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Podismo: “Non sarà tutto come prima...ed un pò ci spero”, pensieri di corsa di Melissa

Podismo
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Finalmente i runner sono tornati a fare i runner, insieme abbiamo vinto una importante battaglia, ma la “guerra contro il Covid-19” è ancora lunga e non possiamo abbassare la guardia: questo nemico invisibile ed infido è ancora presente in mezzo a noi.

La passione per la corsa è esplosa come l’estate che sta arrivando, ma non dobbiamo farci “fregare” dall’entusiasmo: ci sono delle regole da rispettare, ma sopratutto, mai come ora, c’è un buonsenso da usare, che purtroppo non è una cosa scontata a quanto pare.

Melissa è una runner del Marathon Cremona, anche lei ha sofferto il distanziamento dagli amici, dai suoi affetti e dalla sua grande passione: la corsa.

Ho chiesto, ed è stata molto gentile ad accettare, di darci la sua testimonianza di come, per lavoro, ha affrontato in prima persona i disagi e le sofferenze che questo “maledetto virus” si è portato appresso dalla Cina.

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Mi chiamo Melissa, ho 38 anni e vivo a Cremona da 7. Una delle mie passioni è la corsa e lo faccio con i ragazzi del Marathon Cremona, gruppo a cui sono iscritta dal 2015 e con cui condivido  l'esperienza del Direttivo dal 2018. Dal 2011 lavoro a Cremona presso la “Casa di cura S.Camillo” in veste di impiegata amministrativa presso lo sportello CUP-privati/assicurati.”

Quando hai capito che era cominciata l'emergenza sanitaria?

“Tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio, la direzione impose l’affissione, all’interno della struttura, di documenti informativi inviati dal Ministero della Sanità con i “dieci comportamenti da seguire” per evitare il contagio da Coronavirus COVID-19. Ricordo di aver sorriso nel momento in cui fu posizionata nel mio ufficio pensando: “ma figurati se dalla Cina arriverà proprio a Cremona... Poi arrivò il fatidico 21 febbraio e la mia collega che mi comunica del primo contagio avvenuto a Codogno. Vicinissimo a noi, ma ancora mi dico: sarà un caso isolato, ma poi il tempo non mi darà ragione. Lavorando in un ambiente sanitario, decido fin da subito, dal 23 febbraio anticipando il lockdown, di isolarmi da tutti, per evitare mettere a rischio a mia insaputa la salute di altre persone. Non vedrò la mia famiglia ed i miei affetti per circa due mesi e mezzo.”

Da fuori attraverso le immagini dei media e dei giornali, ci siamo fatti un’idea di come avete vissuto gli ultimi due mesi, ma credo che rendano ben poco di quanto in realtà è stato. Era una realtà distorta? 

I giorni che seguirono furono frenetici, intensi, colmi di paura, dubbi e perplessità. Non si conosceva il virus che però risulto molto aggressivo. Così ci siamo ritrovati tutti, in base al ruolo ricoperto, a vestire dispositivi di protezione individuale, nonostante lavorassimo in una struttura privata in cui non gestivamo urgenze. Ambulatori chiusi, accessi bloccati se non per urgenze o emergenze diagnostiche radiologiche per scoprire la tristemente famosa polmonite interstiziale. Dopo qualche settimana, anche noi ci trovammo nella condizione di accettare pazienti COVID-19 dimessi dall’Ospedale Maggiore di Cremona che necessitavano della riabilitazione ed assistenza.”

Ti è rimasto impresso un episodio in particolare di cui vorresti raccontare?

"I pazienti che contattavo telefonicamente, molti dei quali  anziani, mi raccontavano in lacrime che avevano paura. Che non potevano uscire o che qualche loro familiare era mancato. Queste telefonate mi distruggevano.”

Come è cambiata la tua vita familiare?

Non ho mai avuto paura, sono sempre stata ottimista. Vivendo sola e lontana dai miei affetti, per me andare al lavoro voleva dire sentirmi meno isolata. Ma sopratutto in questo momento di bisogno, mi ha aiutato sentirmi utile, anche se non sono un operatore sanitario. I colleghi di lavoro erano e sono diventati la mia famiglia e li ringrazio.”

In una professione che è fatta anche di routine, quanto ti ha messo in difficoltà questo "tsunami di emozioni"?

Le code interminabili che quotidianamente riempivano e scandivano le giornate lavorative tutto d'un tratto non esistevano più. Quella routine che per noi era la quotidianità, la normalità, ad un certo punto ti mancano, come ci è mancato in maniera incondizionata il contatto ed il dialogo con le persone ed i pazienti.”

Le emozioni ed il contesto spesso travisano la realtà: i numeri dei sanitari contagiati e deceduti, hanno ricordato che siete uomini e donne fragili come noi. Cosa pensavi quando si parlava di "eroi"?

Non mi sono mai sentita un eroe, anzi avrei certamente voluto fare molto di più. Mi sentivo molto spesso impotente, contro un nemico cosi aggressivo quanto invisibile.”

