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Assemblea Lega Basket: tanto tuonò che “non” piovve

Vanoli

C’era attesa per l’assemblea della Lega Basket di ieri; si sarebbe dovuto parlare della proposta buttata lì da Luca Baraldi, Amministratore Delegato della Virtus Bologna, di sospendere il campionato “in attesa di nuove disposizioni riguardo la presenza del pubblico”, cassata almeno fino al 24 Novembre dal DPCM del 24 Ottobre, e pure del repentino ritorno di fiamma di una proposta già spuntata prima dell’estate, e cioè del blocco delle retrocessioni.

Bene, la Lega Basket invece, più dorotea di Aldo Moro, Emilio Colombo e Mariano Rumor messi assieme, ha preferito dar l’idea di aver glissato affrontando importantissimi quanto indifferibili argomenti quali, come riferisce Tuttosport: “gli impegni con gli sponsor, le tv e le agenzie di scommesse”, ed altri di strettissima attualità come l’urgentissimo “progetto di fusione per incorporazione con la società SO.BA.SA che gestisce attualmente il patrimonio immobiliare della Lega Basket”, che se non discusso avrebbe causato probabilmente calamità e sciagure inenarrabili.

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Vero che nel comunicato c’è un accenno alle conseguenze di questa recente recrudescenza della “bestiaccia” su tutto il movimento, in particolare sui suoi ricavi, ma sembra messo perché proprio non si poteva fare a meno di accennare ad una faccenda che sta interessando 60 milioni di italiani limitandosi a riferire  che “il Presidente Umberto Gandini ha illustrato ai club le richieste che verranno presentate al più presto al Governo (quando? Domani, tra un settimana, tra un mese, quando l’inferno gela? ndr), in particolare riguardo a contribuzioni a fondo perduto per risarcire le ingenti spese da sostenere mensilmente per l’attività di screening, sospensione dei versamenti e contribuzioni in materia fiscale e previdenziale e interventi significativi per fornire liquidità agevolata al sistema che si trova costretto a giocare a porte chiuse, con ingenti conseguenze sui ricavi”.

Però dai, c’è forse qualcuno che ci crede al fatto che nell’importante consesso non si sia parlato anche delle due “insignificanti mandorle” citate all’inizio? Siccome la riunione era in modalità webinar, sarebbe interessante sapere se ne sia stata fatta anche una registrazione, ma anche fosse temo sia stata secretata come e forse pure peggio del terzo segreto di Fatima…

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Eppure nei giorni precedenti, ed anche stamane a “buoi scappati dalla stalle”, si è diffusamente parlato delle due “insignificanti mandorle”, ed è proprio questa la circostanza che fa ritenere al Ciranone vostro che, a dispetto delle doroteità del comunicato ufficiale, qualche “pissi pissi bao bao” in merito sia stato proferito.

Come dicevo, prima; ne hanno accennato un po’ tutti i cosiddetti addetti ai lavori: Flavio Portaluppi (GM suppongo sappiate di chi) Andrea Conti (GM di Varese), Salvatore Trainotti (DS di Trento), Cesare Pancotto (coach di Cantù), Ario Costa (GM di Pesaro), Alessandro Della Salda (AD di Reggio Emilia), lo stesso presidente di Lega Basket Umberto Gandini, e mi fermo qui perché la lista è davvero lunga.

Ma pure dopo; Graziella Bragaglio (Presidente di Brescia) e Luigi Longhi (Presidente di Trento; da statuetta il suo caustico commento: “se dovessimo discutere tutte le idee di Baraldi…”)

E’ del tutto ovvio quindi che il sasso, ma che dico sacco, il macigno gettato da Luca Baraldi nel variegato stagno della LBA abbia provocato come minimo reazioni e come massimo incazzature variegate e variopinte. Non voglio però entrare qui nel merito delle dichiarazioni dell’AD della Virtus Bologna limitandomi a sottolineare la loro evidente strumentalità perché del tutto opposte a quelle gagliardamente sostenute in primavera quando propose esattamente il contrario, e cioè di andare avanti comunque col campionato nonostante l’iradiddio che ci era piombata addosso.

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Quello che questa faccenda ci insegna è che siamo di fronte a comportamenti che, prendendo a pretesto una faccenduola da nulla come il Covid, cercano di tirare più che si può acqua al proprio mulino. Mulino che però fa pure lui acqua da tutte le parti perché si darebbe il caso che chi ha fatto la cicala in estate ora si trovi a fare i conti con entrate che aveva improvvidamente preventivato ma che sono, come minimo, dannatamente incerte.

In estate c’è stato chi, abituato a fare il passo lungo come la propria gamba, aveva ammonito che senza regole certe su come coprire “le ingenti spese da sostenere mensilmente per l’attività di screening” (ecco il senso del grassetto di cui sopra) i costi da affrontare non erano assolutamente preventivabili; questo qualcuno è, come certamente avrete capito, Aldo Vanoli fu Guerino da Soncino, e ci mancò poco che venisse preso pure per i fondelli.

Via libera quindi alle cicale che sottoscrivevano contratti, nella migliore delle ipotesi nell’indifferenza della Lega Basket (per non parlare della FIP), nel peggiore con un tacito assenso, che avevano la evidente forma di azzardati “pagherò”. Ora per quelle cicale, come avrebbe commentato mia nonna, “la più spessa si può imbottigliare” perché senza la presenza del pubblico su cui avevano improvvidamente fatto conto, sono sotto di parecchie centinaia di migliaia di euro (600.000 ha dichiarato, se non ricordo male, Pesaro).

Da qui quindi la richiesta di stoppare tutto arrivata da uno che non ha di certo bisogno di fare la cicala perché sufficientemente fornito, ma che si è fatto portavoce di altri che sono in evidente difficoltà, ammantando tutta la faccenda come “amore per il pubblico degli appassionati” il quale pubblico degli appassionati però ha già indirettamente risposto; mai in nessun palazzo si è arrivati alla capienza massima prevista dalle regole di accesso precedenti il 24 Ottobre. E questo vorrà pure dir qualcosa perché se la paura fa novanta, accompagnata alla sacrosanta responsabilità personale di ognuno di noi fa pure centottanta, con buona pace dell’ottimismo “interessato” di qualcuno.   

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Come se ne esce da questo guazzabuglio? Non avendo particolari facoltà divinatorie farei un pelo fatica a rispondere. Ma il non-decidere di ieri della Lega Basket è davvero irritante; il vecchio Socrate, in siffatte circostanze, avrebbe aggiunto un “non” al famoso detto che gli scappò quando Santippe, sua moglie, gli tirò in testa una brocca d’acqua.

Tanto tuonò che “non” piovve, per l’appunto.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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