Del nuovo esame di maturità, dell’ottavo posto e del ritorno dello yellow people

Pin It

Si “doveva” vincere e si è vinto. Potrebbe finire qui la lagna, aggiungendo solamente un’altra riflessioncina che vi giro a mò di domanda; è più difficile vincere quando ”devi” vincere oppure quando non hai nulla da perdere? Secondo il Ciranone vostro non c’è storia; la prima che ho detto.

Naturalmente il confronto è con la partita di Montichiari di martedìì scorso; là si aveva di fronte la (da stasera) ex capolista che veniva dal suicidio del forum e che tuttavia aveva ancora un fortissimo vento in poppa, qua invece una squadra come Varese sì coriacea, solida, che nelle ultime tre partite non aveva portato a casa la pagnotta per meno di un nonnulla, ma però chi doveva menare la danza era la Vanoli, poche storie.

Là, a Montichiari, è venuta fuori quella che per il momento è la partita dell’anno, qua stasera una partita “normale” dove si è forse sofferto più del dovuto ma si è comunque menato la danza per 30/35 minuti.

IMGL1462.jpg

Basta questo per considerare superata la prova di maturità che ha richiesto il Meo Nazionale? Francamente non saprei cosa rispondere; di primo acchito direi un sì stiracchiato perché, nonostante qualche prova d’esame non sia andata benissimo, il risultato è stato quello sperato, ma a ragionarci su un po’ credo che non sia poi così fuori di melone richiedere ad una squadra come la Vanoli di quest’anno, che ha un sacco di gente che da del tu alla palla a spicchi, quel qualcosa in più che fa di una squadra di talento una squadra vincente.

Però è innegabile che il passo avanti c’è stato, ed è stata una conferma peraltro. Mi spiego; abbiamo già vissuto situazioni in cui abbiamo gettato alle ortiche vantaggi a causa degli ormai famosi cali di concentrazione che inopinatamente hanno assalito la banda sacchettiana in questo tribolato girone d’andata (a Venezia, a Torino solo per ricordarne due), ma nelle ultime tre, guarda caso tutte e tre portate a casa, abbiamo subito ritorni importanti dagli avversari ai quali si è risposto con gli occhi della tigre. Questo è il passo avanti che fa dire al Ciranone vostro che questa squadra, se non completamente “matura”, è ormai sul punto di cadere dalla pianta.

IMGL1503.jpg

Non la pensa così invece, o almeno non del tutto, il Meo Nazionale; alzi la mano chi non si è sentito un po’ “raggelato” quando ha letto le sue dichiarazioni in conferenza stampa. Il Ciranone vostro, per la verità, un po’ si, e la prima reazione è stata alla Renatone Pozzetto, e cioè un: “ellamadonnaaa”… Mi è sembrato cioè un po’ eccessivo quel “Volevo fosse la partita del passo avanti, invece abbiamo avuto un attimo di sufficienza”. L’attimo di sufficienza sarebbe per la verità un po’ più di un attimo perché ovviamente il coach si riferisce al terzo quarto nel quale si è fatto, certamente colpevolmente, rientrare Varese sul meno tre.

Ed in effetti il terzo quarto non è di certo stato da manuale del basket, dopo che nel primo tempo si era messo sul parquet una difesa che ha ripetuto i fasti del PalaGeorge e che ci si è dimenticati di riportare al rientro in campo dopo la pausa lunga. Però, ridondando, con un parziale di 14 a 0 in 180 secondi a cavallo del terzo e dell’ultimo quarto, i regàs hanno messo la partita in ghiaccio; nemmeno contro Brindisi c’hanno messo così poco, e questa è stata una reazione che nemmeno il Meo Nazionale può sminuire.

IMGL1860.jpg

Detto questo, c’è però da dire che dobbiamo davvero ringraziare gli dei del basket di avere un coach così; piedi per terra, nessun volo pindarico e sano realismo. Secondo lui “Ora siamo una squadra di livello appena superiore alla zona salvezza”. E se lo dice lui... anche perché subito dopo fa due esempi di retrocessioni “inopinate” accadute recentemente; Biella, dopo un girone d’andata super, e la Virtus l’altr'anno, idem. Non so voi ma quando ho letto è stato un lampo mettere la mano destra su “quelle cose là”.

E visto che siamo una squadra appena sopra ecc. ecc., acquista ancora più importanza la prossima di partita; si va in quel pezzo di paradiso che è Capo d’Orlando a sfidare gli “orlandini” che, nelle tre ultime tenzoni, hanno portato a casa un meno 28 ad Avellino, addirittura un meno 31 in casa con Venezia, e un meno 23 oggi a Cantù. E sapete cosa vi dico? Alla luce del sano realismo del Meo Nazionale, mi sa che la vera prova di maturità sarà la prossima contro la Orlandina.

IMGL2032.jpg

Bene, potrei finirla davvero qui, ma mi tocca (e purtroppo tocca anche a voi che se siete arrivati fin qui non vi costerebbe però proprio nulla arrivare fino in fondo) azzannare altre due questioncelle.

Prima questione: Final Eight. Anche in questo caso il Meo Nazionale ha gelato un po’ tutti quanti; a precisa domanda risponde che per lui è praticamente impossibile visto che si è perso con tutte le tre appaiate con noi. Probabilmente ha ragione, ma, posto che si deve andare a fare i corsari a Capo d’Orlando, se due delle tre a pari e patta dovessero perdere sarebbe ottavo posto. E quindi, così per onor di cronaca, andiamo a vedere cosa tocca alle suddette tre; Trento se la deve vedere in casa con la neo capolista Avellino, la Virtus riceve al PalaDozza una Reggiana probabilmente imbufalita per l’imprevisto stop in casa con Brindisi, e Cantù va proprio a Brindisi che è probabilmente ringalluzzita dalla seconda vittoria consecutiva e dall’abbandono dell’ultimo posto in classifica a spese di Pesaro.

Messa così vi sembra proprio così impossibile che due delle tre le buschino? Ma qui mi fermo e ricorro alla saggezza contadina di mia nonna che soleva ripetere: “gh’èt mai vìst en gàt a pipà?”

IMGL1929.jpg

Seconda questione; il ritorno dello yellow people. Il Ciranone vostro, che in un felice quanto raro momento di estro inventivo ha etichettato in siffatto modo il popolo dei play off di due anni fa, era un po‘ amareggiato dal fatto che, pur non essendo mai del tutto scomparso, il “popolo giallo” del PalaRadi camminava, a volte mugugnante anche troppo, sotto traccia. E pure quest’anno, anche se più rinfrancato, non aveva quasi mai provocato quelle colate di lava fusa che due anni fa a volte scendevano dalla tribune del palazzo dando una mano decisiva ai regàs in difficoltà.

Bene, invece oggi, per la prima volta dopo due anni, il popolo vanoliano ha capito il momento di difficoltà e, proprio quando Varese era a meno tre, si è esibito in una colata che non aveva nulla da invidiare a quelle del girone di ritorno di due anni fa.

IMGL1431.jpg

Che significa tutto ciò? Significa che questa squadra è ormai entrata definitivamente nei villi più reconditi del popolo vanoliano, ed il fatto che ciò sia coinciso con la Vanoli in maglia gialla, è una faccenda che ha fatto correre più di un brividino nella schiena del Ciranone vostro perché è il colore della stessa maglia del popolo dei play off di due anni fa.

Con quest’ultima boutade non voglio dire assolutamente nulla se non ricordare ancora l’aforisma popolare e popolano di mia nonna: “gh’èt mai vìst en gàt a pipà?”, e, come al solito, mandarti un caloroso ad maiora popolo vanoliano.