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Filippo Cocchi, born to be a warrior

Basket

Confesso di non aver mai corteggiato un uomo.
Poi è arrivato Filippo Cocchi.
Un corteggiamento serrato, iniziato a gennaio e terminato a maggio, quando finalmente, probabilmente per sfinimento, ha detto sì; d’altronde Cocco è Cocco, a Cremona è un’istituzione, tutti lo conoscono e soprattutto tutti lo amano, adulti e ragazzi, tifosi ed addetti ai lavori.
Perché? Perché Cocco è genuino, è di una simpatia travolgente, ama il suo lavoro, ama il basket e non si tira mai indietro; occorre una mano? Chiama Cocco. Occorre organizzare un evento? Chiama Cocco. Occorre fermarsi mezz’ora in più in palestra? Chiama a Cocco. In partita c’è da sacrificarsi per la causa? Chiama Cocco. Serve un’intervista? Chiama Cocco. Poi richiamalo perché si è dimenticato di risponderti. Poi scrivigli per trovare un giorno che vada bene. Nada, non ce la facciamo. Poi scoppia la pandemia e fermiamo tutto. La situazione lentamente migliora, si può uscire ma per ora niente allenamenti degli sport di squadra: Cocco non hai più scuse.
E così si consuma il mio trionfo, la tanto agognata intervista!

Come sempre l’inizio è dedicato alla scoperta della palla a spicchi “devo dire che sono stato fortunato, al basket ci sono arrivato da solo nonostante mio padre fosse un ex giocatore; i miei amichetti tra la fine dell’asilo e l’inizio delle elementari avevano iniziato a giocare a basket e quindi anch’io avevo avuto il desiderio di provare. La prima squadra fu la Sforzesca sotto la guida di Mariano Mariani con cui mi sono trovato benissimo, poi verso gli otto anni, seguendo sempre un gruppo di amici mi sono spostato in città a Cristo Re; lì ho fatto i primi veri campionati di minibasket ed ho preso molto seriamente l’impegno di allenamenti e partite, tant’è che al primo campionato vinto sono scoppiato a piangere per quanto ero emozionato”!

Baby Cocco al centro con in mano il foglio

Da lì sono passato ai Warriors di Cremona, la squadra di Bonetti, per l’under13 e 14, poi alla Juvi Cremona Basket per l’under15 ed infine l’under17 l’ho fatta in Vanoli l’anno della fusione con Bonetti; al secondo anno di under17 ho ritrovato come coach Mazzali che già mi aveva allenato ai Warriors, eravamo un gruppo di buon livello, annate ’94 e ’95, io, Rossi, Belloni, Speronello, Macheda, Dini, Marinoni, cui si erano aggiunti tre ’96 fortissimi come Basola, Bodini e Donzelli, arrivammo quinti in campionato, vincemmo lo spareggio contro Torino poi però all’interzona perdemmo subito la prima partita e non riuscimmo a qualificarci per le finali nazionali; resta un po’ di amaro in bocca ma anche il bellissimo ricordo di un’avventura importante condivisa con un gruppo secondo me davvero forte”.

Sorride Cocco perché parla dei suoi amici, nessuno ha un nome ed un cognome ma sono tutti soprannomi “Bodo”, “Spero”, “Bellons”, "Cico", "Peppo" e via dicendo; d’altronde, chiedo scusa a mamma e papà che hanno scelto per lui un nome bellissimo, ma proprio non mi riesce di chiamarlo Filippo!

Insieme a Belloni e con linguaccia di Rossi nell'Under17 Vanoli

Gli ultimi due anni di giovanili lo vedono legarsi a quella che ad oggi è e resta la sua maglia: quella verde della Sanse “mi allenavo stabilmente con la prima squadra che faceva la C2 poi disputavo anche le partite con l’under19. Terminate le giovanili ho fatto ancora un anno in C2 prima di passare a Piadena per una stagione in C1: ritrovavo di nuovo coach Mazzali e c’erano Matteo Lottici, Stefano Mascadri, Marco Marenzi, Leonardo Malagutti, Giorgio Carrara. Eravamo un bel gruppo di giocatori giovani ed al cospetto di tanti squadroni ovviamente pagammo un po’ di inesperienza ma non ci trovammo mai sul fondo della classifica e quella fu una soddisfazione”.

