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Judo: valori, legami e mentalità: Andrea Sozzi ci parla del grande cuore del Kodokan

Judo

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"Non c'e' sconfitta nel cuore di chi lotta"

Sembra lontanissimo quel 22 febbraio in cui Benedetta Sforza, atleta del Kodokan Cremona, conquistava la medaglia di bronzo al torneo internazionale Vittorio Veneto, mentre contemporaneamente, lo sport finiva al tappeto ad opera di un avversario invisibile e spietato come il Covid 19.

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In questi due mesi di quarantena anche il dojo di via Corte ha dovuto arrendersi e spegnere le luci su quel tatami, dove ogni giorno, tanti atleti riversano fatica e sudore, per loro più che una palestra è una casa e più che una squadra è una famiglia; non di rado gli atleti si attardano sul tatami tra risate e chiacchierate ben oltre la fine dell'ultimo allenamento, mentre capita sovente di ritrovarsi fuori dagli spogliatoi nel bel mezzo di una festa visto che ogni occasione è buona per fare baldoria tra vassoi di delizie dolci e salate che vengono regolarmente "spazzolate".

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Ora che finalmente intravediamo uno spiraglio di luce e ci accingiamo ad entrare nella fase 2 di questa emergenza, se arrivano buone notizie per gli allenamenti singoli ed all'aperto, di contro non porterà novità positive e sostanziali per il judo, allenarsi in palestra ed a stretto contatto fisico aumenta considerevolmente il fattore di rischio ed allontana il momento in cui presumibilmente si potrà riprendere ad allenarsi in gruppo.

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Ad ora si può prevedere una ripresa delle attività giovanili dopo l'estate, mentre per gli agonisti si punterà, per quanto possibile, ad una ripresa anticipata in prospettiva di eventuali gare autunnali, bisognerà ripartire con la cautela e le precauzioni necessarie a garantire prima di tutto la salute di tutti, ma anche con l'entusiasmo necessario a riprendersi quei sogni che sono stati momentaneamente messi in un cassetto.

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Andrea Sozzi, che insieme ad Ilaria gestisce la palestra del Kodokan, si è reso gentilmente disponibile a condividere qualche riflessione sul momento che sportivamente e socialmente stiamo vivendo e su un futuro dai tratti ancora non ben definiti.

Questo sport rafforza e disciplina non solo il corpo e la mente, ma anche i legami che si intrecciano sul tatami, cosi come condividere la fatica ed i sacrifici crea un forte spirito di gruppo: quanto è stato difficile per voi istruttori e per gli atleti distanziarsi dal gruppo e dalla palestra?

Non è stato facile. Riflettevo ieri che questo è il periodo della mia vita dove più a lungo sono stato lontano dal tatami, per un motivo, poi, del tutto imprevedibile e drammatico. Abbiamo chiuso ancora prima che i decreti governativi, alquanto sibillini, ce lo imponessero davvero, e sono contento di averlo fatto. Mi chiedo se non avremmo dovuto farlo ancora prima, ma sono pensieri che non servono.

Da maestro e da insegnante quale sei, non potrai che confermare la necessità di adattarsi e reinventarsi nel lavoro, nello studio ed anche nell'allenamento: come hai affrontato la situazione con i ragazzi, con quali proposte e che risposta hai avuto da loro?

Il cuore del metodo judo è l'adattabilità: adattare la didattica e le proposte di lavoro per le strategie domestiche di allenamento non è stato difficile, anche grazie ai supporti tecnologici. I miei atleti hanno costruito negli anni legami saldi, valori forti e una mentalità positiva e attiva, e dunque hanno risposto benissimo, come mi aspettavo, alla situazione difficile. Non parlo solo dell'allenamento sportivo, che ora è secondario, ma dell'attitudine all'autoistruzione e ad affrontare le difficoltà. Per quanto riguarda l'allenamento, hanno una parte di lavoro che eseguono da soli e alcuni appuntamenti online.
Più difficile è naturalmente raggiungere bambini e ragazzi, che non hanno ancora sviluppato queste attitudini, ma cerchiamo il più possibile di rimanere in contatto con le famiglie.


