Parto dalle dichiarazioni di coach Gigi Brotto che in conferenza stampa con quattro parole, “male solo il risultato”, ha fatto il punto esatto della situazione.
Ed infatti la Vanoli, tolto l’avvio disgraziato dei primi 300 secondi, ha poi messo le mani sul manubrio della gara e non l’ha più mollato per lunghissimi tratti facendo vedere i sorci verdi, e mandando pure fuori giri per lunghi tratti, una squadra che solo due settimane fa aveva uccellato Venezia e Virtus alle Final Eight di Coppa Italia; mica pizza e fichi…
Vero è che con i migliori Payton “pistol” Willis e Tajion “little boy” Jones, (indecifrabile e ingiudicabile, almeno per il Ciranone vostro, la loro prova…) questa gara probabilmente la si portava a baita, ma nonostante le due, non saprei come altro definirle, importanti defezioni la Vanoli ha tenuto la barra dritta riuscendo a rientrare. E per fare questo, lasciatemelo dire, occorrono una serie di attributi che questa squadra ha già dimostrato di possedere e che sono un gran bel viatico per le ultime otto fatiche che rimangono.

Lo è soprattutto per la garra che il pacchetto italiani ha mostrato di possedere; il “nonno” Cristian “tanks” Burns e lo “zio” Mattia “beard” Udom hanno fatto da chioccia al “VerCasGra” vanoliano, ovvero Giovanni “marine” Veronesi, Davide “everywhere” Casarin (ieri più “everywhere” del solito) e Sasha “marble” Grant, che per lunghi tratti ha fatto ammattire Tortona, quella sul parquet, quella in panca e pure quella sugli spalti. Tutti e tre insieme fanno i due terzi della valutazione complessiva della Vanoli; credo sia sufficiente questo dato per raccontare dell’iradiddio che hanno combinato.
Una menzione particolare merita ovviamente Davide “everywhere” Casarin; non è di certo la prima volta che ci stupisce per la determinazione ed il talento di cui dispone, ma ieri è stata forse, e magari togliamolo pure sto forse, la gara più bella con la maglia Vanoli. E non solo per i numeri (25 di valutazione sono tanta roba) ma per la personalità da “veterano”, lui che a maggio fa ventitré anni, con cui ha aggredito tutti, ma proprio tutti, i 1.440 secondi che ha passato sul parquet.

La circostanza che questa prova del “VerCasGra” sia arrivata dopo la nazionale dove il suddetto, orfano del “Gra” per problemi fisici, ha fatto una discreta (eufemismo) figura, racconta meglio di qualsiasi altro discorso della reazione vanoliana al disastroso inizio, e siccome non è la prima volta che accade in questa stagione, evidentemente questo è il sintomo di una squadra che sa quello che vuole, o meglio, a cui è stato “insegnato” a sapere quello che vuole.
Se qualcuno del popolo vanoliano ha pensato che sta roba sia un complimento a coach Gigi Brotto e al suo “numeroso” staff, beh ha ragione, con tanti saluti a chi, e purtroppo non sono nemmeno pochi, non ritiene il coach all’altezza.

Detto che ogni critica, se espressa in modo urbano (e mi è capitato di leggerne qualcuna che proprio non lo è…), è del tutto legittima, questa è comunque una brutta abitudine, ereditata dal noto sport minore, che viene etichettata come “coach da tastiera”.
Il Ciranone vostro sarà un po’ strano ma ha sempre pensato che come non si insegna, che ne so, ad un pittore a dipingere, ad un muratore ad andare di cazzuola, ad un ingegnere a costruire ponti e a un maniscalco a sellare cavalli, a meno che non si sia rispettivamente un pittore, un muratore, un ingegnere o un maniscalco, non si dovrebbe insegnare ad un coach come dirigere una squadra. Soprattutto se, come ieri sera, ha cavato fuori una sconfitta che sa tanto di vittoria.
Perché ha ragione da vendere il coach: ieri sera “male solo il risultato”, ovvero di una “bella sconfitta”.
Il che è bello e istruttivo (cit.)
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