Quanto è difficile dare alle parole ed ai gesti la stessa forza e lo stesso valore quando per farlo ti resta solo lo sguardo?

Non è affatto difficile, gli occhi parlano, sopratutto in situazioni come queste.”

Vivere la realtà dell'emergenza al lavoro, per poi doversi sorbire i sermoni dei politici e dei “tuttologi” in trasmissioni più simili a tribune elettorali. Quale era l'incongruenza più evidente di questa farsa mediatica?

“Non ho più seguito ne telegiornali ne quant’altro per non farmi influenzare da false notizie, le temibili ‘fake news’. Seguivo e seguo tutt'ora il sito dell’ISS -Istutito Superiore della Sanità- ed eventualmente pareri di esperti che so di per certo essere affidabili.”

Nella fase di distanziamento cosa ti è mancato di più della corsa e degli amici con cui la condividevi?

“Diciamo che mi sono allontanata volontariamente dal gruppo. Della corsa mi è mancata la le libertà di indossare le mie scarpette e di uscire da casa a qualsiasi ora delle giornata da sola o in compagnia. Mi sono mancati i miei percorsi abituali, stabiliti, condividere gite o gare già programmate dal mio gruppo di amici.”

La passione per la corsa porta a coltivare una sorta di autostima che aiuta ad andare oltre i propri limiti ed ad arrivare a traguardi insperati. Quanto ti ha aiutato questa forma di allenamento mentale?

“Sicuramente potrei paragonare questa esperienza ad una maratona, dove è molto importante esserci con la testa. Per tagliare il traguardo degnamente, devi essere assolutamente in forma, sia dal punto di vista mentale che fisico.“

Cosa pensavi e provavi attraversando la tua città deserta, la stessa che, in tempi di "normalità", attraversavi di corsa?

La mia città in quei giorni, aveva un aspetto quasi spettrale, l’erba cresceva in ogni angolo, sembrava che la natura si stesse riappropriando di quello di cui era stata derubata. Pochissime le auto in giro, poche le persone che si incontravano e che erano quasi intimorite, si percepiva quella sensazione di paura e tensione.”

La gara a cui è stato più difficile rinunciare, la gara tua ultima e la prossima che vorresti fare?

Le due gare alle quali ero già iscritta ed alle quali non ho potuto partecipare erano la 21 km di Salsomaggiore Terme e la 30 km di Bologna. La mia ultima gara agonistica fu proprio la mezza “Maratona delle due perle” -dove partecipò anche il "paziente O" di Codogno- e dove feci il mio miglior tempo personale, nonostante il percorso fosse impegnativo. Il prossimo autunno spero di poter partecipare alla maratona di Torino.”

La prima corsa in città dove la farai?

Già fatta! Immediatamente lunedì 4 maggio, pochi chilometri per arrivare all'argine e rivedere finalmente il grande fiume Po che tanto mi mancava.“

Cosa ci lascerà in eredità l'esperienza vissuta?

Penso che questa esperienza, in generale per tutti, abbia portato e porterà cambiamenti concreti in positivo...almeno lo spero. Il rispetto delle persone e dell’ambiente in cui viviamo: sono fermamente convinta che la natura si sia ribellata allo sfruttamento oramai divenuto insostenibile da parte dell’uomo. Una ribellione che abbiamo potuto constatare con la presenza inusuale nelle scorse settimane di numerosi animali che vagavano liberi ed indisturbati tra le campagne se non addirittura nelle città. In Italia non si investe sulla prevenzione, ancor meno sulla ricerca e sulla formazioni delle 'nuove leve'. Speriamo che da quanto accaduto si lavori per una sanità migliore.”

Che rapporto hai avuto con i social in questo periodo?

Non farmi parlare di social, penso siano stati la rovina di molti in questi mesi, parlava anche chi non era competente e si è permesso di elargire consigli ed inventarsi medico. Ma la cosa più assurda è stata la guerra contro i runner: devo ammettere che finché si è potuto ho corso liberamente. Poi un po’ in cortile, poi per i fatidici 200 metri da casa all’alba per evitare di incontrare persone. Fortunatamente ho sempre corso e non me ne sono pentita affatto, perché l’ho sempre fatto nel rispetto delle regole e degli altri.”

La solidarietà e la generosità dei cittadini cremonesi, e di molti gruppi ed associazioni sportive tra cui la vostra, nei confronti della propria città è stata commuovente. Puoi darne una testimonianza?

“Di questo vorrei portare la mia esperienza personale: nel momento in cui il Comune di Cremona ha richiesto volontari per la consegna della spesa e mascherine a domicilio per persone in difficoltà. Attraverso il progetto 'Cremona Aiuta', sin da subito ho dato la mia disponibilità. Mi sentivo in di fare qualcosa di concreto per i cittadini, così per alcune settimane dopo il lavoro, ho vagato per i quartieri della città di casa in casa. È stata un’esperienza che sicuramente mi ha arricchita e fatta rendermi utile per la mia ‘amata Cremona’.

Grazie Melissa.

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