Lavorare con i ragazzi è molto impegnativo a livello psicofisico, ma questa continua tensione crea una sintonia reciproca molto forte: quanto ha aiutato e come si è fatta sentire in questo periodo?

Come dicevo, la sintonia che si è creata nel tempo nella famiglia Kodokan non teme il corona virus. Più difficile sarebbe dover costruire questa sintonia da zero e a distanza. Questo sarebbe impossibile.

In una associazione sportiva come il Kodokan Cremona che a livello agonistico compete a livello nazionale: quanto inciderà questa stagione almeno per metà cancellata, a livello fisico e mentale?

Non avrà nessuna incidenza. Tornare sul tatami sarà una festa, e si ripartirà con entusiasmo e consapevolezza. La cosa importante ora è contenere il contagio, superare i lutti che ci hanno colpito e mettere in atto, quando vi saranno, le linee direttive sulla salute.


Qualcuno parla di tornare sul tatami con mascherine e guanti appositamente studiati per il judo, la vedi una soluzione percorribile ed utile?

Ho visto un video sul web: in Giappone stanno già adottando questa soluzione. Spero tuttavia che non saremo costretti a farlo, e che la medicina ci aiuti prima. Penso soprattutto alle difficoltà logistiche -banalmente recuperare mascherine e guanti in quantità industriale- e mi sembrano insormontabili.


Quali sono le problematiche emerse a livello regionale e nazionale, che la federazione Fijikam si troverà ad affrontare per riorganizzare e recuperare la stagione persa?

I campionati nazionali per ora sono stati spostati nella seconda parte dell'anno; l'assemblea elettiva federale prevista per dicembre 2020 sarà posticipata al dopo Olimpiadi, nel 2021, e così le elezioni regionali. Ma tutto è incerto.


Fa riflettere il contrasto sportivo che si è creato tra federazioni di sport con grandi interessi economici, pronte a rischiare una ripartenza senza chiare linee guida sulla tutela della salute dei loro atleti, e federazioni di sport "minori", che nonostante il rischio di gravi perdite economiche, hanno scelto di tutelare prima di tutto la salute dei loro tesserati. Cosa ne pensi di queste dinamiche e delle scelte che ne sono conseguite?

Non ne farei una questione di Federazioni, ma di persone. Purtroppo anche nella nostra Federazione ci sono state pressioni per delle corse in avanti da parte di soggetti che volevano riaprire subito per evitare perdite economiche: alla fine però la decisione del Consiglio Federale, che è quella sperata dalla maggior parte delle persone, è stata quella corretta. Non conosco la situazione di altre federazioni.

La filosofia orientale ci insegna che se il bene ed il male sono diametralmente opposti, sono anche imprescindibili l'uno dall'altro: di questa esperienza cosa vorresti che restasse di positivo e di educativo nell'animo di questi ragazzi per migliorarli nello sport e nella vita?

Ce lo insegna la filosofia orientale, ma anche la nostra tradizione umanistica: consiglio di rileggere i Promessi sposi, che hanno alcune tematiche affini a quello che stiamo vivendo. Il bene che può uscire da una disgrazia è la reazione che decidiamo di avere. Le difficoltà ci mettono di fronte alla corretta scala di valori e ci suggeriscono di non dare nulla per scontato, sentendoci invincibili, ma di per sé gli eventi non ci insegnano nulla, se non siamo aperti a una riflessione su noi stessi. Tutto sarà nelle nostre mani e nei legami che abbiamo costruito.
Per questo ci sarà tempo. Ora le ferite sono ancora aperte, e un pensiero va agli amici del Kodokan che ci hanno lasciato o che hanno perso i loro cari.

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