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Eppure il vento soffia ancora...

Vanoli

Narrarvi debbo che la domenica sera baskettara è iniziata con una discreta paturnia che alle ore 20, 43 minuti e 52 secondi si è proditoriamente impossessata del Ciranone vostro quando ormai era chiaro che RaiSport avesse scelto di allungare il brodo di una trasmissione illustrativa di un evento già fatto e strafinito nel pomeriggio (l’ultima tappa del Giro d’Italia) snobbando una gara del secondo sport nazionale nonché gioco più bello del mondo.

Immagino i moccoli vari e variegati e coloriti partiti da gran parte del popolo vanoliano il quale pensava di godersi finalmente in santa pace e senza elemosinare player o seguire la faccenda sul sito della Lega, come noto più lento di un bradipo assonnato, la partita della Vanoli, ed invece gli è toccato sorbirsi una trasmissione in cui si è parlato financo delle emorroidi di Filippo Ganna che nonostante il fastidioso inghippo ha gagliardamente vinto, se non ho capito male, tutte e quattro le cronometro del giro.

Ma i moccoli hanno probabilmente raggiunto vette inarrivabili quando, finita alle 21,04 circa la solfa, la Rai ha mandato una clip che annunciava la diretta di Trento Vanoli per le 20 e 45. Se non ci fosse stato da piangere ci sarebbe stato da far uscire le mascelle dai loro naturali alloggiamenti per il gran ridere.

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Mi sarei arrangiato alla belle meglio col player di Eurosport saltabeccando da quei pixel al luogo dove di solito immetto le mie lagne, poi, quando gli dei del  basket hanno voluto, è arrivato il collegamento col PalaTrento se non ricordo male proprio mentre Daulton “W.A.S.P.” Hommes metteva la bomba del 19 a 12 Vanoli. Correva il settimo del primo quarto e un brividino mi ha percorso tutto il filone della schiena per un deja vù non proprio piacevole; anche nella gara d’esordio con Trieste riuscii a collegarmi col player proprio mentre il nostro metteva la bomba del 15 a 11 per la Vanoli, sappiamo poi com’è andata a finire.

Ma paturnia e deja vù se ne sono via via tornati da dove erano venuti alla vista dell’iradiddio che la Vanoli stava combinando sul parquet. In particolare davanti al crescendo verdiano di un secondo quarto di rara bellezza cestistica nel quale c’era solo una squadra che stava letteralmente dominando su entrambi i lati. Trento sembrava uno di quei pugili sul punto di crollare al tappeto per i troppi, tanti uppercut che arrivano da ogni parte.

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Già, sembrava. E sembrava davvero perché al riposo lungo la Vanoli viaggiava con il 67% da due, 55% da tre e 88% ai liberi, e con una compattezza e lucidità stordenti. La faccenda è andata avanti sulla stessa falsariga per i primi 300 secondi del terzo quarto che dicevano ancora +17 Vanoli (61 a 44) anche se le prime avvisaglie di una Trento più pimpante c’erano già tutte.

Ed infatti è da lì che gli ingranaggi della Vanoli, fin lì perfetti o quasi, hanno iniziato a cigolare. Nonostante ciò il quarto si è chiuso sul +11 (65 a 54), e se ci avessero detto prima che si sarebbe stati sul +11 a 600 secondi dalla fine mi sa che parecchio popolo vanoliano avrebbe messo una firma lunga da qui alla Bolivia.

Nella cronaca mi era scappato scritto: “La Vanoli limita il ritorno di Trento con un po’ di affanno. Decisivi saranno i primi minuti dell’ultimo quarto, che adesso andiamo a “soffrire”. E, per la barba di Matusalemme in persona, lo sono stati decisivi per davvero perché al ritorno in campo con un terribile parziale di 10 a 0 Trento arriva alle calcagna della Vanoli. Sono andato a rivedermi sul play by play della Lega quanto ci ha messo Trento a mettere quei 10 punti e mi sono stropicciato gli occhi perché non volevo crederci; 131 secondi. A 7,49 dal finis riaperta una partita che se non sembrava finita era sul punto di esserlo.

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E arriva paradossalmente proprio qui il vero miracolo vanoliano; di solito un 10 a 0 nel quarto decisivo sono una sberla talmente forte da farti rintronare, e nove volte su dieci chi la riceve sbarella fino a deragliare. Non la Vanoli di ieri sera che con Marcus Lee e Topias Palmi mezzi acciaccati e T.J. Williams che ha lasciato anzitempo sanguinante ad un labbro, ha tenuto gagliardamente testa ad una Trento ormai all’arrembaggio fino ad avere la palla della vittoria, che non è entrata solo perché una probabile flatulenza di qualche sparpagliato spettatore nei paraggi ha combinato il patatràc.

Vero è che la palla persa da Daulton “W.A.S.P.” Hommes a 11 secondi dalla sirena del tempo regolamentare, oltre a macchiare una prestazione super, ha fatto perdere almeno un anno di vita ad una discreta percentuale di popolo vanoliano, tra cui ci si infila a piedi giunti anche il Ciranone vostro, altrettanto vero che con Trento in bonus e la Vanoli con falli da spendere si poteva gestire meglio i secondi decisivi, verissimo pure che sotto pressione, come capitato a Bologna, si va un po’ in difficoltà (e sono questi probabilmente gli errori a cui ha accennato Paolo Galbiati), ma è il carattere di questa squadra, che sta piano piano diventando un’altra “band of brothers”, che ha stupito ancora una volta.

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Anche il Ciranone vostro, alla bomba di Fabio “Hercules” Mian sputata dal ferro e al susseguente appoggio ciccato da Gervasio Williams, è stato assalito da un refolo di amarezza, ma poi è subentrata quasi subito la consapevolezza che proprio questa gara ha dimostrato che la Vanoli, oltre a non essere per nulla la cenerentola del torneo, è una realtà che si deve certamente sudare la pagnotta ma ha tutte le carte in regola per arrivare dove vuole arrivare.

Eppure il vento soffia ancora” cantava Pierangelo Bertoli nella mia lontana gioventù, e soffia ancora anche per la Vanoli.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

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