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Assemblea FIP del 2 Dicembre, la pedanteria al potere…

Vanoli

Nella mia purtroppo lontana gioventù era in voga uno slogan che i più attempati tra i miei 12 lettori ricorderanno sicuramente: “la fantasia al potere”. Tranquilli, vi risparmio una pallosa concione sulla genesi di questo geniale slogan che in quattro parole sintetizzava i desiderata di due, facciamo tre va, generazioni a cavallo degli anni 60/70/80 perché sennò vi abbiocchereste peggio di un ghiro attapirato, ma il fatto è che saputo l’esito della riunione FIP dell’altro ieri il solito neurone di nord-ovest me lo ha spiattellato lì davanti bello come il sole.

Senza girarci troppo intorno è del tutto ovvio che, accanto a picanelli importanti tra i quali: la “spadaforata” ovvero la legge di riforma dello sport (che meriterebbe una articolessa a parte lunga da qui a Dio solo sa dove), la sacrosanta volontà di far ripartire i campionati giovanili e la solita solfa sulla necessità di, cito testualmente: “valutare riforme che mirino a rimodulare, nel prossimo futuro, i campionati di vertice”, il neo riconfermato presidente federale Gianni Petrucci si è lasciato sfuggire che “per personale convinzione” è contrario al blocco delle retrocessioni e che solo davanti ad una richiesta “bulgara”, e cioè unanime, di LBA avrebbe preso in considerazione l’ipotesi.

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Ohibò; dopo che l’assemblea di Lega del 23 novembre che, nonostante pare non si sia “ufficialmente” parlato di blocco delle retrocessioni, ha di fatto, proprio grazie a questo silenzio “ufficiale”, girato la patata bollente all’assemblea FIP dell’altro ieri, ecco che pure nella suddetta assemblea nella quale sembra, sempre “ufficialmente”, che non se ne sia parlato, il suo capo ha pensato bene poi di spiattellare quella “personale convinzione” rimandando al mittente la stessa patata bollente, nel frattempo diventata purè, ovviamente di infima qualità.

Mia donna avrebbe commentato: “i’è adreè chi giòga a balìne…”.

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E’ stato proprio questo che mi ha fatto rimembrare, con una pungente botta di nostalgia, lo slogan di cui sopra. Si perché ci vuole proprio scarsa fantasia a non capire che dopo:

·  lo stillicidio di ottobre e novembre con squadre tempestate dalla bestia con continui bollettini che sembravano che aggiornassero via via l’evoluzione di un lazzaretto;

·  dieci squadre costrette ad interrompere l’attività per trenta giorni e più, sia per una “decimazione” da Covid, sia per mancanza di avversari perchè “decimati” dal Covid;

·  i limiti del protocollo FIP ormai evidenti anche ai sassi del Po, perché la bestia ha tracimato anche all’interno di mondi che sono stati, a torto, ritenuti immuni;

·  le partite rinviate che fioccavano peggio della nevicata di ieri e di quella prossima ventura, aggiungendo e sovrapponendo rinvii a rinvii, con il tempo che drammaticamente stringe e fa apparire piccolo come una capocchia di spillo il traguardo della fine del girone di andata...

come si possa non dico non decidere ma almeno non immaginare il blocco delle retrocessioni?

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Pare che il mantra di LBA e FIP sia terminare il girone di andata e poi vedere come butta. Sicuramente un momento indispensabile per parecchie squadre che raggiungerebbero le Final Eight, e cioè un traguardo che da solo varrebbe tutta la stagione. Ma a quale prezzo?

Perché in tutto questo è ovvio che un prezzo da pagare c’è, e che potrebbe davvero rivelarsi troppo salato per molte società che in questa ripresa a tappe forzate, con una preparazione per forza di cose superficiale, col rischio infortuni dietro l’angolo che le smonterebbero ulteriormente e forse definitivamente, con i contagi sempre in agguato e quindi costi Covid ancora più pesanti, con la perdurante assenza di pubblico, e mettiamoci pure con quel credito di imposta presentato a suo tempo come la panacea ma letteralmente scomparso dai radar della politica penalizzando ulteriormente gli sponsor, saranno costrette a chiederla loro la retrocessione per non passare sotto le forche caudine dei controlli federali, Com.Te.C. in testa, se non peggio (in questa ottica appare davvero fastidiosa, per non dire di peggio, l’ipotesi del ras della FIP di una superlega a 12 squadre).

Aggiungiamoci la “minaccia” di un calendario che fatalmente darà vantaggi e svantaggi “ad minchiam” togliendo ulteriormente credibilità al risultato sportivo; ulteriormente perché, nessuno o pochi l’hanno fatto notare, già ora è compromesso. Andatevi a vedere quante vittorie fuori casa, in assenza del fattore campo, ci sono state in questo scorcio di campionato, troverete una percentuale irreale (non voglio rovinarvi la sorpresa).

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Di fronte a siffatto scompiglio appare del tutto evidente che il blocco delle retrocessioni non è, o almeno non del tutto, una partigianeria di chi vuole garantirsi un futuro nella massima serie a dispetto di chi sa quali corbellerie, ma potrebbe essere la chiave di volta per salvare in Italia il presente e anche il futuro dello sport più bello del mondo. Chi vorrà potrà giocarsi lo scudo, chi invece annaspa non sarà destinato, nella migliore delle ipotesi, a ridimensionarsi e nella peggiore a scomparire, e i pochi che hanno “la testa fuori dall’acqua” (cit.) vedrebbero premiata la serietà di voler esserci contando solo sulle loro forze poche o tante che siano.

Ci vorrebbe però una bella botta di fantasia; la fantasia al potere per l’appunto. Purtroppo qui il “potere”, ancora una volta, manifesta il suo esatto contrario, e cioè una evidente e irritante pedanteria.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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