Un momento in maglia Piadena

Dopo una sola stagione ecco il rientro alla Sanse, che nel frattempo aveva ottenuto la promozione in C1, ora C Gold ed ecco soprattutto che esce il vero Cocco, quello che avrebbe bisogno di giornate di 35 ore per poter fare tutto quello che vorrebbe “la verità è che mi prendo un sacco di impegni perché non so dire di no! (ora capite perché ho insistito tanto per intervistarlo?!) Mi sono iscritto all’università, a Scienze Motorie, e nel frattempo davo già una mano a Paolo Coccoli con le giovanili della Sanse, sia come vice che come preparatore; ho il patentino regionale di preparatore, mi manca l’ultimo step per poter fare il nazionale ma serve la laurea. Il prendermi tutti questi impegni ovviamente è andato a discapito dello studio, ora grazie a questa pausa forzata, sto recuperando quello che ho lasciato indietro; a livello lavorativo per ora sono concentrato sull’aspetto della preparazione fisica ma la pallacanestro mi piace a 360° quindi non mi chiudo nessuna porta, ad oggi non ho fatto il corso per allenatori, in futuro chissà”. Giusto, metti che ti resta una mezz’ora libera…

Riunione tecnica alla NextGenCup dello scorso anno

Negli ultimi due anni sto seguendo la preparazione della prima squadra della Sanse, ho più gruppi di giovanili Vanoli che gestisco insieme a Benedetta Racchetti, anche lei preparatore fisico, e poi ho la fortuna di poter affiancare Jacopo Torresi sulla parte di pesistica della squadra di Serie A; tutto questo mi permette di avere un ampio spettro che va dai giovani di tredici anni all’eccellenza di atleti professionisti.
Oggi i giovani sono meno propensi al sacrificio rispetto alla mia generazione quindi è importante riuscire a mettersi nei loro panni e trovare la chiave per rapportarsi nella maniera migliore; per il mio carattere mi trovo meglio con i ragazzi tra i 16 e i 18 anni mentre Benny è molto brava con i più giovani anche se il segreto per fare questo lavoro è mettersi in gioco senza chiusure perché ogni esperienza ti può insegnare tanto ed essere preziosa per il futuro.
La Vanoli ha fatto investimenti importanti sul settore giovanile e questo ci ha permesso di sviluppare un piano di pesistica mirato anche per le categorie più giovani, arrivando a fare anche 2-3 interventi di pesi alla settimana che vanno ad aggiungersi ad allenamenti e partite; il tutto chiaramente dipende dall’idea di gioco che ha l’allenatore, c’è chi predilige la parte metabolica, quindi la corsa, e chi invece preferisce lavori mirati sulla rapidità ed agilità, fondamentali per la difesa. Sicuramente nei ragazzi molto giovani non si spinge troppo sulla parte metabolica perché quella viene sviluppata con l’allenamento con il coach; l’obiettivo a queste età è sviluppare gli schemi motori già acquisiti e migliorare la coordinazione”.

Sobrie cene natalizie alla Sanse un paio di anni fa

E’ un fiume in piena Cocco, gli brillano gli occhi mentre parla del suo lavoro che è pura passione; la sua vita ruota attorno a quella palla a spicchi che sa regalare gioie ma anche qualche cocente delusione, come quella amara retrocessione della scorsa stagione.
Il fatto è che io sono cresciuto con dei seniores di alto livello come Coccoli, Faccioli, Pesenti, Galbarini, tutti ragazzi che per me erano degli esempi ed avevano alle spalle tanta esperienza, per questo mi ritengo fortunato; l’anno scorso è proprio mancata la componente seniores, eravamo tutti troppo, troppo giovani, abbiamo provato un ultimo colpo con Salvatore Forte ma ormai era troppo tardi, il danno era già fatto, quando giochi le sensazioni le hai e purtroppo è arrivata una retrocessione che ha fatto male”.

