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Vanoli vs Virtus; Roma nun fa la stupida...

Vanoli
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Vi è mai capitato di avere un tarlo che vi rode le cervici e che ogni poco vi si ripresenta come una fastidiosissima cozza? Credo di si; le nostre cervici sono un mistero ancora irrisolto per parecchi luminari, ed ora che ci penso mi sa che mi convenga donare a scopo scientifico il mio solito neurone di nord-ovest perché, il fetentone, è il leader universale di sto faccende e risulterebbe parecchio utile ai luminari di cui sopra per venire a capo di uno degli oscuri arcani dell’involucro posto all’estremità nord del marchingegno che ci porta a spasso ogni giorno.

Detto che al momento non sarei sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, cosa che, visto l’attacco della lagna, sembrerebbe particolarmente probabile, non frappongo induci e passo subitaneamente a concionarvi.

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Dunque, in un momento di rara calma di una settimana piuttosto densa, mi è parso opportuno sfruttare l’occasione per andare a vedere come se l’è cavata la Virtus Roma in quel di Brindisi, in una gara arrivata, come ognun sa, all’overtime, e siccome ci sono parecchi modi per arrivare ad un overtime mi è sovvenuta la brama di sapere come ci è arrivata la Virtus Roma.

Beh, ci è arrivata nel peggior modo possibile, e cioè cacciando via una gara già vinta. Vado a memoria; 60 secondi abbondanti alla sirena e Jerome “the sniper” Dyson mette la bomba del più tre (76 a 73) per la Virtus. C’è ancora tempo per rimediare ma Brindisi, grazie anche ad un paio di difesone romane, fa un po’ di pasticci e si arriva all’azione finale; mancano 10 secondi, Bucci, coach di Roma, chiede il fallo e lo fa sbracciandosi talmente tanto da rischiare di far fuoriuscire gli omeri dai loro alloggiamenti naturali, ma i suoi incredibilmente non lo ascoltano o se l'hanno fatto non sono stati in grado, altrettanto incredibilmente, di mettere giù un falletto. L’arancia a spicchi arriva a Kelvin Martin, non di certo uno specialista, che però mette la bomba del pareggio. Ci sono ancora un paio di secondi; in tempo per la bomba della speranza/disperazione di Jerome Dyson che si spegne sul ferro e si va, per l’appunto, all’overtime. E quando ci si va in siffatte circostanze qualcosa “dentro” si rompe; a 20 secondi dalla fine dell’overtime la Virtus è sotto di tre e con palla in mano, quindi ancora in gioco, ma  arriva però una persa assassina che da il via libera al contropiede di Adrian Banks e festa finita.

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Tutto qui direte? Si tutto qui, ma è un tutto qui che ci ha fatto vedere una Virtus Roma che, in uno dei campi più difficili della serie A, ha retto l’urto di una corazzatella come Brindisi arrivando ad un sospiro dal colpaccio. Ed è dal termine della visione dell’highlight della gara che è spuntato nel solito neurone di nord-ovest del Ciranone vostro una delle commedie musicali più belle scritte da quel duo di fenomeni che rispondevano ai nomi di Pietro Garinei e Sandro Giovannini, ed in particolare la canzone che l’ha resa famosa in tutto il mondo: “Roma nun fa la stupida stasera”.  

Cosa diavolo c’entri una canzone dove Rugantino e Rosetta si dicono alternativamente e ripetutamente “de si” e “de no” non è dato sapere e probabilmente ce lo riferiranno a suo tempo solamente i luminari ai quali il Ciranone vostro donerà il suo neurone di nord-ovest; quello che è certo invece è che da quel momento sta canzone non mi ha abbandonato e pure ora mi gira attorno come un orso affamato alla sua preda.

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Tutta sta manfrina per dirvi che sta partita che viene un po’ di apprensione la mette. Continuo a ripetermi quello che ho già lagnato dopo Treviso, e cioè che col rientro di tutti los infortunados la Vanoli ha già tracciato un solco e su quello può costruire un girone di ritorno coi fiocchi, che Ethan “our big guy” Happ, 208 centimetri per 108 chili frizzanti come una gassosa estiva, è probabile si porti a spasso Davon Jefferson, 204 centimetri per 100 chili decisamente un po’ più statici, che Voja “cat in underwear” Stojanovic molto probabilmente sarà quello incaricato di mettere la museruola a Jerome “the sniper” Dyson e tutti conosciamo le doti difensive del nostro ragazzaccio serbo, che la Vanoli, col rientro di tutti los infortunados, ha un roster con tante e tali soluzioni da permettere al Meo Nazionale di “inventarsi” in corso d’opera  magate come quella di Treviso (quintetto senza play di ruolo e un mazzolatore come Josip Sobin là sotto a fare a sportellate), e potrei proseguire con  altri due o tremila “che” ma nonostante ciò l’apprensione non accenna a diminuire, figuriamoci a passare.

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Mi consola il fatto di essere in buona compagnia. Pure il Meo Nazionale infatti in conferenza stampa ci è andato giù piatto: “La Virtus è una squadra con giocatori che possono essere decisivi se si accendono. Mi riferisco in particolare a Dyson che se inizia a fare canestro da 3 diventa immarcabile”.  Già, gira e rigira tutto gira e rigira attorno a Jerome “the sniper” Dyson; e mi sa tanto che il motivo dell’apprensione dipende soprattutto da sto talento immenso che si è guadagnato il nickname di cecchino per i 5.000 e passa punti segnati in tutta la sua carriera, che ci ha già fatto male all’andata e che se davvero è in serata può far vedere i sorci verdi pure ad un mastino come Voja “cat in underwear” Stojanovic.

Non è mancanza di fiducia nei confronti dei regàs, tutt’altro, è che siamo di fronte ad uno di quei giocatori che davvero sono in grado, se in giornata si, di vincere le partite da solo. Il Meo Nazionale, che peraltro conosce benissimo il tipo, ha sicuramente messo giù tutte le trappole adatte alla bisogna, ma può non essere sufficiente.

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Il Ciranone vostro, quando attende una gara della Vanoli, è provvisto da sempre innanzitutto di una fiducia smisurata nei regàs, poi della curiosità di vedere l’approccio alla gara e infine della gioia di poter assistere, e da una postazione magari immeritatamente privilegiata (a proposito: qualche volta se mi salta il birlo vi “cronaco” semiseriamente, più “semi” che seriamente e naturalmente a modo mio, una faccenda tipo: “cosa succede in tribuna stampa”) ad un’altra edizione del gioco più bello del mondo. A queste cose stavolta si aggiunge l’apprensione di cui si sta lagnando.

Che ci volete fare; e così. Ma siccome a caval donato non si guarda in bocca, alla faccia di donato e pure del cavallo mi scapperebbe detto un: “Roma nun fa la stupida … domani”.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

 

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