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Di un ospite inatteso e di un “ragazzino” terribile

Vanoli
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Da fonte proveniente per vie traverse dalla Germani Basket che, per ovvi motivi, desidera rimane anonima, sono venuto a conoscenza nella tarda mattinata venerdì 12 u.s. dell'arrivo di una singolare richiesta di accredito da parte di un tale Mister Alfred Joseph Hitchcock. E’ perfettamente inutile che tentiate di estorcermi notizie sulla fonte di cui sopra perché la mia natura di integerrimo guascone mi impone di appellarmi, fino alle estreme conseguenze, al V emendamento, che in Italia peraltro non vale una bella cippa di niente non solo perché è un emendamento della Costituzione “Iu.Es.Ei”, ma anche perché qui da noi, come ognun sa, non se lo filerebbe nessuno o quasi.

Detto questo, vado avanti nel mio personalissimo scoop e vi devo vieppiù raccontare che al botteghino aspettavano il mister Alfred Joseph Hitchcock di cui sopra per consegnare l’ultimo accredito, chiudere la baracca ed andare a godersi la partita, ma il tipo, da buon flemmatico londinese, se l’è presa decisamente comoda e si è presentato al botteghino solo poco dopo l'inizio del terzo quarto di una partita che, fino ad allora, aveva visto un solo clamoroso padrone. “Devo girare il cortometraggio di un film giallo; finale a sorpresa” pare abbia mormorato, in un italiano incerto, all’esterrefatta fonte anonima del Ciranone vostro. Il tempo di ritirare l'accredito, di passare il minuzioso (eufemismo perché mancava solo ci guardassero pure nelle mutande) controllo di: stewart, polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardie ecologiche provinciali, addetti alla sicurezza, portavalori, esercito della salvezza e Dio solo sa chi altro, e il tipo ha messo i piedi sul parquet per la precisione proprio quando la Vanoli toccava il suo massimo vantaggio; 23°: 62 a 41.

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Da quel momento sul parquet del PalaLeonessa è andato in onda un vero e proprio thrilling. Perché cos’altro è se non un thrilling, peraltro d’autore perché pare che il tipo abbia pure vinto almeno un paio di statuette, quello visto dal 23° al 40° minuto?

Qui però, prima di entrare nel dettaglio del thrilling di cotanto regista di cui tutto un palazzo è stato trepidante spettatore, mi tocca fare un passo indietro e narrare di una Vanoli spietatamente strepitosa e dominantemente cinica, protagonista assoluta del match e sempre in totale controllo. Lo si è percepito fin dai primi possessi; pronti via, 7 a 2 per Brescia ma in 120 secondi parzialone di 11 a 1 aperto da una bomba di PJ Aldridge; 13 a 8 Vanoli e inizio della sarabanda. Brescia "resiste" per tutto il quarto nel quale mette comunque 25 punti, ma poi nel secondo crolla sotto i fendenti vanoliani; 26 a 14 di parziale e +17 alla pausa lunga (56 a 39). L'inizio del terzo sembra avviarsi sulla falsariga dei primi due fino al fatidico 23° quando, per l'appunto, la rubiconda faccia del maestro del thrilling fa la sua apparizione nel rinnovato catino del PalaLeonessa.

Come tutti i thrilling che si rispettino si inizia piano pianino; la Germani entra sul parquet con quel previstissimo furore di cui si accennava l'altro giorno, ma la Vanoli, anche se non brillantissima come nel primo tempo, tiene botta e chiude comunque il quarto con 12 punti di vantaggio che sarebbero potuti anche essere di più se almeno una della due bombe di, se non ricordo  male, PJ Aldridge e Travis Diener fossero finite nel loro naturale pertugio e non beffardamente sputate dal ferro.

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Ma è nell'ultimo quarto che il noto regista dispiega tutta la sua sapienza e ci fa assistere ad un giallo d'autore; un "giallo" peraltro che si può vedere solo sui parquet del gioco più bello del mondo perchè lì sopra, da sempre, germoglia e fiorisce quella faccenda che si chiama inerzia, impalpabile fin che volete ma tremendamente percepibile non solo da quelli in canotta, e che ti può pirlare la frittata nel giro di pochi secondi. Ed un maestro del thrilling come Alfred Joseph Hitchcock non poteva che scegliere come "assassino" il figliolo del Meo Nazionale. Sono proprio state le  due bombe filate, di cui una ignorantissima, di Brian Sacchetti a dare ancora più slancio alla Germani e ad esaltare il fantastico pubblico bresciano. L'assalto viene rintuzzato per un momento da Travis Diener; il suo canestro alla Dirk Novitzki, piedino destro sollevato, è stata una cosa da far drizzare i capelli ad un calvo.  

