entravo in campo con una carica pazzesca, combattevo contro ogni avversario senza pormi troppe domande. Mi venne anche consegnata la fascia da capitano. Sono tutt’ora fiero di avere avuto quel ruolo all’interno di uno dei gruppi migliori con cui abbia mai avuto l’onore di giocare. La squadra attorno era davvero forte, infatti vincemmo il campionato di seconda. Non c’è nulla di più bello. La prima categoria dell’anno successivo rischiò di non vedermi in campo, pensavo “non sei mai andato in doppia cifra in seconda, in prima l’unica cosa che puoi fare è “schifo”.” Rabaglio mi convinse a restare. Salvezza raggiunta e 16 gol fatti; si, non me lo sarei mai sognato. L’anno successivo rischiammo la retrocessione sotto la guida di mister Maia (ottimo allenatore e persona favolosa), poi iniziò un’estate strana costellata di offerte, cosa alla quale non ero assolutamente abituato, alla fine scelsi l’Esperia. La scelta di abbandonare la prima categoria non fu facile, ma condizionata da una grossa mole di fattori, sia calcistici, sia extra calcistici. In gialloblù ho passato l’anno del Covid19 con conseguente lock-down, quindi un’esperienza incompleta, però formante sotto tanti altri punti di vista, un’annata con un punto di vista ed una prospettiva diversa, qualcosa con cui provare a colmare alcune lacune che ovviamente, come giocatore, ho ancora. Sinceramente non vedo l’ora di incominciare a prendere a calci un pallone, esattamente come quando avevo 6 anni".

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LA MARINI 2013-2014

Passiamo alle tue caratteristiche come giocatore. 

"Sbagliare gol facili, assolutamente è la caratteristica numero uno! Ahahah....Sono cambiate parecchio nel corso degli anni. Sono nato calcisticamente ispirandomi ad Inzaghi, per forza di cose. Avrei voluto essere Weah, ma di simile a lui avevo solo le Diadora rosse. Da piccolo non ero particolarmente veloce, il sinistro lo usavo solo per inciampare, avevo un calcio debole, quindi l’unica arma a mia disposizione era la giocata sul filo del fuorigioco o la zampata in area. Con il tempo il fisico è cambiato quindi ho dovuto adattarmi a quelli che sarebbero potuti diventare nuovi punti di forza. Ad oggi credo di essere un giocatore che ama giocare nello spazio, ma allo stesso tempo in grado di fare a sportellate, un discreto calcio con entrambi i piedi, non tecnico, dribbling poco efficace, ma d’altro canto, dove non arrivano i piedi ci arriva la voglia di fare bene".

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IL TORRAZZO MALAGNINO 2015-2016

La tua partita più bella da giocatore?

"E’ la domanda più difficile dopo “Blink 182 o Green Day?” non sono davvero in grado di scegliere, ma credo che siano state le partite decisive per realizzare l’obbiettivo comune. Lo spareggio di terza contro il Castelnuovo, la partita contro il Torre Icio che ci assegnò il campionato di Seconda. Quelle partite che invadono il tuo cervello per tutta la settimana precedente, che ti regalano quel fastidioso senso di vuoto allo stomaco, ma allo stesso tempo ti caricano a mille"

La partita più brutta da giocatore.

"A parte una sconfitta per 16-0 contro la Leoncelli negli Allievi, direi che lo spareggio contro il Sesto 2010, è stata la peggiore. Più che la partita in sé, in fondo abbiamo giocato benissimo ribaltando un 3-1 tra le mura di casa loro, è stata la delusione finale, davvero troppo, tanto da trasformare una prestazione maiuscola nella partita più brutta"

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IL TORRAZZO MALAGNINO 2016-2017

La tua giocata del secolo.

"Sono due nella stessa partita, non posso sceglierne una perché sono strettamente collegate. Torrazzo Malagnino-Porto 05. Intorno al 70’ siamo sotto 3-0. Taglio in area ricevendo una palla a mezz’altezza da dietro, lascio che mi passi sulla destra e incrocio al volo di destro sul secondo palo. Al 92’ infiliamo il 3-2. 94’ cross dalla destra, palla deviata che si impenna al limite dell’area, anticipo il colpo di testa del difensore e tento la rovesciata, palla all’incrocio e pareggio all’ultimo respiro. Se dovessero ricapitarmi oggi le stesse due situazioni credo che verrebbero lisciate o sparate direttamente in tangenziale".

La tua papera del secolo.

"Ho sbagliato un gol dalla linea di porta e non è un modo di dire, ero davvero su quella dannata linea."

I compagni del cuore.

"Sarebbe una noiosissmia e lunghissima lista di nomi, ne ho davvero troppi, nel calcio sono le emozioni che condividi sul campo che ti legano ad alcune persone e di emozioni ne ho vissute parecchie".

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ESPERIA 2018-2019

Gli avversari più temuti.

"Non c’è qualcuno che temo, forse più che un nome direi una tipologia di giocatore, i centrali piccoli e rapidi mi hanno sempre messo in difficoltà".

Hai una dedica speciale?

"Gli allenatori con cui ho lavorato, soprattutto in prima squadra. Ognuno di loro mi ha davvero aiutato a formarmi come giocatore, più che tecnicamente, mentalmente. Capacità che implementa la lettura del gioco, intesa come funzionalità ed efficacia di giocata in relazione alla squadra e alla partita nell’articolarsi di ogni suo momento, questo porta un giocatore a studiare sé stesso all’interno di questa diade, lo spinge a migliorare, smussare, rifinire un certo tipo di giocate, od eliminarne altre che non fanno parte, per caratteristiche, del suo repertorio. I mister che mi hanno allenato, mi hanno passato questo concetto, ognuno in maniera diversa e messo nelle condizioni di poterlo sfruttare al meglio, il che mi ha permesso di togliermi parecchie soddisfazioni. Il bello è che devo imparare ancora tanto"

 
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