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Gh'ét mai viìst en gàt a pipàa?

Vanoli
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Avvisarvi debbo che questo titolo l’ho già usato la stagione scorsa però in versione più edulcorata perché, dopo la vittoria a Trento del 6 gennaio 2025 (prima panca di coach Gigi Brotto) avevo tirato in ballo una tabaccheria che allora c’entrava e ora invece non ci starebbe nemmeno pitturata.

Sta di fatto però, come ben sanno i cremonesi e come mi tocca spiegare a chi cremonese non è, che il famoso detto starebbe a significare che anche una situazione ritenuta verosimilmente piuttosto problematica potrebbe invece avere tutte le prerogative per realizzarsi.

Da qui l’ironico e improbabile detto (infatti è parecchio raro vedere un gatto fumare…) impreziosito però da un significativo punto interrogativo che è la summa di tutta quanta la faccenda.

Tranquillo popolo vanoliano, come spiegai già l’altra volta non mi sono scolato una pinta di liquido spiritoso; gli è che il solito neurone di nord-ovest, essendo intrufolatosi in un cremonese d.o.c., è pure lui intriso della più leggiadra cultura indigena ed ogni tanto, o meglio ogni poco, mi tira fuori questi scherzetti.

Ma non me ne lamento affatto perché in effetti la cosa mi ha indotto a fare, come dice chi ne sa, mente locale sulle ultime cinque fatiche della Vanoli comparate con quelle concorrenti con lei per acciuffare una post season che sarebbe una ciliegiona sulla torta per tanti di quei motivi che se ve li racconto si finisce a Natale (ma ci sarà modo e tempo comunque per farlo e magari lasciarlo ai posteri per via di una ideaccia sovvenuta al Ciranone vostro che però per il momento non vi spiattella perché deve essere ancora messa debitamente a fuoco).

Dunque, per insindacabile giudizio mio e del solito neurone di nord ovest, dalla dissertazione che vi ciuccerete poc’anzi si è deciso di lasciare fuori quelle che probabilmente se la stanno facendo in mano per la inopinata e, lasciatemelo dire, meritatissima rimonta di Treviso, fino a quindici giorni fa con un piede e tre quarti in A2, e cioè Napoli e Cantù che la ospiteranno in gare non idonee a cuori deboli, e Sassari pure lei con importanti problemi intestinali perché qualche dispettoso deo del basket le ha lasciato in sorte un calendario che definire problematico è usare un eufemismo; se non ci credete andate a vedere.

A laonde per cui, lasciate al loro destino da post season quelle da Tortona in su, le sei che si contendono gli ultimi tre posti, racchiuse in quattro punti, sono in ordine rigoroso di classifica: Reggio Emilia, Trieste, Trento, Varese, Udine e Cremona.

Ordine di classifica che, se il buon Bartoli nel derby con Brescia in quella rimessa avesse correttamente contato fino a cinque secondi e non fino a cinque secondi e sessantatre centesimi, vedrebbe la Vanoli a 20 appaiata a Trento e Varese ma davanti, e cioè ottava, per via della classifica avulsa (mi son fatto spiegare la cosa; non c’ho capito molto però fidatevi, chi me l’ha detto pare ne sappia…). 

Ma ormai cosa fatta capo ha, anche perché la Vanoli è l’unica che nelle prossime cinque incontra quattro del gruppo, ovvero Udine domani a palazzo, Reggio Emilia in viaggio, e poi dopo la sosta Varese a palazzo e all’ultima Trieste (certo che gli dei del basket sono davvero birichini; all’ultima si incontrano proprio le due che sono protagoniste della nota faccenduola che non vi nomino sennò, oltre a fare Natale, mi si attorciglierebbero le budella).

Giocare quattro partite con le dirette interessate agli ultimi tre posti della post season per il Ciranone vostro è un regalone che gli dei del basket, di solito con la Vanoli dispettosi come delle scimmiette attapirate, fanno alla Brotto’s band che ora è padrona del proprio destino. Esserlo, e quindi non attendere risultati altrui, è davvero un gran vantaggio. Ovvio che si devono mettere giù gare sulla falsariga dell’ultimo quarto con Napoli sennò addio sogni di gloria, e proprio da quell’abbrivio potrebbe arrivare la spinta giusta per portare a casa una gara comunque non semplice. 

Pure la circostanza che si giochi nuovamente a palazzo potrebbe essere un fattore decisivo, a patto che il popolo vanoliano ripeta, magari accentuandolo, la colatina lavica che ha buttato sul parquet domenica scorsa.

E quindi la morale è, per l’appunto, gh'ét mai viìst en gàt a pipàa?

Il che è bello e istruttivo (cit.)

PS: non amo “piessare” però stavolta tocca proprio farlo; Perché? Perché tra le fila di Udine ci sarebbe tale Semaj “juggler” Christon che la stagione scorsa, arrivato in “corso d’opera”, è stato uno tra i principali artefici di una salvezza che ad un certo punto pareva una splendida chimera. Sarebbe carino che il popolo vanoliano gli tributi, tassativamente prima della palla a due, un riconoscente saluto. Dopo la palla a due, invece, sarà tutta un’altra storia, la solita storia che ci regala in ogni occasione il gioco più bello del mondo. 

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