Il roster della scorsa stagione

C’è un caro vecchio modo di dire “più dolorosa è la caduta, più trionfale sarà la risalita”; l’ho usata spesso e calza a pennello per la Sanse, ferita nell’orgoglio ma capace di ripartire, tenendo il nucleo dei giovani dell’anno scorso e prendendo quattro seniores che in C Gold la spiegano ancora a molti.
In barba a chi aveva giudicato inadatti gli under, a chi criticava la scelta di un coach giovane come Baiardo, a chi relegava la Sanse in fondo ai ranking, i meningreen sono partiti con un sonoro 7 su 7: “intanto che lo dici ho la pelle d’oca, davvero. Sette vittorie filate erano qualcosa di impensabile eppure le abbiamo inanellate; siamo stati bravi a fare tesoro dell’esperienza dello scorso anno lavorando con forti motivazioni e gestendo bene situazioni di gioco diverse, come dimostrano alcune vittorie con largo margine ed altre punto a punto. Questo è stato possibile per vari motivi, il primo è senza dubbio la componente dell’esperienza che è chiaramente schizzata alle stelle, Vic e Farouk (Musso e Farioli) sono stati fondamentali per i ragazzi; il secondo motivo è l’enorme crescita dei nostri giovani, soprattutto quelli che vivono in foresteria che hanno lavorato il doppio e si sono presentati in ritiro in una forma strepitosa ed infine abbiamo piazzato un ultimo colpo di mercato prendendo un under come Ragagnin che per me è un ottimo giocatore.
A tutto questo aggiungo che i giovani hanno fatto un salto di qualità anche dal punto di vista mentale, mostrando grande intelligenza nel capire quando era ora di stare al proprio posto; nonostante la voglia di giocare e di dimostrare il loro valore, hanno capito perfettamente il concetto di ‘gioco di squadra’ mostrando grande pazienza e maturità e questo fa tutta la differenza del mondo”.

Una bella immagine di squadra di quest'anno

Una squadra guidata magistralmente da quel Giovanni Baiardo che seppur giovane ha dimostrato di saperci fare: “con lui ho sia un ottimo rapporto di amicizia che professionale, c’è un confronto continuo ed è una cosa che apprezzo e che mi stimola molto. Sicuramente lui è arrivato con tanta voglia di dimostrare e tanta fame, la retrocessione alla prima stagione su una panchina senior è stata pesante, però ha avuto la forza di restare e di ripartire di slancio quest’anno in cui si è trovato a dover gestire la parte under e la parte senior: eravamo secondi in classifica, questo dimostra che ci era riuscito alla grande”.

Una fase di tiro in una tappa del Tour Pro

Eppure, senior o under, quando si tratta di lottare senza paura, l’esempio per tutti è proprio lui, super Cocco che, come detto in apertura, non si tira mai indietro “io in questo ruolo di lottatore ci sguazzo, mi piace la rumba fisica, è una componente fondamentale del gioco che mi diverte. Fin dalle giovanili nelle mie squadre non c’è mai stato il classico ‘centrone’ quindi gira e rigira io dovevo sempre giocare da cinque e per forza di cose ho imparato a marcare gente più grande e grossa di me; per fortuna in alcune stagioni potevo sbolognarli a Coccoli, in altre a Faccioli e se la vedevano loro! Mica è sempre divertente prendere un sacco di botte”! Scoppiamo a ridere sotto le mascherine; Cocco ma i peggiori? “I peggiori sono stati i compagni di squadra: nell’under17 vedevo le guardie stamparsi contro Paolone (Coccoli) e pensavo ‘va beh sono guardie’, poi mi stampavo anch’io e volavo via, bello eh? Per non parlare di come mi allenava il Guzzo (Fabio Guzzoni), erano lotte continue, poi Faccioli, che non ci andava leggero ed ora il Cazza (Roberto Cazzaniga) che mi tira sempre in testa! Tra gli avversari i due che più mi hanno impressionato sono Di Giuliomaria soprattutto ai tempi di Bernareggio ma anche l’anno scorso a Cantù dove mi hanno fischiato 5 falli in 6 minuti… quest’anno ho fatto davvero fatica contro Michelori, poi ce ne sono altri che mi hanno dato filo da torcere, ma nessuno che mi abbia impressionato in particolar modo”.

