Ad un passo dalla storia, fermati solo dalla “geografia”…

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“E’ giunta mezzanotte, si spengono le voci, si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè”… Già, l’incipit di quel gran capolavoro di Mimmo Modugno che è “Vecchio Frack” mi sta sovvenendo nella solita ora in cui mi capita di cianciare di Vanoli. Mi piace quest’ora, mi è sempre piaciuta; nell’inconfondibile rumore del silenzio il solito neurone di nord-ovest, quello che fabbrica le lagne del Ciranone vostro, lavora alacremente e manda imput ai polpastrelli. Di solito è così; di solito.

Stasera invece è diverso; sarà che il fiele che ho mandato giù nella mezz’ora immediatamente successiva al fischio finale dei tre grigi, oggi protagonisti anche troppo pure loro, è ancora, nonostante una tisana rilassante che pareva acqua fresca, completamente in circolazione e mi rimanda a quell’ultimo giro di lancette che ha soffocato in gola l’urlo liberatorio che avrebbe dovuto festeggiare la prima storica vittoria di una squadra cremonese nella “scala” del basket (oddio scala; facciamo “scaletta” va; perché ve lo raccomando il pubblico milanese…).

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In questi casi incaponirsi è dannatamente deleterio, e quindi si è costretti, se si vuole scombiccherare qualcosa di decente, a resettare tutto e andare per punti iniziando a parlare proprio:

Di quello stramaledetto ultimo minuto

Drake Diener fa un miracolo e sulla sirena dei 24” mette il meno uno (79 a 80). 1 minuto e 1 secondo alla sirena; super difesa vanoliana che costringe Milano all’infrazione di 24”, e adesso di secondi ne mancano 37. DJO si incaponisce nell’ennesima volata senza costrutto e la palla se ne esce; consultazione dell’istant replay da parte dei grigi e rimessa data a Milano. Però la difesa Vanoli, quella difesa che per tutto l’ultimo quarto ha fatto letteralmente ammattire lo squadrone milanese, è ancora lì bella come il sole e Milano non cava un ragno dal buco. Adesso di secondi ne  mancano 11; Milbourne in entrata subisce fallo e sono liberi per lui; ne mette uno su due e sul secondo la palla a spicchi, nella conseguente lotta a rimbalzo, se ne esce nuovamente. Nuovo consulto dell’istant replay e la palla stavolta viene data alla Vanoli. Mancano 3,80 secondi e qui gli dei del basket, che si stavano divertendo un mondo e mezzo, decidono di far pendere la bilancia verso Milano inducendo la Vanoli a due clamorose ingenuità.

La prima: Fontecchio pesta la riga dopo la rimessa e quindi palla a Milano; il cronometro segna 1,80 alla sirena ma viene riportato a 2,40 (mi sto ancora scervellando ma davvero non ho proprio capito il perché).

La seconda, parecchio ma davvero parecchio più grossa della prima: clamoroso alley-oop concesso a Micov/”KuzCoso” direttamente dalla rimessa del primo, col secondo che inchioda la schiacciata mandando i titoli di coda.   

Mi limito a dire che di finali così, con un alley-oop da rimessa che decide una partita, io non me ne ricordo. Un regalo clamoroso.

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Proseguendo poi affabulando:

Della consapevolezza

Questa partita però ci ha regalato, nonostante tutto, una certezza: la squadra c’è, ha ripetuto gli errori ingenui che gli sono costati due sanguinosi punti a Bologna, ma ha dimostrato di avere “dentro qualcosa” (cit. il Meo Nazionale). Non può essere altrimenti, sennò mi spiegate voi dove i regàs hanno trovato la “fame” per scrollarsi di dosso il tran tran di una partita che fino a metà del terzo quarto sembrava trascinarsi stancamente verso un epilogo scontato? I primi 6 giri di lancette del quarto finale sono stati un susseguirsi di fuochi pirotecnici; si stava assistendo alla sgretolazione delle certezze meneghine fondate sul minimo sforzo e massimo risultato e spazzate via dalla sfrontata sfacciataggine vanoliana. Un 11 a 0 di parziale che ha lasciato inchiodata Milano sui 69 punti per più di 300 interminabili secondi.

