L’era dell’attesa…

Vanoli
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Per una volta iniziamo dalla fine, e cioè da quando è arrivata la notizia che oltre a Pesaro soccombente a Treviso anche Brindisi le ha buscate in casa contro Sassari.

Il che significa che il distacco tra la Vanoli e le ultime due è rimasto invariato e con una gara in meno, per cui se prima di oggi, nel caso in cui la Vanoli non ne vincesse da qui alla fine nemmeno una, le suddette avrebbero dovuto vincerne quattro su sei, ora, dopo di oggi, ne devono vincere quattro su cinque.

Sarà una magra consolazione ma tant’è…

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Dopo aver realizzato e messo a fuoco sta roba, con uno sforzo non indifferente perché la matematica non è mai stata il mestiere del Ciranone vostro, il solito neurone di nord-ovest, in questa occasione più ermetico di una poesia di Ungaretti, mi ha spedito in un nano secondo la parola “attesa”.

Già, l’attesa.

Se vi fermate a pensare un attimo capirete immediatamente che  l’attesa è una delle sfaccettature principali della nostra vita quotidiana; siamo perennemente o quasi in attesa; che ne so, del tram, del nostro turno in fila, di una risposta importante, del fine settimana… ora ce né un'altra…

Detto ciò mettiamo un attimo lì da parte l’attesa che poi la riprendiamo, e arriviamo al conquibus, e cioè una gara da dimenticare per almeno due motivi.

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Innanzitutto una Vanoli che per lunghi tratti ha sempre dato la sensazione di poterla addomesticare ma che sul più bello ritornava da dove era venuta. E non è che Tortona stessa facendo particolari faville, è stata proprio la Vanoli che arrivata lì lì si incartava e buonanotte al secchio. Intendiamoci, Tortona non ha rubato proprio nulla, ma sta faccenda è capitata almeno una decina di volte nel corso della gara, al punto tale che induceva a pensare in modo alquanto stralunato al suo tabellino finale.

Ed invece lo pigli, gli dai un’occhiata e scopri via via che la Vanoli tira meglio sia da due che da tre (51,5% e 47,4%), mette un libero in meno e tira giù sette carambole in più di Tortona.

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Ohibò, ma com’è possibile? Lo scopri subito con il dato successivo e cioè quello delle perse (13 per la Vanoli contro le 2, diconsi 2, di Tortona) e delle recuperate (1 per la Vanoli, contro le 9, diconsi 9, di Tortona). Il gap sta tutto qui; ed è un gap che fotografa esattamente l’andamento della gara.

Poi c’è che quando sul parquet c’è un diversamente colorato che si chiama Michele Rossi, uno che ne ha già combinate in passato un sacco e una sporta alla Vanoli, allora non puoi essere più sicuro di niente. Questo era sovvenuto al Ciranone vostro ben prima della palla a due, ma quello che ha combinato stasera era difficilmente immaginabile; non tanto, o se volete, non solo per il doppio tecnico a Coach Demis Cavina (dalla tribuna stampa posta nella piccionaia del PalaFerraris non si è capito bene cosa fosse successo), ma soprattutto per l’espulsione di Andrea “Condor Conti avvenuta con modalità vergognosamente “sudamericane” e con una inarrivabile arroganza che suppongo abbia messo in difficoltà pure i suoi colleghi.

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Ridetto ciò, e come già accennato, Tortona ha indubbiamente meritato di portare a casa la pagnotta, il che prospettava un dopo partita non esattamente esaltante.

Ma poi lo “sconfortino” del popolo vanoliano, certamente la sua avanguardia presente sulle tribune del PalaFerraris ma molto probabilmente anche quello rimasto a casa, si è via via tramutato non dico in esaltazione da strapparsi i capelli, ma piuttosto in una consolazione sempre più fragrante.

Le notizie che arrivavano da Treviso e da Brindisi hanno definitivamente pirlato verso il bello la domenica del popolo vanoliano e hanno provocato l’arrivo di un altro stato d’animo: quello dell’attesa.

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Ri-già, l’attesa, condita pure da un leggero sollievo. Da domani il popolo vanoliano è ufficialmente un popolo in attesa; di cosa è perfettamente inutile che ve lo dica che tanto avete già capito.

L’unica discussione è su quanto possa durare questa attesa, ma sul fatto che sia arrivata non si discute. Ed è un’attesa fatta di aspettativa, speranza, prospettiva, apprensione, ansia, inquietudine e fiducia, e che inaugura una nuova era che il popolo vanoliano dovrà vivere intensamente.

L’era dell’attesa, per l’appunto

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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