Ma però la Germani, in piena tranche agonistica, con Awudu Abass manda in visibilio il palazzo arrivando al fatidico pareggio (85 pari) quando al finìs mancano 59 secondi e una frequentina di centesimi. Di solito, e sottolineo di solito, quando una squadra sotto di un ventello arriva nel momento topico ad acciuffare per i capelli una gara, la sua avversaria si becca un uppercut che nemmeno Muhammad Alì. Ma dall'altra parte, disgraziatamente per la Germani, albergano, sollecitate da quelle del neo laureato sul campo in psicologia applicata al basket di cui cianceremo dopo, sei palle di granito che mandano le due restanti di Andrew Crawford, da oggi "the terminator", a completare il lavoro; è lui infatti che mette i 4 punti filati che danno la vittoria alla Vanoli, intramezzati da un libero sempre di Awudu Abass e da un appoggio a canestro ciccato da PJ Aldridge da fucilazione immediata e senza processo.

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E come tutti i thrilling che si rispettino, il nostro buon Alfred ha individuato pure il protagonista, quello che è il filo portante e reggente di tutta la storia, che risolve il giallo e diventa l'eroe dei "buoni". Avvisarsi debbo che la fantasia del Ciranone vostro sta tirando gli ultimi perché fa sempre più fatica a trovare nuovi aggettivi per descrivere le magie che Travis Diener dispensa sui parquet di tutta Italia, però ci prova lo stesso.

Quello che ha combinato ieri il "ragazzaccio" di Fond du Lac sfiora davvero l'inenarrabilità; della sua leadership indiscussa e riconosciuta se ne è già parlato a iosa, del suo talento "naturale" anche, della sua "follia" positiva pure, della sua immensa classe finanche, per non parlare del suo ruolo di collante in uno spogliatoio che prima di essere formato da atleti è composto da ragazzi che si divertono un mondo e mezzo a stare assieme. Ma non mi è mai capitato di vederlo nel ruolo di psicologo; ieri infatti nel momento peggiore, e cioè davanti ad una Germani arrembante che sembrava avere in mano le chiavi della partita, ha fatto accomodare tutti i "suoi" ragazzi sul suo immaginario lettino e come ogni buon psicologo ha trovato la chiave giusta per tirare fuori dai pasticci tutti quanti. Come? Semplicemente infondendo fiducia e calma; quel canestro di cui si lagnava poc'anzi è stata la molla definitiva per ritirare definitivamente su il balelotto dei "suoi" ragazzi. 

37 anni suonati, una condizione fisica invidiabile, un entusiasmo da ragazzino alle prime armi; tutto ciò, insieme alla sua sapienza cestistica, ne fanno un giocatore unico, uno, per dirla con il Meo Nazionale che "è meglio averlo che non averlo". E se è davvero così, come lo è, allora so di interpretare il popolo vanoliano tutto chiedendo alla società di convincere, ammesso che non lo stia già  facendo, di fare di tutto e anche di più per convincerlo a rimanere almeno un altro anno ancora. One more year Travis, ONE-MORE-YEAR!

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Chiudo la lagna con una evidente ma confortante banalità: “tutto è bene ciò che finisce bene”. Quello che è positivo è che siamo a 34 punti e che ormai i play off non arrivano solo nell’improbabilissimo caso di scontri fra pianeti. Ma non è ancora il momento di fare conti più o meno della serva e tentare di indovinare chi ci troveremo di fronte; ne mancano quattro e può succedere tutto e il contrario di tutto.

Però la serenità e la pacatezza hanno da tempo messo radici dalle parti di Piazzale Zelioli Lanzini perché con una "band of brothers" simile capitanata da "quel" laureato sul campo in psicologia applicata al basket, non si può che essere dannatamente e pervicacemente tranquilli.

Il che è bello e istruttivo (cit.)

 

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