Non è arrivata la vittoria storica, ma quei 300 e passa secondi sono nella bisaccia della Vanoli che da stasera ha una consapevolezza in più; quella di potersela giocare davvero con chiunque.

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Continuando indi sciocchezzando:

Di Darius Johnson Odom

Croce e delizia; abbiamo rivisto il DJO che “si marca da solo” (altra cit. del Meo Nazionale). Quando gli pigliano queste trance agonistiche DJO è sempre “troppo”; non esistono vie di mezzo: o ti inventa capolavori o ti combina disastri. Purtroppo per noi stasera è stata la seconda che ho detto: 1 su 9 dalla “lunga” sono una miseria per uno che di solito da del tu alla retina. Ma lui è fatto così, e il Ciranone vostro non lo cambierebbe per niente al mondo. Tornerà a farci sognare così come certamente tornerà a combinare pasticci, dobbiamo solo sperare in due cose: che limiti i “pasticci” e che il Meo Nazionale gli scodelli davanti al naso la giusta via di mezzo. Ma, e questo è un parere personalissimo, è comunque sempre un piacere vederlo ringhiare sul parquet.

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Seguitando poi cianciando:

Dei trecento delle Termopili

In una giornata come questa ci sta pure di spendere due parole due sul tifo vanoliano; ed è proprio il caso perché da un mesetto a questa parte, ed in particolare dopo la trasferta di Montichiari, si è sparsa la voce che “i cremonesi stanno mettendo su un tifo coi fiocchi” (cit. di  un “baraonda” pistoiese che scrive su Sportando; e detto da uno di quelli che fanno parte di uno dei migliori tifi d’Italia…). Bene, anche stasera totalmente annichilito il tifo meneghino; d’accordo che il frequentatore medio del Forum è un tipo che difficilmente si scalda, ma per lunghissimi tratti si è sentito solo il canto del populo baskettorum cremonensis. Non dico che sembrava di essere al PalaRadi, ma insomma.

Ora, un tifo così dovrebbe essere coccolato, accudito, seguito, magari consigliato o comunque “coltivato” dalla società, ed invece mi è parso di capire che da quel lato arrivino solo della gran pacche sulle spalle e niente di più. E al Ciranone vostro piacerebbe tanto sapere perché…

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Ed infine asserendo

Del rischio di un contraccolpo

Eh si, il rischio c’è. Quando si perdono partite così, in pratica già vinte e poi buttate alle ortiche, c’è la possibilità che si insinui nelle cervici dei protagonisti la “paura di sbagliare”. Ora la Vanoli dovrebbe esser già vaccinata perché, dopo la già citata partita di Bologna, è arrivata la vittoria su Avellino, la sconfitta con l’onore delle armi di Trento, ed il filotto di quattro vittorie consecutive che le hanno permesso di acciuffare al volo il treno delle Final Eight. Ma però si darebbe il caso che domenica prossima arrivi al PalaRadi un cliente che definire scomodo è usare un eufemismo; vero è che ogni partita di questo campionato nasconde insidie in ogniddove (e i risultati della prima di ritorno, con la specie di “ribellione degli ultimi" che c’è stata, sono lì a dimostrarlo). Ma nondimeno l’arrivo di Cantù, una squadra decisissimamente attrezzata, è da prendere con le molle. Io non avrei alcun dubbio che domenica si porti a casa la pagnotta, ma com’è che si dice? Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

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Bene, tutta sta “punteggiatura” ha avuto il non trascurabile pregio di farmi definitivamente digerire il fiele di cui si parlava prima. Rimane comunque un po’ di amaro in bocca ma piano pianino prende il sopravvento l’idea che questa squadra è davvero diventata grande. E stasera lo ha dimostrato e pure in diretta televisiva.

Ad un passo dalla storia, si è stati fermati solo dalla “geografia “ del basket nazionale; quella geografia che fa gravitare tutto il movimento attorno a quelle 4/5 società che, come sanno anche i sassi, menano quelle danze a cui sono “gentilmente” invitati a turno pure i comprimari.

Ma, sappiavatelo voi 4/5, è sempre la storia che fa la geografia e non viceversa, per cui il futuro è solo ed esclusivamente nella mani di chi vuole fare la storia e non "subire" la geografia. Tienamocelo stretto sto futuro e, come sempre, ad maiora popolo vanoliano.