Con l'inseparabile Davide Speronello

Come location per l’intervista abbiamo scelto un posto speciale, quel campetto Robi Telli teatro di innumerevoli sfide di 3x3, un altro dei mille impegni di super Cocco “è un posto speciale perché la mia passione per il 3x3 è nata qui su questo campo. Ho iniziato a giocare i tornei da Under e non ho più smesso, l’ho vinto sia da under che da senior e stagione dopo stagione mi sono appassionato sempre di più. Il torneo poi ha permesso di creare legami importanti con gli amici di Robi ed è nata una collaborazione che dura tutto l’anno sia per organizzare il loro torneo che il nostro, il Barch”.

L'anno della vittoria al Telli con Francesco Belloni e Federico Rossi

Già, il Barch, ovvero il torneo in memoria di Miky Barcella “lo conoscevo, frequentavamo lo stesso oratorio e San Zeno in estate, era coetaneo di mio fratello quindi andavo spesso a vedere le loro partite e si era creato un bel rapporto. Nel suo ricordo ci siamo buttati nell’organizzazione del torneo, la prima edizione fu a Costa Sant’Abramo, poi ci siamo spostati in piazza Marconi che è diventata la nostra sede, anche se non nascondo che il sogno è portare l’evento in Piazza del Duomo. Ci stiamo lavorando, un passo per volta ma non ci poniamo limiti”.
Cocco no limits, quasi quasi ci faccio il titolo!

Il gruppone del Memorial Miky Barcella

Parlando di 3x3 e di tornei non possiamo che pensare alla scorsa estate quando a Cremona ha fatto irruzione una nuova realtà: il Team Libidine, un nome, un programma.
Ma com’è nato? “E’ nato a caso”. Ah.
Adoro.
Un giorno ci ha contattato Meda (Federico Medagliani) che ci ha spiegato un po’ il funzionamento del Tour Pro e ci ha proposto di creare una squadra che potesse partecipare ad un’estate di tappe in giro per l’Italia. Parlo al plurale perché la proposta è stata fatta a me e a Spero (Davide Speronello), i due più folli e più portati per queste cose; io ovviamente con il fatto che non dico mai di no e che mi faccio prendere subito ero già bello carico, lui era un po’ più titubante ma alla fine Meda ci ha convinti”. No ma va?! Meda che convince qualcuno… davvero non l’avrei mai detto!

Cocchi, Azzola, Lorenzetti, 3/7 del Team Libidine

E fu così che nacque lo squadrone: Cocchi, Speronello, Lorenzetti, Sipala, Veronesi, Azzola, Prestini: “il 3x3 nasce sempre con una parte goliardica e di puro divertimento, con l’obiettivo di fare meno fatica possibile, ma poi quando ti trovi sul campo sale subito l’adrenalina e la voglia di lottare, nessuno ci sta a perdere. Il Tour Pro è stato una mezza follia, un impegno pesante a livello fisico, ma il divertimento non si può quantificare; ho conosciuto un sacco di gente, stretto amicizie anche con i ragazzi delle altre squadre, insomma, alla fine eravamo diventati un unico grande gruppo. Sono molto legato ai tornei 3x3, sono una parte fondamentale della mia vita, amo farli ed amo organizzarli”.

Un ricordo con Belloni e Speronello

Resto così, a fissare i suoi occhioni azzurri illuminati da quella luce che solo la passione autentica può dare.
Giocatore, preparatore, organizzatore di eventi, una porta aperta sul corso da allenatore, una laurea che attende, un cuore immenso e tanta voglia di ritornare ad avere giornate frenetiche, piene di impegni e piene di vita: this is Super Cocco No Limits!

 
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